Minacce di morte a Klaus Davi, nell’inchiesta sul clan nomade emerge il piano contro il giornalista
Le intercettazioni contenute nell’ordinanza che ha portato a 31 misure cautelari rivelerebbero pesanti intimidazioni nei confronti del reporter dopo le sue inchieste sul traffico di droga a Reggio Calabria.
Nuovi inquietanti dettagli emergono dall’operazione che nei giorni scorsi ha portato all’esecuzione di 31 misure cautelari contro una presunta organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti a Reggio Calabria. Al centro delle carte dell’inchiesta vi sarebbero anche pesanti minacce rivolte al giornalista Klaus Davi, da tempo impegnato in attività di denuncia e approfondimento sui fenomeni criminali presenti nel territorio reggino.
Secondo quanto riferito dallo stesso Davi, nell’ordinanza firmata dal Gip Giuseppina Laura Candito comparirebbero intercettazioni nelle quali alcuni esponenti del clan nomade coinvolto nell’indagine avrebbero manifestato l’intenzione di colpirlo, arrivando a pronunciare frasi minacciose nei suoi confronti.
Le inchieste sul traffico di droga nel rione Marconi
Le minacce sarebbero maturate dopo le attività giornalistiche svolte da Klaus Davi nel 2023, quando aveva documentato e denunciato l’esistenza di una presunta centrale dello spaccio di cocaina nel rione Marconi di Reggio Calabria.
Nelle conversazioni intercettate dagli investigatori, il giornalista sarebbe stato indicato come “il giornalista di Gratteri” e considerato responsabile dell’attenzione mediatica e investigativa che si era concentrata sull’area. Secondo quanto riportato negli atti, il suo nome sarebbe stato ripetutamente citato dagli indagati, che lo avrebbero ritenuto una delle cause delle difficoltà incontrate dall’organizzazione criminale.
L’operazione che ha smantellato la piazza di spaccio
L’inchiesta che ha fatto emergere gli episodi intimidatori riguarda una presunta rete di traffico e spaccio di droga che, secondo gli investigatori, sarebbe stata in grado di servire centinaia di clienti ogni giorno. L’operazione condotta dalle forze dell’ordine ha portato all’emissione di 31 misure cautelari e allo smantellamento di una delle più attive piazze di spaccio del territorio reggino.
Le indagini avrebbero inoltre documentato un clima di forte ostilità nei confronti del giornalista, destinatario di ripetuti insulti e minacce in seguito alla diffusione di articoli e video riguardanti le attività criminali della zona. La vicenda riaccende l’attenzione sul tema della tutela dei giornalisti impegnati nel racconto e nella denuncia dei fenomeni mafiosi e criminali.