Caporalato e sfruttamento, la Cgil rilancia l'allarme dopo la tragedia di Amendolara
Il sindacato interviene in Consiglio regionale chiedendo più controlli, tutele per i lavoratori migranti e una revisione delle politiche sull'immigrazione per contrastare lavoro nero e sfruttamento
La Cgil Calabria ha partecipato alla seduta del Consiglio regionale dedicata alla tragica uccisione dei quattro lavoratori pakistani ad Amendolara e al sistema di sfruttamento che, secondo il sindacato, continua a interessare ampie aree del lavoro agricolo. L'inserimento dell'argomento all'ordine del giorno era stato richiesto nei giorni scorsi dalla stessa organizzazione sindacale insieme alla Flai Cgil.
Per il sindacato, quanto accaduto non può essere ridotto a una semplice vicenda di cronaca o a una "lite tra stranieri", ma rappresenta un episodio che richiama l'attenzione su fenomeni strutturali legati al caporalato, al lavoro nero e alle condizioni di vulnerabilità in cui operano molti lavoratori migranti.
Sfruttamento e lavoro irregolare restano un'emergenza
La Cgil evidenzia come il caporalato e il lavoro sommerso continuino a rappresentare una realtà radicata, soprattutto nelle aree agricole del Mezzogiorno. Secondo le stime richiamate dal sindacato, in Calabria sarebbero tra gli 11 mila e i 12 mila i lavoratori impiegati in condizioni di irregolarità, mentre il tasso di lavoro sommerso raggiungerebbe il 19%, il dato più elevato a livello nazionale.
La segretaria generale della Cgil Calabria, Celeste Logiacco, ha sottolineato la necessità di un impegno collettivo per contrastare ogni forma di sfruttamento, ribadendo anche la richiesta di superare la legge Bossi-Fini, ritenuta una norma che aumenta la precarietà e la ricattabilità dei lavoratori stranieri.
Più controlli e nuove politiche per tutelare i lavoratori
Per affrontare il fenomeno, il sindacato chiede l'applicazione piena della legge 199 del 2016 contro il caporalato, un rafforzamento delle attività ispettive e un maggiore utilizzo degli strumenti pubblici di collocamento per ridurre il ricorso all'intermediazione illegale.
Tra le priorità indicate figurano inoltre il miglioramento delle condizioni abitative dei lavoratori, il superamento delle tendopoli e degli insediamenti informali, il potenziamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità e interventi concreti su trasporti, alloggi e organizzazione delle filiere produttive. Per la Cgil, il contrasto allo sfruttamento richiede anche una revisione delle politiche migratorie, ponendo al centro accoglienza, dignità umana e diritti dei lavoratori.