Locandina
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Il 21 ottobre la delegazione calabrese sarà a Montecitorio per chiedere interventi contro l'aumento dei costi di produzione e gli squilibri della filiera. Il presidente Nicodemo Podella richiama l'attenzione sul rischio di chiusura delle aziende e sull'abbandono delle aree rurali.

Prezzi in aumento per i consumatori, compensi in calo per gli agricoltori

Costi di produzione sempre più elevati, prezzi al consumo in crescita e compensi agricoli che non riescono a garantire un'adeguata remunerazione del lavoro. È il quadro denunciato da Cia-Agricoltori Italiani nell'ambito della mobilitazione nazionale “I conti non tornano”, che il 21 ottobre porterà a Piazza Montecitorio anche una delegazione di Cia Calabria, insieme ai rappresentanti di Basilicata, Abruzzo e Umbria.

Al centro della protesta, la crescente distanza tra quanto viene riconosciuto agli agricoltori per i loro prodotti e quanto gli stessi alimenti arrivano a costare ai consumatori. Secondo i dati diffusi dall'organizzazione, i prezzi degli alimentari freschi hanno registrato un incremento del 5,5%, mentre i compensi all'origine hanno subito contrazioni significative, fino al 50% per l'olio extravergine d'oliva e al 24% per il latte.

Una situazione che, secondo il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, sta mettendo contemporaneamente sotto pressione imprese e famiglie, già alle prese con le conseguenze delle tensioni internazionali, dell'instabilità dei mercati e dei cambiamenti climatici.

A evidenziare gli squilibri lungo la filiera sono anche i dati sui prezzi dal campo alla tavola. Le carote, acquistate all'origine a 0,28 euro al chilogrammo, raggiungono al dettaglio 1,46 euro, con un aumento del 421%. Analoga situazione per l'uva da tavola, che passa da 0,58 a 2,99 euro al chilogrammo, registrando una differenza del 416%. Scarti che, secondo Cia, rendono necessario un rafforzamento degli strumenti di controllo e una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi.

Calabria, il caro gasolio mette a rischio la sopravvivenza delle aziende agricole

Le difficoltà denunciate a livello nazionale assumono particolare rilevanza in Calabria, dove l'agricoltura rappresenta non soltanto una componente fondamentale dell'economia, ma anche un presidio per la tutela del territorio e la salvaguardia delle aree interne.

A pesare sui bilanci delle imprese è soprattutto l'aumento dei costi operativi. Secondo i dati richiamati da Cia Calabria, nell'agosto 2026 il prezzo dei carburanti agricoli è cresciuto del 40% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre i fertilizzanti hanno registrato un incremento del 12%. Ancora più significativo il confronto con il 2021, rispetto al quale il costo del gasolio agricolo risulta aumentato del 143%.

Rincari che incidono direttamente sulla capacità delle aziende di mantenere economicamente sostenibili le proprie attività, soprattutto in un contesto nel quale i prezzi riconosciuti ai produttori spesso non consentono di coprire integralmente le spese.

La crisi economica si intreccia inoltre con il progressivo ridimensionamento del tessuto agricolo. Tra il 2010 e il 2023, secondo i dati riportati dall'organizzazione, in Italia il numero delle aziende agricole è diminuito del 30,3%. Un fenomeno che in Calabria desta particolare preoccupazione per le possibili conseguenze sulle comunità rurali.

La chiusura delle imprese, sottolinea Cia Calabria, rischia infatti di accelerare lo spopolamento delle aree interne, ridurre la biodiversità e compromettere le attività di manutenzione e presidio del territorio svolte dagli agricoltori. Un processo che potrebbe contribuire ad aumentare la vulnerabilità delle zone rurali rispetto al dissesto idrogeologico e agli effetti degli eventi climatici estremi.

Per l'organizzazione, agli interventi regionali di sostegno devono quindi affiancarsi misure strutturali nazionali, capaci di garantire maggiore stabilità economica alle imprese e condizioni adeguate per la prosecuzione delle attività produttive.

Mobilitazione del 21 ottobre, Podella: «Agricoltori e cittadini devono unire le forze»

La delegazione di Cia Calabria porterà a Roma una serie di richieste rivolte al Governo e ai rappresentanti parlamentari del territorio, con l'obiettivo di ottenere provvedimenti che abbiano ricadute concrete sui bilanci delle imprese agricole.

«Agricoltori e cittadini sono sulla stessa barca», afferma il presidente regionale Nicodemo Podella, sottolineando la necessità di costruire un'alleanza per contrastare gli squilibri economici che interessano il sistema agroalimentare.

Tra le priorità indicate dall'organizzazione figurano il rafforzamento delle misure contro le pratiche commerciali sleali, una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e interventi per contenere i costi energetici. Cia chiede inoltre il rifinanziamento del credito d'imposta sul gasolio agricolo e la possibilità di utilizzare le risorse destinate ai fertilizzanti anche per compensare altri aumenti dei costi produttivi.

Un ulteriore punto riguarda l'introduzione di strumenti di programmazione economica che consentano alle aziende di pianificare gli investimenti e proseguire le attività in condizioni di maggiore certezza.

Per Cia Calabria, la questione non riguarda esclusivamente la redditività delle imprese, ma coinvolge direttamente la sicurezza alimentare, la tenuta economica delle comunità rurali e la capacità del territorio di mantenere attive le proprie produzioni.

Il presidio del 21 ottobre a Montecitorio rappresenterà dunque un'occasione per riportare all'attenzione delle istituzioni nazionali le difficoltà del comparto agricolo calabrese, ribadendo la necessità di politiche che garantiscano prezzi equi ai produttori e una maggiore sostenibilità della spesa alimentare per le famiglie.