«Nessuna autorizzazione. I 17 container fermi al porto di Gioia Tauro, contenenti acciaio per uso bellico e con destinazione finale Israele, restano in Calabria». Lo afferma l’europarlamentare Mimmo Lucano, intervenendo sulla vicenda del materiale “Dual Use” fermo da mesi nello scalo calabrese e ufficialmente destinato al porto di Haifa.

Lucano si è recato al porto di Gioia Tauro dopo le notizie relative a una possibile autorizzazione alla partenza del carico, con l’obiettivo di ottenere chiarimenti direttamente dalle autorità competenti.

Lucano al porto insieme a Usb, Orsa Porti e Bds Calabria

«In qualità di europarlamentare, per accertarmi che l’Italia non sia complice del genocidio del popolo palestinese consentendo l’invio di container contenenti materiale bellico verso Israele, oggi mi sono recato al porto di Gioia Tauro per effettuare una visita e chiedere chiarimenti urgenti», afferma Lucano.

Con lui erano presenti Peppe Marra, in rappresentanza di Usb e Orsa Porti, e Patrizio di Bds Calabria.

Secondo quanto riferito dall’europarlamentare, le autorità doganali avrebbero confermato che il materiale contenuto nei container è acciaio “Dual Use”, cioè potenzialmente utilizzabile sia in ambito civile sia in ambito militare.

Lucano riferisce inoltre che i container sono stati sottoposti alla cosiddetta procedura “catch-all”, finalizzata a verificare l’effettiva destinazione e l’utilizzo finale dell’acciaio.

Attesa per la documentazione Uama

La partenza del carico, dunque, al momento non sarebbe stata autorizzata. Secondo quanto comunicato a Lucano dalle autorità doganali, i container resteranno fermi a Gioia Tauro fino all’arrivo della documentazione dell’Uama, l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento.

«Fino all’arrivo della documentazione Uama, i container resteranno nel limbo dell’attesa. E noi con loro», afferma l’europarlamentare.

«I porti europei non siano strumenti di guerra»

Lucano conclude con una dura presa di posizione sul conflitto in Medio Oriente e sui rapporti commerciali con Israele.

«Temo che l’irresponsabilità dei governi stia ipotecando i diritti fondamentali, circoscrivendoli a “questioni residuali”, come se ciò che sta avvenendo in Palestina fosse marginale e non meritasse di essere un tema centrale per l’agenda dei governi».

Secondo l’europarlamentare, «non possiamo accettare che il Governo italiano continui ad avere rapporti commerciali con lo Stato di Israele» e, soprattutto, «non possiamo permettere che i porti europei siano strumenti di guerra».