Un fermo di indiziato di delitto è stato emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di sette soggetti ritenuti appartenenti o comunque contigui alla cosca di ’ndrangheta dei Commisso di Siderno. Il provvedimento, firmato dal procuratore capo Giuseppe Borrelli, dai sostituti Vittorio Fava e Domenico Cappelleri e dal coordinatore Dda Area Jonica Giuseppe Lombardo, è stato eseguito dagli uomini del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri del Reparto Anticrimine di Reggio Calabria.

Nel mirino la cosca Commisso di Siderno

Al centro dell’inchiesta vi sono soggetti ritenuti legati alla potente cosca dei Commisso di Siderno, una delle articolazioni storiche della ’ndrangheta reggina. Gli inquirenti hanno da tempo attestato la presenza del sodalizio non solo in Calabria e nel resto d’Italia, ma anche all’estero, con ramificazioni consolidate negli Stati Uniti e in Canada.

In particolare, l’attenzione investigativa si è concentrata sulla potente ’ndrina di Mirto, articolazione del locale di Siderno con proiezioni negli Usa e, in modo specifico, ad Albany, nello Stato di New York.

Gli indagati

Il fermo ha riguardato:

Frank Albanese (classe ’67), nato negli Stati Uniti;

Giuseppe Archinà (classe ’62), di Siderno;

Francesco Baggetta (classe ’60), di Siderno;

Salvatore Barranca (classe ’68), di Siderno;

Antonio Commisso (classe ’80), di Locri;

Francesco Antonio Sgambelluri (classe ’80), di Siderno.

Antonio Commisso, il “nuovo” boss

Elemento centrale dell’indagine è Antonio Commisso (classe 1980), figlio di Francesco detto “Lo Scelto”, latitante in Canada, e nipote di Antonio Commisso (classe ’25), ritenuto il capostipite della cosca oltre oceano.

Per la Dda reggina si tratta di una figura di estrema rilevanza sotto il profilo investigativo. Finora rimasto ai margini delle principali indagini di contesto ’ndranghetistico, il suo ruolo sarebbe emerso in modo significativo solo negli ultimi sviluppi investigativi.

Secondo la ricostruzione dell’Antimafia, il suo status criminale sarebbe stato formalmente riconosciuto da altre articolazioni di ’ndrangheta attive nel Mandamento Jonico. Nei rapporti interni al locale di Siderno, quando interpellato, Antonio Commisso avrebbe assunto un ruolo di mediatore, capace di contemperare le aspirazioni criminali delle articolazioni satelliti dei Commisso, in particolare della cosca Rumbo–Galea–Figliomeni.

Il riconoscimento da parte di Africo

Un episodio ritenuto significativo dagli investigatori risale al periodo tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, quando si sarebbe creato un contrasto tra giovani di Siderno e coetanei di Africo, legati a famiglie di ’ndrangheta della zona. Una tensione che avrebbe potuto generare pericolose fibrillazioni tra le cosche.

In quel frangente, secondo quanto riportato nel provvedimento di fermo, sarebbe stato proprio Antonio Commisso a intervenire come “paciere”, sollecitato dagli omologhi di Africo in virtù della sua autorità criminale. Un intervento che, per la Dda, rappresenterebbe un chiaro indicatore del ruolo di vertice ormai riconosciutogli all’interno degli equilibri del Mandamento Jonico.

L’operazione conferma ancora una volta la proiezione internazionale della cosca di Siderno e l’attenzione costante della magistratura reggina verso le dinamiche evolutive della ’ndrangheta, tra continuità generazionale e nuove leadership emergenti.