Giovani in fuga dal Sud, Baldino attacca il governo su autonomia e alloggi universitari
La vicepresidente del Movimento 5 Stelle annuncia un’interrogazione parlamentare sui fondi Pnrr destinati agli studentati: “Se uno studente non può permettersi una stanza, stiamo finanziando immobili e non diritto allo studio”
Il Mezzogiorno continua a perdere giovani e il tema torna al centro del confronto politico nazionale. Secondo quanto richiamato dalla vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino, dal 2019 il Sud avrebbe perso 313mila residenti tra i 18 e i 35 anni. Un dato che fotografa una frattura profonda: migliaia di studenti, laureati e giovani lavoratori sono costretti a lasciare le regioni meridionali perché non trovano opportunità, servizi e condizioni adeguate per costruire il proprio futuro.
Per Baldino, la questione non riguarda soltanto l’emigrazione giovanile, ma la capacità stessa del Paese di trattenere competenze, energie e progettualità. “Un Paese che costringe i giovani ad andare via non costruisce il futuro: lo esporta”, afferma la parlamentare pentastellata, collegando il tema della fuga dal Sud alle scelte del governo su autonomia differenziata e diritto allo studio.
Le critiche all’autonomia differenziata
Nella nota, Baldino attacca l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, definendo “disarmante” la risposta del governo davanti all’emergenza giovanile del Mezzogiorno. Da un lato, sostiene la vicepresidente M5S, si prepara la firma delle pre-intese sull’autonomia differenziata; dall’altro, emergerebbero criticità nell’utilizzo delle risorse del Pnrr destinate agli alloggi universitari.
Secondo Baldino, l’autonomia differenziata rischia di ampliare ulteriormente i divari territoriali, penalizzando soprattutto le regioni del Sud già segnate da carenze nei servizi, minori opportunità occupazionali e difficoltà strutturali. La preoccupazione è che una maggiore differenziazione tra territori possa rendere ancora più fragile la posizione dei giovani meridionali, costretti a spostarsi per studiare, lavorare o accedere a servizi essenziali.
Il nodo degli alloggi universitari finanziati dal Pnrr
Al centro dell’intervento della parlamentare c’è anche la gestione dei fondi del Pnrr destinati agli alloggi universitari. Baldino richiama un’inchiesta giornalistica condotta da Chora e Will, secondo la quale risorse pubbliche pensate per aumentare l’accessibilità abitativa degli studenti sarebbero finite, in diversi casi, a finanziare strutture con canoni non sostenibili per la maggioranza degli universitari.
Il punto politico sollevato dalla vicepresidente M5S è netto: se gli alloggi costruiti o sostenuti con fondi pubblici restano economicamente fuori portata per gli studenti con redditi medio-bassi, la misura rischia di tradire la propria finalità sociale. “Se uno studente continua a non potersi permettere una stanza significa che stiamo finanziando immobili, non il diritto allo studio”, afferma Baldino.
Il caso Calabria e i costi degli studentati
La parlamentare porta ad esempio la Calabria. Secondo i dati richiamati nella nota, affittare una stanza singola in uno studentato finanziato con il Pnrr costerebbe 466 euro, mentre il prezzo medio di una singola sul mercato sarebbe pari a 247 euro.
Per Baldino si tratta di una sproporzione inaccettabile, soprattutto in una regione in cui il diritto allo studio dovrebbe essere rafforzato e non reso più selettivo. Il rischio, secondo la vicepresidente del Movimento 5 Stelle, è che fondi pubblici nati per sostenere gli studenti diventino di fatto un incentivo a operazioni immobiliari non realmente accessibili a chi ha più bisogno.
La questione assume un peso ancora maggiore in Calabria, dove la permanenza dei giovani sul territorio è già compromessa da difficoltà occupazionali, carenza di servizi, divari infrastrutturali e minori opportunità rispetto ad altre aree del Paese.
L’interrogazione parlamentare annunciata
Baldino annuncia quindi la presentazione di un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti al governo. L’obiettivo è conoscere quanti dei posti letto finanziati con il Pnrr siano realmente accessibili agli studenti con redditi medio-bassi, quali canoni vengano praticati e quali controlli siano stati effettuati sull’effettiva finalità sociale della misura.
La parlamentare chiede di verificare se le risorse pubbliche stiano rispondendo al bisogno abitativo degli studenti oppure se stiano alimentando un modello di studentato non coerente con il diritto allo studio. Il tema riguarda la trasparenza nell’uso dei fondi europei e la capacità delle politiche pubbliche di incidere concretamente sulle disuguaglianze.
Il diritto allo studio come questione meridionale
Il caso sollevato da Baldino riporta il diritto allo studio dentro la più ampia questione meridionale. Per molti giovani del Sud, studiare fuori sede rappresenta già un costo pesante per le famiglie. Se anche gli alloggi finanziati con risorse pubbliche risultano troppo onerosi, l’accesso all’università rischia di diventare ancora più selettivo.
Il problema non è soltanto abitativo. Riguarda la mobilità sociale, l’uguaglianza delle opportunità e la possibilità per gli studenti meridionali di scegliere liberamente il proprio percorso formativo senza essere costretti a rinunciare per ragioni economiche.
In Calabria, dove la fuga dei giovani continua a rappresentare una delle ferite più profonde del territorio, ogni politica sul diritto allo studio dovrebbe avere come obiettivo quello di trattenere, attrarre e sostenere nuove generazioni. Quando invece il costo dell’abitare diventa una barriera, il rischio è accelerare ulteriormente l’esodo.
La denuncia politica del Movimento 5 Stelle
La posizione di Baldino si inserisce in una critica più ampia alle scelte del governo. Secondo la vicepresidente M5S, autonomia differenziata e gestione degli studentati Pnrr sono due facce dello stesso problema: l’incapacità di affrontare i divari territoriali con misure realmente eque.
La parlamentare accusa l’esecutivo di non intervenire sulle cause della fuga dei giovani e di non garantire che le risorse pubbliche siano utilizzate per ridurre le disuguaglianze. La denuncia riguarda soprattutto il rischio che il diritto allo studio venga trasformato in un settore di investimento immobiliare, perdendo la propria funzione sociale.
Una generazione da trattenere, non da esportare
Il tema sollevato dalla vicepresidente del Movimento 5 Stelle va oltre la polemica politica. La perdita di giovani nel Mezzogiorno rappresenta uno dei principali fattori di impoverimento demografico, sociale ed economico del Sud. Ogni studente o laureato che lascia il territorio senza possibilità di ritorno è una risorsa sottratta alle comunità locali.
Per la Calabria, il problema è particolarmente evidente. La regione ha bisogno di politiche che rendano sostenibile studiare, vivere e lavorare sul territorio. Servono alloggi accessibili, università competitive, servizi efficienti, trasporti adeguati e opportunità professionali reali.
L’interrogazione annunciata da Baldino punta a chiarire se i fondi Pnrr stiano andando in questa direzione o se, al contrario, stiano finanziando strutture lontane dai bisogni degli studenti. La questione resta aperta, ma il punto politico è già chiaro: senza diritto allo studio accessibile e senza opportunità concrete, il Sud continuerà a perdere il suo capitale più prezioso, quello delle nuove generazioni.