Braccianti agricoli
Braccianti agricoli

C'è un momento dell'anno in cui mesi di lavoro, investimenti e sacrifici si concentrano in pochi giorni: quello della raccolta. È allora che un'azienda agricola deve riuscire a trovare abbastanza persone per portare a termine il lavoro nei tempi necessari, senza compromettere la qualità del prodotto e senza vedere assorbita dai costi una parte eccessiva del ricavato. In Calabria, però, questa fase rischia di diventare sempre più complessa. Non soltanto per l'aumento delle spese legate alla produzione, ma anche per un mercato del lavoro agricolo che mostra segnali di contrazione. Il problema non è semplicemente trovare qualcuno disposto a lavorare nei campi, ma garantire una manodopera sufficiente, qualificata e regolarmente impiegata, in un settore caratterizzato da forte stagionalità e margini economici spesso ridotti. Una questione che riguarda soprattutto le produzioni per le quali la raccolta richiede ancora un importante impiego di lavoro manuale, dagli agrumi alle olive, fino a numerose colture ortofrutticole. I dati più recenti disponibili sulla forza lavoro agricola regionale restituiscono un quadro che merita attenzione. E sollevano una domanda destinata a diventare sempre più importante: l'agricoltura calabrese riuscirà a mantenere la propria capacità produttiva se il numero degli addetti continuerà a ridursi?

Calabria, oltre tremila operai agricoli in meno in un anno

Secondo lo studio Gli operai agricoli in Calabria – Anno 2024, pubblicato dal CREA nel giugno 2026 sulla base dei dati INPS, nel 2024 gli operai agricoli impiegati nella regione sono stati 84.994, con una diminuzione di 3.021 unità rispetto al 2023. Il calo ha interessato sia i lavoratori a tempo determinato sia quelli a tempo indeterminato. Anche il numero complessivo delle giornate lavorate è diminuito, passando da oltre 9 milioni nel 2023 a 8.737.180 nel 2024, con una riduzione di 294.415 giornate. Un dato significativo perché evidenzia una contrazione del lavoro agricolo registrato in Calabria, in controtendenza rispetto all'andamento nazionale del 2024, quando il numero dei dipendenti agricoli è invece cresciuto del 2,4%. La diminuzione degli addetti non dimostra automaticamente l'esistenza di una carenza generalizzata di lavoratori. Può dipendere anche dall'andamento delle produzioni, dalle superfici coltivate, dalle trasformazioni aziendali e dalla domanda effettiva di lavoro. Tuttavia, in un settore che necessita di personale concentrato in determinati periodi dell'anno, la riduzione della forza lavoro rappresenta un elemento da monitorare. Per molte imprese il problema emerge soprattutto quando bisogna organizzare contemporaneamente le operazioni di raccolta, selezione e movimentazione dei prodotti. Se i lavoratori disponibili non sono sufficienti o arrivano in ritardo, il rischio è non riuscire a rispettare i tempi imposti dalla maturazione delle colture.

Quattro assunzioni su dieci difficili da coprire: il problema nazionale

La difficoltà nel reperimento della manodopera agricola non riguarda soltanto la Calabria. Il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel rapporto 2025 dedicato al settore primario, ha rilevato difficoltà di reperimento per il 42,9% delle entrate programmate dalle imprese italiane. In particolare, nel 30% dei casi le aziende segnalavano un numero insufficiente di candidati, mentre il 6,9% delle difficoltà era legato all'inadeguatezza dei profili disponibili. Le criticità risultavano particolarmente marcate negli allevamenti e nelle attività agricole miste, ma interessavano anche le coltivazioni ad albero e quelle di campo. Si tratta di percentuali nazionali, che non possono essere attribuite automaticamente alle imprese calabresi. Indicano, tuttavia, una difficoltà strutturale del mercato del lavoro agricolo italiano: la domanda delle aziende e l'offerta di manodopera non sempre riescono a incontrarsi. In agricoltura, inoltre, il fattore tempo è determinante. Una posizione lavorativa rimasta scoperta per alcune settimane può rappresentare un problema molto più grave rispetto ad altri settori, perché la raccolta non può essere rinviata indefinitamente.

Olive, agrumi e ortofrutta: quando la raccolta non può aspettare

La struttura produttiva calabrese rende particolarmente importante la disponibilità di lavoratori stagionali. Olivicoltura, agrumicoltura e ortofrutta hanno esigenze differenti, ma condividono la necessità di concentrare una parte significativa delle lavorazioni in periodi ben definiti. Negli oliveti, il grado di meccanizzazione varia in funzione della conformazione dei terreni, della disposizione delle piante e delle caratteristiche aziendali. Nelle superfici più difficili da raggiungere con i macchinari, l'impiego di manodopera rimane fondamentale. Negli agrumeti, invece, la raccolta manuale conserva un ruolo centrale, soprattutto quando il prodotto è destinato al mercato del fresco e richiede particolare attenzione nella manipolazione. La situazione può diventare ancora più delicata per alcune produzioni ortofrutticole, nelle quali la maturazione e la deperibilità impongono interventi tempestivi. Quando la raccolta viene ritardata, le conseguenze possono tradursi in una perdita di qualità commerciale, in maggiori costi organizzativi e, nei casi più gravi, in una parte del prodotto che non viene commercializzata. La disponibilità di manodopera diventa quindi un fattore economico decisivo, al pari dell'acqua, dell'energia e delle attrezzature.

Il costo della raccolta pesa sui bilanci delle aziende agricole

La manodopera rappresenta una voce rilevante nei costi di numerose produzioni agricole. Il suo peso varia in base alla coltura, al grado di meccanizzazione, alla produttività e all'organizzazione aziendale. Nelle attività che richiedono molte operazioni manuali, la spesa per il personale può incidere sensibilmente sul risultato economico finale. Il problema diventa ancora più evidente quando i prezzi riconosciuti ai produttori non crescono in proporzione ai costi sostenuti. Un agricoltore deve affrontare retribuzioni, contributi previdenziali, assicurazioni e adempimenti amministrativi, ai quali si aggiungono le spese per il carburante, il trasporto e la manutenzione delle attrezzature. Sono costi necessari per garantire un'attività regolare e sicura, ma che richiedono adeguati ricavi per essere sostenuti. Non bisogna però confondere il costo complessivo del lavoro per l'impresa con la retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore. Un aumento degli oneri aziendali non significa necessariamente che chi lavora nei campi riceva compensi più elevati. In Calabria, dove molte imprese agricole sono di piccole dimensioni, la difficoltà consiste nel mantenere un equilibrio economico tra il costo della raccolta e il valore commerciale del prodotto. Quando questo equilibrio viene meno, alcune aziende possono trovarsi nella condizione di ridurre le lavorazioni, rinunciare a determinati investimenti oppure valutare se sia conveniente raccogliere l'intera produzione.

Un lavoratore agricolo su quattro è straniero

Un altro elemento centrale riguarda il contributo della manodopera straniera. Secondo il CREA, nel 2024 gli operai agricoli stranieri impiegati in Calabria erano 21.888, pari al 25,8% del totale. La loro presenza è aumentata dell'1,7% rispetto all'anno precedente, nonostante la diminuzione complessiva del numero degli addetti.I lavoratori stranieri hanno effettuato 1.970.405 giornate lavorative, corrispondenti al 22,6% del totale regionale. Tra questi, 8.564 provenivano da Paesi dell'Unione europea. Si tratta di numeri che confermano quanto il contributo dei lavoratori stranieri sia importante per il sistema agricolo calabrese. La loro presenza, tuttavia, pone anche questioni organizzative. La disponibilità di alloggi adeguati, i collegamenti tra i luoghi di residenza e le aziende, la gestione dei contratti e l'accesso ai servizi possono influire concretamente sulla possibilità di svolgere un'attività stagionale. Non è sufficiente, quindi, considerare la manodopera straniera soltanto come una risposta quantitativa alla carenza di personale. Occorre costruire condizioni che permettano alle imprese di assumere regolarmente e ai lavoratori di operare in un contesto dignitoso e sicuro.

Il rischio del caporalato quando la domanda di lavoro è concentrata

La necessità di reperire rapidamente personale durante le campagne di raccolta può rendere alcune imprese particolarmente vulnerabili a forme di intermediazione irregolare. Il caporalato rappresenta una delle criticità più gravi del lavoro agricolo, soprattutto quando l'intermediazione illegale si accompagna a sfruttamento, retribuzioni insufficienti, condizioni di lavoro non sicure o situazioni abitative degradanti. Il problema non può essere affrontato soltanto attraverso i controlli, pur indispensabili per contrastare le violazioni. Occorrono anche strumenti capaci di favorire l'incontro diretto e trasparente tra domanda e offerta di lavoro. Centri per l'impiego, organizzazioni professionali, agenzie autorizzate e reti territoriali potrebbero svolgere un ruolo più incisivo nel facilitare assunzioni regolari, soprattutto durante le fasi di maggiore richiesta di personale. La sfida consiste nel rendere il lavoro agricolo regolare più accessibile e organizzato, evitando che le difficoltà di reperimento del personale finiscano per alimentare circuiti illegali.

Giovani lontani dai campi: perché il lavoro agricolo fatica ad attrarre

Tra le questioni che condizionano il futuro della manodopera agricola emerge anche quella generazionale. Il lavoro nei campi viene spesso associato a un'attività fisicamente impegnativa, soggetta alle condizioni meteorologiche e caratterizzata da periodi di occupazione discontinua. Per molti giovani, soprattutto in presenza di opportunità lavorative alternative, la stagionalità può rappresentare un ostacolo. La difficoltà di programmare un reddito durante tutto l'anno rende meno attrattive alcune occupazioni agricole, anche quando le imprese hanno effettivamente bisogno di personale. A livello nazionale, i dati Excelsior 2025 relativi ad alcune figure professionali del comparto mostrano una presenza limitata degli under 30 tra le entrate programmate: il 12% per i braccianti agricoli e l'8% per gli operai specializzati nelle coltivazioni legnose agrarie. Il problema non si risolve semplicemente invitando i giovani a tornare alla terra. Occorre rendere queste professioni economicamente interessanti, garantendo percorsi di formazione, condizioni di sicurezza, continuità occupazionale dove possibile e prospettive di crescita professionale. La modernizzazione dell'agricoltura può offrire nuove opportunità, ma richiede competenze che vanno oltre il lavoro manuale: dall'utilizzo dei macchinari alla gestione dei sistemi irrigui, fino alle tecnologie digitali applicate alle produzioni.

Meccanizzazione e raccolta: la tecnologia può sostituire i lavoratori?

Di fronte alla difficoltà di reperire manodopera, una delle possibili risposte è rappresentata dall'innovazione tecnologica. Agevolatori per la raccolta delle olive, macchine operatrici, sistemi di movimentazione e attrezzature specializzate possono contribuire a ridurre i tempi di lavoro e migliorare la produttività. Non tutte le aziende, però, hanno le stesse possibilità di investire. La frammentazione fondiaria, particolarmente diffusa in Calabria, può limitare l'utilizzo di macchinari di grandi dimensioni. Appezzamenti piccoli, terreni in pendenza e impianti tradizionali rappresentano spesso ostacoli alla meccanizzazione. Anche il costo iniziale delle attrezzature può essere difficilmente sostenibile per le imprese con superfici limitate. Una possibilità è rappresentata dalla condivisione dei mezzi attraverso cooperative, contoterzisti e forme di gestione associata. In questo modo, più aziende potrebbero accedere alle tecnologie senza dover sostenere individualmente l'intero investimento. La meccanizzazione, tuttavia, non elimina completamente il bisogno di lavoratori. In molti casi modifica le competenze richieste, creando la necessità di personale formato nell'utilizzo e nella manutenzione delle attrezzature.

Organizzare il lavoro stagionale prima dell'inizio delle raccolte

Una delle difficoltà dell'agricoltura è la concentrazione della domanda di personale in periodi relativamente brevi. Le aziende possono avere bisogno di molti lavoratori durante la raccolta e di un numero sensibilmente inferiore nelle altre fasi dell'anno. Questa discontinuità rende difficile costruire rapporti di lavoro stabili, soprattutto nelle imprese più piccole. Una maggiore programmazione territoriale potrebbe contribuire ad affrontare il problema. Attraverso accordi tra aziende, cooperative e organizzazioni professionali sarebbe possibile coordinare parte della domanda di manodopera, individuando le esigenze produttive con maggiore anticipo. Anche la successione delle diverse campagne agricole potrebbe offrire opportunità di continuità occupazionale. Un lavoratore impiegato nella raccolta di una determinata coltura potrebbe, compatibilmente con le qualifiche richieste e i calendari produttivi, essere successivamente assunto da altre imprese. Non si tratta di una soluzione automaticamente applicabile a tutto il territorio, ma di una possibilità da valutare soprattutto nei distretti agricoli con produzioni diversificate. Perché il sistema funzioni, servirebbero strumenti di coordinamento, servizi di trasporto efficienti e procedure amministrative semplici, capaci di facilitare la mobilità regolare dei lavoratori tra aziende differenti.

Il futuro delle raccolte dipenderà anche dalla capacità di garantire reddito

La contrazione degli operai agricoli registrata in Calabria nel 2024 rappresenta un segnale da non sottovalutare, ma non permette, da sola, di prevedere una carenza generalizzata di manodopera nelle prossime campagne. Per comprendere realmente il fenomeno servirebbero dati più dettagliati sul numero di posizioni rimaste scoperte, sui tempi necessari per trovare personale, sulle retribuzioni offerte e sulle differenze tra i principali comparti produttivi regionali. Sarebbe inoltre utile conoscere quante aziende abbiano dovuto ritardare le raccolte o rinunciare a una parte della produzione per difficoltà legate al personale. La questione di fondo resta economica. Per garantire lavoro regolare, adeguatamente retribuito e organizzato, le aziende devono poter contare su ricavi sufficienti. Se il prezzo riconosciuto agli agricoltori non copre i costi di produzione, anche la gestione della manodopera diventa progressivamente più difficile. Allo stesso tempo, il settore non può pensare di risolvere le proprie difficoltà comprimendo le condizioni economiche di chi lavora nei campi. La disponibilità futura di personale dipenderà anche dalla capacità di rendere il lavoro agricolo attrattivo e dignitoso. Il rischio per la Calabria non è soltanto quello di avere meno lavoratori disponibili, ma di trovarsi con produzioni agricole che diventano sempre più difficili da raccogliere in condizioni economicamente sostenibili. Una prospettiva che coinvolge tutta la filiera, dagli agricoltori alle organizzazioni professionali, dalle istituzioni regionali alla distribuzione commerciale. Perché il valore di una produzione non si costruisce soltanto durante i mesi di coltivazione. Si concretizza nel momento in cui il prodotto viene raccolto e arriva sul mercato. E se raccogliere diventa troppo costoso, o non si riesce a trovare personale sufficiente, anche un raccolto abbondante può trasformarsi in un problema per l'azienda.