Strage di Amendolara, Occhiuto tende la mano al superstite: «Gli daremo la possibilità di lavorare»
Nel frattempo la Regione Calabria ha annunciato che si costituirà parte civile nell’eventuale processo
AMENDOLARA (CS) – Dopo l’orrore della strage che ha sconvolto la Calabria e l’intero Paese, arriva un segnale concreto di vicinanza istituzionale all’unico sopravvissuto del rogo di Amendolara. Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha annunciato l’intenzione di offrire al lavoratore afghano scampato alla morte una possibilità di inserimento lavorativo, mentre prosegue l’inchiesta sulla morte dei quattro braccianti agricoli arsi vivi all’interno di un minivan lungo la Statale 106.
La tragedia si è consumata in un contesto che gli investigatori stanno ricostruendo come un possibile caso estremo di caporalato e sfruttamento. Secondo la testimonianza del superstite, i lavoratori avrebbero chiesto semplicemente di essere pagati e di ottenere un contratto regolare. Richieste che sarebbero state all’origine delle tensioni con i presunti caporali. «Volevano un contratto, gli hanno dato fuoco», ha raccontato l’uomo ai microfoni del Tg3, descrivendo condizioni di lavoro e di vita segnate da precarietà e privazioni.
Le indagini della Procura di Castrovillari hanno portato al fermo di due cittadini pakistani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato. Secondo la ricostruzione investigativa, le vittime sarebbero rimaste intrappolate nel mezzo prima che le fiamme lo avvolgessero. L’unico superstite sarebbe riuscito a salvarsi rompendo uno dei finestrini e fuggendo pochi istanti prima che l’incendio diventasse incontrollabile.
Nel frattempo la Regione Calabria ha annunciato che si costituirà parte civile nell’eventuale processo. Occhiuto ha inoltre confermato la volontà di aprire un confronto istituzionale sul tema del caporalato e dello sfruttamento lavorativo, fenomeni che la strage di Amendolara ha riportato con forza al centro del dibattito pubblico.
La vicenda ha acceso i riflettori sulle condizioni dei lavoratori migranti impiegati nelle campagne del Sud. Le testimonianze raccolte raccontano di uomini costretti a vivere in abitazioni sovraffollate, con salari mai corrisposti e spese trattenute per trasporti e alloggio. Un sistema che, secondo sindacati e associazioni, rappresenta solo la punta di un problema più ampio e radicato.
Per il superstite, oggi sotto protezione insieme a un altro testimone ritenuto importante per le indagini, l’offerta annunciata dal presidente della Regione rappresenta un primo passo verso una nuova vita dopo una tragedia che ha lasciato ferite profonde. Mentre la magistratura continua a fare luce sulle responsabilità dell’efferato delitto, resta aperta la questione più ampia dello sfruttamento dei braccianti e della necessità di garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure a chi arriva in Italia in cerca di un futuro migliore.