Arresti per usura tra Calabria e Roma smantellato sistema da oltre 3 milioni
Operazione della Guardia di Finanza colpisce un’organizzazione legata alla ‘ndrangheta attiva nei finanziamenti illeciti e nelle estorsioni
Un duro colpo ai circuiti illegali arriva dall’operazione condotta dalla Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di due imprenditori originari di San Marco Argentano. Si tratta di Domenico Artusi e Roberto Sarro, raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Capitale, ha fatto emergere un sistema criminale strutturato e radicato anche fuori dai confini calabresi.
Prestiti usurari con tassi oltre il 300 percento e intimidazioni alle vittime
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del GICO del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, i due arrestati avrebbero concesso prestiti a imprenditori e professionisti applicando tassi di interesse annui in alcuni casi superiori al 300 percento. Un meccanismo che generava profitti illeciti ma che allo stesso tempo metteva in ginocchio le vittime, spesso sottoposte a pressioni e minacce. Le modalità di recupero crediti sarebbero state caratterizzate da metodi intimidatori tipici delle organizzazioni mafiose, aggravando il quadro accusatorio che comprende anche estorsione ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.
Sequestri di denaro e armi scoperto un arsenale nella disponibilità del gruppo
Nel corso delle operazioni, le Fiamme Gialle hanno sequestrato circa 300 mila euro in contanti destinati a ulteriori attività di prestito illegale. Gli investigatori hanno inoltre rinvenuto un arsenale composto da due fucili automatici, due pistole semiautomatiche con silenziatore e numerose munizioni. Elementi che confermano la pericolosità e la struttura organizzata del gruppo criminale.
Collegamenti con la Confederazione cosentina e giro d’affari milionario
Le indagini hanno evidenziato presunti collegamenti con la cosiddetta Confederazione cosentina, un’alleanza tra gruppi riconducibili alla ‘ndrangheta operanti nella provincia di Cosenza. Il giro d’affari illecito ricostruito dagli inquirenti supera i 3 milioni di euro, distribuiti attraverso prestiti concessi a circa 25 soggetti tra imprenditori e professionisti.
Indagini in corso e presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva
L’operazione ha visto il coinvolgimento della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato di Cosenza, impegnate in perquisizioni e sequestri nei confronti degli indagati e di altri soggetti ritenuti coinvolti. L’attività si inserisce in un più ampio piano di contrasto alla criminalità organizzata e alle infiltrazioni nell’economia legale, con particolare attenzione ai reati di usura ed estorsione. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati resta valida la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.