Il carcere di Cosenza
Il carcere di Cosenza

​Doveva sorvegliare il carcere, è accusato di avere contribuito ad aprire un varco attraverso il quale sarebbero passati droga, telefoni cellulari, comunicazioni riservate e favori destinati ai detenuti. Massimiliano Follo, agente della polizia penitenziaria coinvolto nell’inchiesta sulla Casa circondariale “Sergio Cosmai” di Cosenza, non si trova però più agli arresti domiciliari.

La decisione del giudice e il parere della Procura

​Il gip Francesca De Vuono ha sostituito la misura cautelare con l’obbligo di dimora nel Comune di residenza. La decisione, adottata l’11 settembre, è arrivata dopo la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Quintieri, e il parere favorevole della Procura di Cosenza.

​Le motivazioni del provvedimento

​A pesare sono stati il tempo trascorso dall’applicazione della misura, il comportamento mantenuto dall’indagato e il rispetto delle prescrizioni. Nell’ordinanza il giudice richiama «il corretto comportamento del cautelato» e la sua «sostanziale incensuratezza». L’unico precedente penale risulta molto risalente, relativo a un reato considerato di non particolare gravità e successivamente estinto. Nel lungo periodo di servizio nella polizia penitenziaria, inoltre, Follo non avrebbe ricevuto contestazioni disciplinari.

​Le prescrizioni da rispettare

​L’agente dovrà rimanere nel Comune indicato come dimora e non potrà allontanarsene senza l’autorizzazione del giudice. Dovrà anche presentarsi alla Stazione dei carabinieri di Rende per comunicare il luogo nel quale rispetterà la nuova misura.

​L’operazione di marzo e la rete illecita

​Follo era finito ai domiciliari nel marzo scorso, quando l’inchiesta condotta dalla Squadra mobile di Cosenza aveva portato all’esecuzione di otto misure cautelari. Gli investigatori ipotizzano l’esistenza di una rete di rapporti illeciti tra personale penitenziario, detenuti e familiari.

​Lo scambio di favori e regalie

​Secondo l’accusa, l’agente avrebbe ricevuto regalie, anche sotto forma di sostanze stupefacenti, in cambio di condotte contrarie ai propri doveri: introduzione di droga, smartphone e schede telefoniche, videochiamate e comunicazioni non consentite tra detenuti e persone all’esterno. Gli viene inoltre contestato di avere omesso alcune segnalazioni e di avere rivelato informazioni riservate.

​I sequestri e i reati ipotizzati

​Durante le indagini nel carcere cosentino sono stati sequestrati droga, cellulari e sim introdotti illegalmente. Le ipotesi formulate nel procedimento comprendono, a vario titolo, corruzione, ricettazione, cessione di sostanze stupefacenti e rivelazione di segreti d’ufficio.

​L'iter giudiziario prosegue

​L’attenuazione della misura non cancella le accuse e non rappresenta un giudizio sulla loro fondatezza. Stabilisce soltanto che, allo stato, le esigenze cautelari possono essere garantite senza mantenere Follo agli arresti domiciliari. Adesso toccherà all’inchiesta chiarire se le porte del carcere siano state aperte dall’interno e quale ruolo abbia avuto davvero chi avrebbe dovuto tenerle chiuse.