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La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità dell’accertamento fiscale disposto nei confronti di una società operante nel settore delle slot machine nella provincia di Catanzaro, accusata di non avere versato correttamente il Prelievo Erariale Unico relativo all’anno d’imposta 2017.

La vicenda riguarda tre apparecchi da gioco installati in alcuni esercizi commerciali e finiti al centro delle verifiche dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, le slot machine non risultavano correttamente collegate alla rete statale di raccolta del gioco e non permettevano una lettura attendibile delle somme giocate.

Per questo motivo l’Agenzia aveva proceduto con una ricostruzione “induttiva” dell’imponibile, applicando la determinazione forfettaria del tributo prevista dalla normativa vigente nei casi di anomalie o manomissioni degli apparecchi.

Le anomalie riscontrate durante i controlli tecnici

Nel corso delle verifiche effettuate presso i locali della società, i tecnici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli avrebbero individuato diverse irregolarità considerate decisive dai giudici.

Tra gli elementi più rilevanti emersi nell’inchiesta figurano la rimozione dei sigilli antimanomissione e soprattutto le differenze tra i dati registrati internamente dalle schede di gioco e quelli trasmessi al sistema centrale di controllo.

Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, le incongruenze nei dati avrebbero dimostrato un’alterazione del funzionamento delle macchine, rendendo impossibile verificare correttamente le somme realmente giocate e quindi il corretto calcolo del Preu dovuto allo Stato.

La Suprema Corte ha evidenziato che il cuore della contestazione non riguardava soltanto il mancato collegamento alla rete, ma soprattutto l’impossibilità di garantire la trasmissione regolare e affidabile dei dati di gioco.

Confermata la validità dell’accertamento induttivo

La società aveva tentato di contestare gli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia, ma sia la Corte di giustizia tributaria di primo grado di Catanzaro sia la Corte tributaria di secondo grado della Calabria avevano già respinto il ricorso.

Ora anche la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso definitivo, consolidando l’impostazione adottata dai giudici tributari nei precedenti gradi di giudizio.

Secondo la Suprema Corte, la presenza di apparecchi manomessi o incapaci di trasmettere correttamente i dati al sistema centrale giustifica pienamente la determinazione forfettaria del Prelievo erariale unico, come previsto dalla Legge di Stabilità 2015.

La decisione rafforza così la linea adottata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nei controlli sul settore del gioco elettronico, considerato particolarmente sensibile sotto il profilo fiscale e della regolarità delle entrate erariali.