Strage di Amendolara, la difesa contesta il movente del caporalato: «Fu una lite personale»
Gli avvocati di Safeer Ahmed e Ali Raza chiedono l'attenuazione della misura cautelare al Riesame di Catanzaro. Attesa per la decisione dei giudici
Il caso della tragica morte dei quattro braccianti ad Amendolara arriva davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Catanzaro. I legali Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli, difensori dei trentunenni pakistani Safeer Ahmed e Ali Raza, hanno presentato una formale richiesta di attenuazione delle misure cautelari per i loro assistiti, attualmente detenuti in carcere. I due sono accusati del gravissimo omicidio di Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad, i giovani pakistani e afghani rimasti uccisi nel rogo dello scorso primo giugno. Durante l'udienza, la Procura di Castrovillari ha invece insistito per la linea della fermezza, sollecitando la conferma della custodia in carcere e delle relative aggravanti. I giudici si sono riservati la decisione, che con ogni probabilità verrà sciolta e resa nota nella giornata di domani.
La ricostruzione alternativa e l'esclusione dello sfruttamento lavorativo
Il fulcro della strategia difensiva ruota attorno a una radicale contestazione del movente finora ipotizzato dagli inquirenti. Secondo quanto illustrato dall'avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena, la strage non affonderebbe le sue radici nelle dinamiche del caporalato o dello sfruttamento del lavoro agricolo. Le indagini difensive condotte dai legali avrebbero infatti portato alla luce uno scenario completamente diverso, slegato da questioni professionali e riconducibile piuttosto a dissidi di natura strettamente privata e interpersonale.
Un alterco violento prima della tragedia
A supporto di questa tesi, la difesa ha evidenziato come tra gli indagati e le vittime vi fossero forti incomprensioni, sfociate in uno scontro fisico particolarmente cruento poche ore prima del delitto. Le testimonianze raccolte sul posto e gli elementi emersi dall'attività investigativa difensiva tratteggiano la cronaca di un lunedì mattina drammatico, segnato da un violento alterco in cui le parti si sarebbero affrontate anche con il lancio di pietre e bottiglie. Sarebbe stata proprio questa escalation di tensioni personali, e non il contesto del lavoro sommerso, a innescare i fatti che hanno poi portato alla morte dei quattro giovani braccianti.