Cosenza, morte di Mohamed Bessioud: la madre denuncia il brigadiere dei carabinieri Luca Restaneo
Nabila Jabri ha presentato una denuncia e ha ricostruito gli ultimi minuti di vita del figlio, precipitato dal terzo piano durante un controllo dei carabinieri

La morte di Mohamed Amin Bessioud, il ventiduenne precipitato dal terzo piano di un'abitazione a Cosenza il 23 luglio scorso, torna al centro dell'attenzione giudiziaria. Sua madre, Nabila Jabri, ha presentato nei giorni scorsi una denuncia alla Questura di Cosenza nei confronti del brigadiere dei carabinieri Luca Restaneo, chiamato in causa nella ricostruzione degli ultimi drammatici minuti di vita del ragazzo. Una denuncia che potrebbe imprimere una svolta agli accertamenti sulla morte di Mohamed, conosciuto dagli amici come Momo, avvenuta intorno alle 13.45 durante un controllo dei carabinieri nell'abitazione in cui il giovane si trovava agli arresti domiciliari. La madre ha ricostruito una precisa sequenza di avvenimenti, sollevando interrogativi sulle modalità dell'intervento dei militari, sull'utilizzo delle manette e sulle circostanze della precipitazione.
Il racconto della madre: Mohamed sarebbe precipitato dopo essere stato ammanettato
Secondo il racconto della donna, Mohamed si sarebbe opposto al suo allontanamento dalla stanza nella quale i carabinieri stavano effettuando il controllo. A quel punto il giovane sarebbe stato ammanettato. Scalzo, avrebbe chiesto di raggiungere il balcone per recuperare le scarpe. Il brigadiere lo avrebbe seguito e, pochi secondi dopo, Mohamed sarebbe precipitato nel vuoto. Una successione di fatti sulla quale occorrerà fare piena luce, a cominciare da quanto sarebbe effettivamente accaduto sul balcone prima della caduta.
I dubbi sui tempi dei soccorsi dopo la caduta dal terzo piano
Ma la denuncia solleverebbe anche un'altra questione. Nabila Jabri avrebbe riferito di non aver visto partire immediatamente la richiesta di soccorso dopo che il figlio era precipitato al suolo. Anche questo particolare dovrà essere verificato, ricostruendo con precisione i tempi dell'intervento e dell'attivazione dei soccorsi.
L'avvocato Chiara Penna chiede accertamenti tecnici sulla dinamica della morte
Nel frattempo, la donna ha affidato la propria assistenza legale all'avvocato Chiara Penna, che nelle scorse settimane ha chiesto lo svolgimento urgente di una serie di accertamenti tecnici sulla dinamica della precipitazione. L'obiettivo è documentare e preservare gli eventuali elementi materiali ancora presenti sul luogo della tragedia, prima che il trascorrere del tempo possa comprometterne definitivamente l'esame.
La madre ascoltata per ore dal pubblico ministero, attesa per gli esiti dell'autopsia
A quasi tre mesi dalla morte del figlio, Nabila Jabri sarebbe stata ascoltata direttamente dal pubblico ministero per diverse ore. Un'audizione particolarmente lunga, durante la quale la donna avrebbe avuto modo di ripercorrere quanto accaduto quel 23 luglio e di chiarire gli aspetti che ritiene ancora irrisolti. Nei prossimi giorni potrebbero essere ascoltate anche altre persone informate sui fatti, mentre resta da conoscere l'esito degli accertamenti medico-legali. Non risultano, al momento, conferme ufficiali sulla data di deposito della relazione autoptica.
Le indagini sulla morte di Mohamed Bessioud e i punti ancora da chiarire
La denuncia nei confronti del brigadiere Restaneo rappresenta dunque un nuovo elemento nella vicenda. Le dichiarazioni della madre dovranno essere confrontate con gli elementi tecnici, le testimonianze e gli altri risultati delle indagini. Rimane soprattutto da chiarire che cosa sia accaduto esattamente tra il momento in cui Mohamed è stato ammanettato e quello in cui è precipitato dal terzo piano. È su quei pochi secondi, e su quanto sarebbe avvenuto prima e dopo, che si concentra adesso la richiesta di verità di Nabila Jabri sulla morte del figlio.