Anton Giulio Grande si racconta: «Il personaggio cattura l'attenzione, ma è la persona a renderlo credibile»
Dalle passerelle internazionali alla guida della Calabria Film Commission, lo stilista racconta il rapporto tra immagine e autenticità, le radici della sua creatività, le delusioni e le grandi donne che hanno indossato le sue creazioni

La moda come espressione artistica, la bellezza come linguaggio e la creatività come filo conduttore di una vita trascorsa tra passerelle, atelier e grandi protagonisti dello spettacolo. Anton Giulio Grande, stilista calabrese di fama internazionale e presidente della Calabria Film Commission, è una figura che ha costruito la propria identità professionale intorno a un'estetica riconoscibile, portando le sue creazioni nel mondo dell'alta moda e vestendo alcune delle donne più conosciute del cinema e della televisione. In questa intervista, però, Grande lascia in secondo piano gli aspetti istituzionali del proprio incarico per raccontare soprattutto l'uomo dietro il personaggio pubblico. Dal legame con le radici magnogreche all'influenza delle grandi dive del passato, dai primi successi sulle passerelle romane alle delusioni personali, emerge una riflessione sul significato dell'immagine e sul rapporto tra apparenza e autenticità. «Il personaggio è semplicemente l'amplificazione scenica dei valori, dei sogni e delle emozioni della persona», afferma lo stilista, rivendicando una visione della moda nella quale ogni abito diventa un racconto e ogni creazione un modo per interpretare la personalità di chi la indossa. Uno sguardo che attraversa trent'anni di carriera, tra ricordi, incontri e ambizioni ancora da realizzare.
Anton Giulio Grande, stilista, presidente della Calabria Film Commission: un personaggio poliedrico unito da un unico grande filo, ossia quello della creatività. Saper creare un brand ed ancor di più un personaggio è necessario soprattutto nel mondo odierno. Quanto c'è di persona e quanto di personaggio in ciò che fa?
La creatività è un flusso unico che non si interrompe quando lascio l’atelier e non cambia natura quando mi siedo dietro una scrivania istituzionale. Per me persona e personaggio sono due facce della stessa medaglia, indissolubilmente legate da un profondo senso di autenticità. Il personaggio Anton Giulio Grande è quello pubblico, è estetica, è visione, è il rigore del mio lavoro nella moda, è impegno per valorizzare la cultura e il cinema attraverso la Film Commission. È una costruzione necessaria nel mondo odierno dove l’immagine parla spesso prima delle parole e dove saper comunicare un brand o se stessi è fondamentale per lasciare un segno. Tuttavia questo personaggio non potrebbe esistere, ne tantomeno durare nel tempo, se non fosse costantemente alimentato dalla persona. Dietro i riflettori, passerelle, red carpet e i ruoli di rappresentanza, c’è lo studio quotidiano, disciplina, il legame viscerale con le mie radici e la passione e ricerca ossessiva per il bello. Non c’è finzione, il personaggio è semplicemente l’amplificazione scenica dei valori, dei sogni e delle emozioni della persona. Il personaggio cattura l’attenzione, ma è la trasparenza e l’autenticità della persona che mantengono viva la credibilità nel tempo, il personaggio è un guscio vuoto se dentro non batte il cuore della persona. La creatività è un filo conduttore che non mente e il personaggio è semplicemente la persona che superando tutto ha trovato il coraggio di esprimersi ad alta voce.

La moda non è solo come vestire, è identità ed espressione artistica. Cosa l'ha più ispirata?
Per me l’ispirazione non nasce mai dal vuoto, ma dalla memoria. Sono profondamente influenzato dalle mie radici e dalla mia cultura magnogreca. Crescere circondato da storie di eroi, dei e miti ha plasmato la mia visione della donna e dal superamento da semplice modella a divinità contemporanea. La mia moda è espressione artistica in quanto fonde quel passato glorioso e scultoreo/marmoreo con la sensualità e la libertà della donna di oggi. Pizzi, ricami e trasparenze non sono decorazioni semplicemente ma fili conduttori in cui dipingo l’identità di chi lo indossa. Tra le mie più potenti fonti ispirative è il grande cinema del passato internazionale e la storia del costume. Registi come Luchino Visconti e Franco Zeffirelli e le grandi dive come Silvano Mangano e Valentina Cortese per l’Italia e Marlene Dietrich, Greta Garbo, Rita Hayworth all’estero mi hanno insegnato che un abito non deve solo coprire, ma raccontare una storia, un carattere, un mistero. Considero il corpo umano una tela e il tessuto una materia viva. Quello che mi ispira è la capacità della moda di trasformare la personalità: quando una donna indossa una mia creazione, non sta solo mettendo un vestito, sta mettendo in scena la parte più fiera e seducente di se stessa. La moda per me è un ponte tra staticità di una scultura classica e il movimento dinamico di una donna moderna. Mi ispira tutto ciò che è drammatico, teatrale ma autentico. Il contrasto tra la forza del carattere e la leggerezza di un pizzo capriccioso che si arrampica sul corpo. È così che l’abito diventa identità pura.
La moda è un mondo fatto di bellezza ma anche di apparenza e giudizi. Qual è stato il momento migliore della sua carriera e quale il peggiore?
La moda per me si nutre di estetica e bellezza ma mai di superficiale apparenza. È artigianalità, cultura, espressione dell’anima. Il momento migliore della mia carriera non coincide con un singolo evento ma con una sensazione precisa: ogni volta che vedo un mio abito prender vita sul corpo di una donna, trasformandola e facendola sentire fiera. Se devo pensare a una scintilla iniziale, il debutto sulle passerelle romane della couture, la prima standing ovation, i giornali più importanti che mi pubblicavano e le Tv che parlavano del mio lavoro, rimarranno scolpite nel mio cuore sempre, come il momento in cui ho capito che il mio sogno che aveva accompagnato la mia infanzia e adolescenza era diventato realtà. Il momento peggiore coincide con le delusioni più che lavorative proprio le personali, con le fasi di solitudine e i sacrifici incompresi dietro le quinte non di uno show ma della mia persona, i periodi di fatica nei laboratori e il peso dei pregiudizi in un mondo che sa essere spietato, dove talvolta l’apparenza spesso urla più dell’autentico lavoro artigianale ma la delusione più grande l’ho sempre trasformata in un potente e forte ricamo su un tulle etereo.
Lei ha vestito donne importanti del mondo dello spettacolo. C'è una donna che ha particolarmente segnato la sua carriera? Chi è invece una che sogna ancora di vestire?
Ho avuto il privilegio di vestire icone di straordinaria bellezza e carattere, ognuna di loro con dotata di personalità unica che ha saputo esaltare l’anima della mia alta moda. Se devo pensare ad una singola donna che ha profondamente segnato il mio percorso, dico sempre che non è legata ad un singolo nome ma ad un’idea: la donna dotata di personalità travolgente, capace di dare un’anima ai miei pizzi, piume, ricami ecc… Attrici come Maria Grazia Cucinotta, Claudia Gerini, Manuela Arcuri, Claudia Cardinale, show girl come Alba Parietti, Nina Moric, Belen Rodriguez, Anna Falchi, Elenoire Casalegno, Martina Colombari. ecc... mi hanno regalato emozioni indossando in occasioni importanti i miei abiti sapendo interpretare la mia couture esaltandone quella sensualità sofisticata e mai scontata che ricerco in ogni tessuto. Più che una singola musa, a segnare la mia carriera è stata la fiducia di queste grandi professioniste che hanno portato il mio Made in italy sui red carpet più importanti lasciando un segno attraverso il loro carattere forte e capace di imporsi in un luogo solo con la loro presenza. Chi sogno ancora di vestire? Il mio sguardo è sempre rivolto a donne che uniscono un talento immenso ad un’eleganza sofisticata e mai scontata. Il mio ideale estetico trova una sintesi perfetta in figure che affascinano con eleganza magnetica come Charlize Theron, Nicole Kidman, Demi Moore, Angelina Jolie, donne che incarnano perfettamente quel connubio di sensualità fiera, mistero ed eleganza regale che guidano da sempre la mia creatività che sanno trasformare gli abiti in vere e proprie opere d’arte e di colta provocazione.