Agricoltura sociale in Calabria, aziende e fattorie diventano luoghi di inclusione e servizi alle comunità
Dall’inserimento lavorativo delle persone con disabilità ai percorsi educativi e riabilitativi: la regione prova a trasformare l’impresa agricola in un presidio di welfare nelle aree rurali
Non soltanto produzione di olio, ortaggi, frutta o altri prodotti della terra. In Calabria cresce l’attenzione verso un modello di impresa agricola capace di affiancare all’attività economica servizi rivolti alle persone più fragili e alle comunità.
È l’agricoltura sociale, un settore nel quale il lavoro nei campi, la cura degli animali e le attività all’interno delle aziende possono diventare strumenti di inclusione lavorativa, formazione, educazione e sostegno a persone con disabilità o in condizioni di svantaggio. Il modello coinvolge imprese agricole, cooperative sociali, istituzioni pubbliche e Terzo Settore.
In una regione caratterizzata da numerosi piccoli centri e da aree interne dove l’accesso ai servizi può essere più difficile, la fattoria sociale può assumere anche una funzione di presidio territoriale.
La legge regionale e il riconoscimento delle fattorie sociali
Un passaggio importante è arrivato nel gennaio 2025, quando il Consiglio regionale della Calabria ha approvato all’unanimità una disciplina specifica sull’agricoltura sociale, inserendola nel quadro della legge nazionale 141 del 2015.
La normativa regionale punta a mettere in relazione produzione agricola, inserimento sociale, riabilitazione, formazione ed educazione. Prevede inoltre un elenco regionale delle fattorie sociali e riconosce a queste realtà la possibilità di affiancare all’attività produttiva servizi culturali, educativi, assistenziali e occupazionali destinati anche a persone a rischio di marginalizzazione.
La prospettiva è quella di costruire aziende multifunzionali, nelle quali il valore prodotto non sia misurato esclusivamente in termini economici ma anche attraverso le ricadute sociali generate sul territorio.
Disabilità e inserimento lavorativo, le esperienze già attive
In Calabria questo modello non parte da zero. Arsac censisce diverse esperienze di fattorie sociali distribuite nelle cinque province, pur descrivendo il fenomeno come ancora non particolarmente numeroso e territorialmente frammentato.
Tra le esperienze più significative c’è quella della cooperativa agricola Agrama di Belcastro, nel Catanzarese. Nata nel 2015 su impulso dell’associazione di volontariato L’Alveare e di un gruppo di famiglie, la realtà utilizza l’agricoltura per costruire percorsi di autonomia e avviamento al lavoro rivolti a persone con disabilità intellettiva.
Negli anni la cooperativa ha affiancato alla coltivazione biologica attività formative e laboratori, puntando anche sulle competenze professionali. Un progetto dedicato all’agricoltura idroponica ha avuto proprio l’obiettivo di offrire a ragazzi con disabilità nuove abilità spendibili nel mondo del lavoro.
A Catanzaro percorsi di autonomia per venti persone
Un’esperienza più recente riguarda la Fattoria Sociale Fabula di Catanzaro. Nel 2026 è stato avviato un progetto sperimentale rivolto a venti persone con disabilità, inserite per dodici mesi in percorsi che comprendono attività agricole, ambientali, artigianali e formative.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare autonomia personale, capacità relazionali e inclusione socio-lavorativa, facendo della fattoria una vera e propria “comunità di apprendimento”.
È un esempio di come il terreno agricolo possa diventare anche uno spazio nel quale costruire competenze e relazioni, offrendo opportunità che spesso risultano più difficili da trovare nei percorsi lavorativi tradizionali.
Da Carolei a Decollatura, l’agricoltura come strumento di reinserimento
Nel Cosentino opera invece Arcadinoè, realtà nata come comunità di volontariato e successivamente trasformata in cooperativa sociale. L’attività agricola è stata progressivamente affiancata a percorsi rivolti a persone con disabilità fisiche e psichiche e a soggetti che vivono condizioni di disagio sociale ed economico.
Proprio nella cooperativa di Vadue di Carolei, nel 2025, si è svolto anche un confronto promosso nell’ambito del progetto NutrAge del CNR, con la partecipazione di Cia Calabria, istituzioni, università e Terzo Settore, dedicato al rapporto tra agricoltura sociale, qualità della vita e sostenibilità ambientale.
A Decollatura, nel Catanzarese, la cooperativa L’Arco ha invece sviluppato il progetto “Benessere in fattoria”, attraverso terreni messi a disposizione dal Comune. Le attività agricole hanno coinvolto anche persone provenienti dal Centro di Salute Mentale del Reventino e soggetti appartenenti a fasce sociali fragili.
Fattorie capaci di offrire servizi alle famiglie
Agricoltura sociale significa anche servizi educativi. A Maida, l’Azienda Agricola Costantino ha affiancato all’attività produttiva esperienze di inserimento lavorativo, tirocini e percorsi rivolti a rifugiati e persone svantaggiate.
La stessa azienda ha sperimentato un progetto di agrinido, lavorando anche con realtà impegnate nell’assistenza a bambini con disabilità.
A Vibo Valentia, invece, l’azienda Junceum ha avviato attività di fattoria didattica e sociale attraverso la collaborazione con il volontariato locale, ottenendo anche un riconoscimento nazionale per le proprie pratiche agricole e per il modello di welfare territoriale sviluppato.
Nuove risorse per la multifunzionalità
La crescita del settore passa anche dagli investimenti. Nel novembre 2025 la Regione Calabria ha pubblicato la graduatoria definitiva dell’avviso dedicato alla diversificazione e alla multifunzionalità delle imprese agricole.
La misura sostiene, tra le altre cose, la creazione e l’ammodernamento delle fattorie sociali, insieme alle fattorie didattiche, agli agriturismi e agli spazi per la trasformazione e la vendita diretta dei prodotti.
Il principio è quello di consentire alle aziende agricole di ampliare le proprie attività e trovare nuove fonti di reddito, producendo contemporaneamente servizi utili al territorio.
Un’opportunità soprattutto per le aree interne
È proprio nei piccoli comuni che l’agricoltura sociale può assumere una funzione particolarmente importante. Dove diminuiscono popolazione e servizi, un’azienda agricola può diventare punto di riferimento per attività educative, inclusione, socializzazione e percorsi di autonomia.
La stessa Regione riconosce alla cooperazione sociale un ruolo di partner degli enti pubblici nei processi di integrazione socio-lavorativa e di sostegno alle fasce più deboli.
L’agricoltura, in questa prospettiva, non sostituisce i servizi sociali o sanitari, ma può integrarli costruendo reti territoriali tra Comuni, aziende sanitarie, scuole, associazioni e imprese.
La sfida: trasformare le esperienze in un sistema
Le realtà già attive dimostrano che in Calabria esistono esperienze consolidate, ma la stessa documentazione regionale evidenzia come il fenomeno sia ancora distribuito in maniera non uniforme.
La sfida sarà quindi passare dai singoli progetti a una rete più strutturata, capace di collegare aziende, servizi sociali e territori.
Per le imprese agricole significa diversificare e aprire nuovi spazi economici. Per le persone con disabilità o in condizioni di fragilità significa invece poter trovare occasioni di lavoro, autonomia e partecipazione.
E per molte comunità calabresi, soprattutto quelle rurali e interne, l’agricoltura sociale potrebbe diventare qualcosa di più di un’attività produttiva: un nuovo modo di costruire welfare partendo dalla terra.