Autonomia differenziata, Ranuccio chiede un confronto urgente in Consiglio regionale
Il vicepresidente dell’Assemblea calabrese esprime preoccupazione dopo il via libera del Parlamento alle risoluzioni sulle pre-intese e richiama i rischi legati ai Lep, alla sanità e all’aumento dei divari territoriali
Il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Giuseppe Ranuccio, esprime forte preoccupazione dopo il via libera del Parlamento alle risoluzioni sulle pre-intese per l’autonomia differenziata riguardanti Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Secondo Ranuccio, si tratta di un passaggio politico destinato a incidere profondamente sull’equilibrio del Paese e sui diritti dei cittadini.
«Mentre a Roma si procede rapidamente verso un modello che continua a suscitare fortissime perplessità, ritengo indispensabile che anche il Consiglio regionale della Calabria possa dedicare a questo tema un confronto approfondito e trasparente», ha dichiarato.
La mozione per portare il tema in Aula
Ranuccio ricorda di avere già presentato una mozione affinché il Consiglio regionale possa esprimersi su una riforma destinata ad avere effetti diretti anche sulla Calabria.
Per il vicepresidente, l’Assemblea regionale deve affrontare al più presto la questione, consentendo a tutte le forze politiche di confrontarsi apertamente davanti ai cittadini.
«Il Consiglio regionale deve discutere al più presto una materia così delicata», ha sottolineato, insistendo sulla necessità di non lasciare il dibattito confinato alle sole sedi nazionali.
Il nodo dei Livelli essenziali delle prestazioni
Secondo Ranuccio, il percorso portato avanti dal Governo Meloni e dal ministro Calderoli continua a presentare criticità già evidenziate da costituzionalisti, enti locali e parti sociali.
Il nodo principale riguarda la piena definizione e il finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni, considerati il presupposto indispensabile per garantire gli stessi diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale.
«Senza Lep realmente finanziati, il rischio è quello di ampliare ulteriormente il divario tra Nord e Sud», ha affermato il vicepresidente del Consiglio regionale.
Sanità e servizi pubblici al centro delle preoccupazioni
Particolare attenzione viene rivolta al settore sanitario. Le pre-intese, secondo Ranuccio, attribuiscono alle Regioni margini di autonomia che potrebbero incidere sull’organizzazione dei servizi, sulla governance sanitaria e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.
Il timore è che un sistema differenziato, in assenza di garanzie economiche certe e uniformi, possa accentuare le disuguaglianze territoriali già esistenti.
Per la Calabria, dove il sistema sanitario affronta da anni difficoltà strutturali e carenze di servizi, il tema assume quindi una rilevanza ancora maggiore.
L’attacco alla maggioranza di centrodestra
Ranuccio accusa la maggioranza di centrodestra di continuare a considerare l’autonomia differenziata una bandiera politica, senza valutare fino in fondo le conseguenze per il Mezzogiorno.
«Si preferisce brandire lo scalpo del Sud piuttosto che aprire un confronto serio e trasparente in Consiglio regionale», ha dichiarato il vicepresidente.
Secondo Ranuccio, il rischio è che le esigenze delle regioni meridionali vengano sacrificate in nome di un equilibrio politico interno alla maggioranza nazionale.
Il dissenso espresso da altre Regioni
Il vicepresidente ricorda inoltre che la posizione critica non riguarda soltanto la Calabria.
In sede di Conferenza Unificata, Campania, Puglia, Sardegna, Toscana ed Emilia-Romagna hanno espresso un netto dissenso sulle pre-intese, evidenziando criticità che, secondo Ranuccio, il Governo avrebbe scelto di ignorare.
Proprio questo fronte contrario renderebbe ancora più urgente un confronto pubblico anche all’interno del Consiglio regionale calabrese.
L’appello alla mobilitazione civile
Ranuccio conclude rilanciando la propria iniziativa politica e invitando la società civile a partecipare al dibattito.
«Continuerò a chiedere che si affronti questa discussione, ma credo anche che occorra una fase di mobilitazione civile», ha affermato.
Per il vicepresidente, una riforma destinata a incidere sul futuro della Calabria e del Mezzogiorno non può essere decisa nel silenzio generale. I cittadini, sostiene, devono essere informati, coinvolti e messi nelle condizioni di far sentire la propria voce.