Negli ultimi giorni almeno quindici cadaveri sono stati rinvenuti lungo le coste della Calabria e della Sicilia. Si tratta, secondo quanto riferito dalle organizzazioni umanitarie attive nel Mediterraneo, di persone che avevano tentato la traversata via mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Il ritrovamento dei corpi è avvenuto in diverse località del Sud Italia, riportando al centro dell’attenzione il dramma delle rotte migratorie nel Mediterraneo centrale.

Il maltempo e l’ombra del ciclone

Le ong parlano di una possibile correlazione tra i decessi e le condizioni meteo estreme che hanno interessato il Mediterraneo nelle scorse settimane, in particolare a causa del cosiddetto “Ciclone Harry”. Le mareggiate e il forte vento avrebbero reso ancora più pericolosa una traversata già di per sé rischiosa. Secondo le stime fornite dal coordinamento delle organizzazioni umanitarie, potrebbero essere circa un migliaio le persone attualmente disperse in mare, numeri che delineano uno scenario drammatico e difficile da quantificare con precisione.

L’allarme delle ong: “Solo una parte della tragedia”

Tra le voci che si sono levate in queste ore c’è quella di Sea-Watch, che sottolinea come i corpi ritrovati rappresentino solo una parte di una tragedia molto più ampia. “Sono vite spezzate ai confini dell’Europa, e queste sono solo quelle che riusciamo a vedere”, è il commento diffuso dall’organizzazione. Le ong chiedono maggiore attenzione e interventi strutturali per evitare che il Mediterraneo continui a trasformarsi in un cimitero d’acqua, soprattutto in presenza di condizioni climatiche avverse che amplificano i rischi per chi tenta la traversata.