La Cassazione
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La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per riciclaggio nei confronti di un uomo di Reggio Calabria, per l'assenza di prove valide e concrete che possano giustificare la totale sussistenza del reato. La Suprema Corte ha rinviato il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello di Reggio Calabria per un nuovo esame della vicenda.

La vicenda della carta clonata

La vicenda si riferisce all'utilizzo di un conto su un sito di scommesse online e l'accertamento di operazioni di trasferimento di denaro ritenuto proveniente da reati informatici. Secondo l'accusa, l'imputato avrebbe ricevuto sul proprio conto 200 euro derivanti dalla clonazione di una carta prepagata intestata a un'altra persona.

Difesa contesta responsabilità diretta

Il ricorso per Cassazione contesta la "qualificazione giuridica della condotta come riciclaggio", sostenendo che non fossero stati adeguatamente valutati gli elementi necessari per configurare il reato. La difesa ha evidenziato che non risultava chiaro se la clonazione e il prelievo fossero stati eseguiti dall'imputato o da un terzo "senza il suo concorso".

Motivazioni carenti secondo i giudici

Accogliendo queste osservazioni, la Cassazione ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello fosse "carente" e non consentisse di considerare "esaustivamente provata la responsabilità dell'imputato per riciclaggio". Il processo è stato rinviato per verificare se le prove raccolte siano sufficienti a dimostrare la sussistenza di "un delitto presupposto".