Pecorino del Monte Poro DOP, Vinci: «Il marchio ha aperto nuovi mercati, ora la sfida è il ricambio generazionale»
Il presidente del Consorzio di Tutela, Vincenzo Vinci, racconta le caratteristiche che rendono unico il formaggio calabrese

Un prodotto che racchiude l'identità dell'altopiano vibonese, le tradizioni della pastorizia e le opportunità di crescita dell'agroalimentare calabrese. A sei anni dal riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta, ottenuto nel 2020, il Pecorino del Monte Poro Dop consolida la propria presenza sui mercati nazionali e internazionali, puntando sulla qualità della materia prima, sulla tracciabilità e sulla valorizzazione del territorio. Restano, tuttavia, le difficoltà legate all'aumento dei costi produttivi e al ricambio generazionale negli allevamenti. Nell'intervista a Calabria News 24, Vincenzo Vinci, presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino del Monte Poro Dop, analizza i risultati raggiunti dalla filiera, il ruolo dei finanziamenti pubblici e le prospettive per le nuove generazioni. Un confronto che mette al centro anche il valore economico della certificazione, la tutela dalle imitazioni e il legame sempre più stretto tra produzioni casearie, turismo gastronomico e sviluppo delle comunità rurali.
Quali caratteristiche distinguono il Pecorino del Monte Poro Dop dagli altri pecorini in commercio e permettono al consumatore di riconoscerne l'autenticità?
Il pecorino del Monte Poro DOP è un’eccellenza casearia calabrese che ha ottenuto il riconoscimento della Comunità Europea nel 2020. Ciò che lo distingue nettamente dagli altri pecorini presenti sul mercato è la combinazione di fattori ambientali tipici della flora che popola l’altopiano del Monte Poro, una metodica produttiva che affonda le sue radici nel passato e caratteristiche organolettiche ed estetiche che ne garantiscono l’autenticità. In particolare, l’allevamento degli animali destinati alla lattazione avviene esclusivamente nella modalità semi-brado, ossia escono la mattina per il libero pascolo e rientrano al tramonto negli ovili. La loro movimentazione avviene esclusivamente nei terreni rientranti sull’altopiano del Monte Poro ove la ricca vegetazione della macchia mediterranea unita agli aromi floreali ed alle erbe selvatiche conferiscono un profilo sensoriale caratteristico. Il prodotto ha un sapore fragrante ed una consistenza pastosa, nocciolato all’assaggio che evolve verso una decisa sapidità senza mai risultare eccessivamente salato o aggressivo come accade per gli altri pecorini da grattugia.
In che modo il Consorzio sostiene allevatori e caseifici nell’affrontare l’aumento dei costi di produzione, dai mangimi all’energia, fino alla lavorazione ed al trasporto del formaggio?
Il Consorzio interviene nel sostenere i propri associati partecipando attivamente a bandi pubblici e collaborando con enti di sviluppo locale per ottenere fondi destinati alla promozione ed alla valorizzazione del prodotto favorendo una maggiore offerta ed utile strumento per competere sui mercati nazionali ed internazionali.
Le strategie di finanziamento e promozione del Consorzio si sviluppano su tre canali principali:
Sinergia con i GAL: il Consorzio collabora attivamente con il GAL Terre Vibonesi avendo la possibilità di intercettare fondi mirati alla promozione internazionale ed alla valorizzazione del prodotto sostenendo economicamente la presenza del prodotto in fiere, eventi e canali di comunicazione.
Fondi del PSR/CSR (Sviluppo Rurale della Regione Calabria): il Consorzio aderisce ai bandi regionali legati ai Complementi di Sviluppo Rurale (ex PSR). Questi strumenti finanziano l’attivazione di regimi di qualità ed attività di informazione e promozione dei prodotti certificati sia in Italia che all’Estero. In particolare l’adesione agli interventi SRG03 ed SRG08 dà la possibilità di divulgare le tecniche utilizzate e può aiutare la crescita delle imprese agevolando le nuove generazioni ad intraprendere nuove o ereditate attività agropastorali.

A sei anni dal Riconoscimento Dop, quali benefici economici e concreti ha ottenuto la filiera del Pecorino del Monte Poro in termini di vendite, prezzo riconosciuti ai produttori e presenza sui mercati?
Il riconoscimento del marchio Dop ha determinato i seguenti benefici per la filiera produttiva del pecorino:
Carattere esclusivo della materia prima, che ha permesso ai produttori di spuntare un prezzo alla stalla più alto rispetto alla media regionale del latte convenzionale.
Migliore posizionamento del formaggio sul mercato il quale ha ottenuto il riconoscimento di prodotto di eccellenza e di nicchia sia nella GDO che nei canali di distribuzione Normal Trade.
Contrasto alle contraffazioni operato dagli organi vigilatori i quali intervengono eradicando il fenomeno di “imitazione” del prodotto ingannando il consumatore.
Maggiore presenza sul mercato con fenomeni di internazionalizzazione e sviluppo dei canali digitali. La DOP ha effettivamente aperto le porte dei mercati esteri UE ed extra UE dove i consumatori ricercano attivamente i marchi registrati e riconosciuti dalla Comunità europea come garanzia di tracciabilità. Parallelamente, il forte sviluppo degli e-commerce specializzati nella vendita di eccellenze calabresi ha favorito la vendita del prodotto al privato.
Traino per il turismo gastronomico: il formaggio è divenuto il fulcro del “turismo esperenziale” promosso dal GAL Terre Vibonesi ove i caseifici produttori divengono meta di degustazione per i turisti.

Qual è oggi la situazione del ricambio generazionale negli allevamenti del Monte Poro Dop e quali prospettive offre questo settore ai giovani che vorrebbero intraprendere l’attività?
Molti pastori ed allevatori storici stanno raggiungendo l’età pensionabile mettendo dunque a rischio la continuità dell’attività pastorale. La nascita e la crescita del consorzio ha incanalato la scelta di molti giovani nell’ammodernizzare le precedenti aziende familiari trasformandole in realtà industriali ben strutturate. Per i giovani che invece non godono di una tradizione familiare alle spalle , i costi iniziali utili all’acquisto di un gregge e l’adeguamento agli standard produttivi previsti possono rappresentare un iniziale freno.