Il report della Confederazione evidenzia forti differenze territoriali nell’accesso ai servizi e alle prestazioni sociali, una criticità che assume particolare rilievo anche in Calabria. Le aree di intervento comprendono il servizio sociale professionale, il sostegno socioeducativo, l’assistenza domiciliare e il trasporto sociale. Per queste attività la spesa complessiva, al netto della compartecipazione degli utenti e del Servizio sanitario nazionale, raggiunge 3,6 miliardi di euro.

Risorse per strutture e sostegni economici

Altri 2,9 miliardi di euro sono destinati alle strutture, tra cui asili nido, servizi per la prima infanzia, residenze, centri semiresidenziali e centri diurni. I trasferimenti economici ammontano invece a 2,5 miliardi e comprendono contributi per le rette, sostegni per l’alloggio, buoni pasto e buoni spesa. In territori come quello calabrese, segnati da una distribuzione non uniforme dei servizi, la disponibilità di risorse stabili è fondamentale per garantire risposte adeguate alle famiglie e alle persone fragili.

La Cgil chiede finanziamenti strutturali

Secondo la segretaria confederale Daniela Barbaresi, i livelli essenziali delle prestazioni sociali rappresentano il principale strumento per contrastare l’aumento delle disuguaglianze, soprattutto di fronte alle incognite del regionalismo differenziato. La Cgil chiede finanziamenti nazionali adeguati e strutturali, superando la logica dei bandi, e un rafforzamento della contrattazione sociale nei territori. L’obiettivo è assicurare che ogni risorsa pubblica si traduca, anche in Calabria, in servizi accessibili, diritti effettivi per gli utenti e lavoro di qualità per il personale.