Vertenza Konecta in Calabria, interrogazione di Barbuto sui fondi pubblici e il futuro dei lavoratori
Ventimila lavoratori coinvolti e 20 milioni di euro stanziati. Richiesta di chiarimenti alla Regione sulla gestione del progetto e sulle prospettive occupazionali
Si riaccende l’attenzione sulla vertenza Konecta R, già Abramo Customer Care, con la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Elisabetta Barbuto che ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Al centro della richiesta, la gestione dei 20 milioni di euro destinati al progetto di dematerializzazione delle cartelle cliniche, finanziati con 15 milioni di fondi regionali e 5 milioni provenienti dal Governo nazionale. Una misura che avrebbe dovuto garantire continuità occupazionale fino al 2027 ma che oggi lascia emergere forti criticità.
Lavoratori nel limbo tra esuberi e cassa integrazione
La situazione riguarda 856 lavoratori delle sedi di Crotone, Catanzaro e Montalto Uffugo, che si trovano ora di fronte alla prospettiva della cassa integrazione straordinaria e senza un piano industriale definito. Secondo quanto denunciato, il progetto che doveva rappresentare una soluzione stabile si sarebbe esaurito in poco più di un anno, con l’azienda che parla di difficoltà economiche e fine della commessa. Un quadro che alimenta preoccupazioni e incertezze tra i dipendenti.
Segnalazioni di criticità nella gestione operativa
L’interrogazione prende spunto anche dalle segnalazioni dei lavoratori, che riferiscono di una gestione ritenuta disorganica, con chiusure improvvise dei siti e dubbi sull’utilizzo delle ore lavorative. Elementi che spingono a chiedere maggiore trasparenza sulla rendicontazione delle risorse pubbliche e sull’effettiva attuazione del progetto.
Richiesta di garanzie e impegni concreti per il futuro
La consigliera Barbuto sollecita quindi un intervento immediato della Regione per chiarire i tempi reali del progetto, verificare l’impiego dei fondi e ottenere garanzie scritte da parte dell’azienda e dei principali committenti, tra cui TIM. Sullo sfondo resta il rischio di un nuovo impatto sociale rilevante per il territorio, con la necessità di tutelare occupazione e stabilità per centinaia di lavoratori calabresi.