Vacanze sempre più brevi e costose: un italiano su quattro non è partito nell'estate 2026
L'indagine Confturismo-Confcommercio presentata al TTG di Rimini fotografa un turismo che cambia: crescono i viaggi last minute, le rinunce e le spese impreviste. Il mare resta la meta preferita, ma quattro italiani su dieci si concedono al massimo p

Vacanze più brevi, partenze decise all'ultimo momento e una maggiore attenzione al budget. È la fotografia del turismo italiano emersa dal convegno organizzato da Confturismo-Confcommercio al TTG Travel Experience di Rimini, dedicato ai nuovi modelli di viaggio e alle trasformazioni delle abitudini dei vacanzieri. Il dato più significativo riguarda la possibilità stessa di concedersi un periodo di riposo: un italiano su quattro non è andato in vacanza durante l'estate 2026, mentre un ulteriore 16% ha effettuato soggiorni di durata non superiore a tre pernottamenti. Complessivamente, dunque, circa quattro italiani su dieci non hanno trascorso più di pochi giorni lontano da casa. Un quadro che racconta un turismo sempre più frammentato, nel quale la voglia di viaggiare deve confrontarsi con disponibilità economiche, esigenze familiari e una crescente difficoltà nel programmare le partenze. Allo stesso tempo, il 45% degli italiani ha effettuato più periodi di vacanza separati, confermando una tendenza verso soggiorni distribuiti in momenti differenti dell'anno, anziché concentrati in un unico lungo periodo.
Mare ancora protagonista, l'Italia resta la destinazione preferita
Nonostante i cambiamenti nelle modalità di viaggio, l'Italia continua a rappresentare la destinazione più scelta per le vacanze estive. Secondo i dati presentati da Confturismo, il 65% dei connazionali ha trascorso le vacanze esclusivamente nel territorio nazionale, mentre il 23% ha alternato mete italiane e straniere. Il 18% ha invece dichiarato di aver viaggiato soltanto all'estero. Il mare si conferma la destinazione preferita, scelto per almeno una vacanza dal 70% dei viaggiatori. La montagna ha attirato il 30%, mentre quasi un italiano su tre ha visitato una grande città o una città d'arte. Il 13% ha optato per una vacanza itinerante, attraverso esperienze di viaggio on the road. La prevalenza delle località balneari conferma la centralità di un'offerta turistica particolarmente importante anche per regioni come la Calabria, dove le destinazioni costiere rappresentano uno dei principali motori dell'economia turistica. I nuovi comportamenti dei viaggiatori, tuttavia, richiedono alle imprese una maggiore capacità di adattamento, soprattutto per intercettare soggiorni brevi e prenotazioni effettuate con scarso anticipo.
Last minute e cancellazioni: il 22% ha rinunciato a una vacanza programmata
Uno degli elementi più interessanti dell'indagine riguarda la distanza tra le intenzioni iniziali e le scelte effettivamente compiute dai viaggiatori. Il 22% degli italiani ha cancellato almeno una vacanza già programmata, mentre il 18% ne ha organizzata almeno una all'ultimo momento. Particolarmente significativo il caso di settembre, risultato il mese caratterizzato dalla maggiore incertezza. Secondo l'indagine, il tasso di rinuncia ha raggiunto il 50% delle vacanze inizialmente programmate, mentre quasi quattro vacanzieri su dieci hanno scelto una partenza last minute. Agosto rimane comunque il mese principale per le vacanze, indicato dal 45% dei viaggiatori, seguito da luglio con il 23%, giugno con il 17% e settembre con il 15%. Per il 56% degli intervistati, la vacanza principale ha avuto una durata di almeno sei giorni, a conferma del fatto che il soggiorno medio-lungo conserva ancora un ruolo importante, pur all'interno di un mercato sempre più diversificato.
Alberghi, B&B e case vacanza: cambiano le scelte dei turisti
Sul fronte dell'ospitalità, gli alberghi e i bed and breakfast mantengono un ruolo centrale. Il 69% dei viaggiatori ha trascorso almeno una notte in queste strutture, mentre il 31% ha soggiornato in seconde case oppure presso amici e parenti. Il 25% ha invece utilizzato abitazioni in affitto. Risultati positivi anche per il turismo all'aria aperta. I circa 2.600 campeggi e villaggi turistici italiani hanno registrato un incremento del 2% delle presenze rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita più significativa ha interessato le destinazioni montane, favorite anche dalle temperature particolarmente elevate dell'estate. Le presenze dei turisti stranieri in montagna sono aumentate del 3,4%, mentre quelle degli italiani hanno segnato un incremento dell'1,2%. Sostanzialmente stabili, invece, le località balneari. Si tratta di indicazioni che mostrano come le condizioni climatiche e la ricerca di esperienze differenti possano incidere sulle scelte dei viaggiatori, modificando progressivamente gli equilibri tra le destinazioni.
Non soltanto spiaggia: cultura, natura e benessere guidano le esperienze
Il turismo estivo non si esaurisce più nella scelta della destinazione o della struttura ricettiva. Le attività svolte durante il soggiorno rappresentano una componente sempre più importante dell'esperienza di viaggio. Secondo l'indagine, l'89% dei vacanzieri ha partecipato ad attività culturali o di scoperta del territorio. Il 60% ha letto almeno un libro durante le vacanze, il 54% ha effettuato escursioni nella natura e il 24% ha scelto almeno un'esperienza legata al benessere. Una tendenza che apre opportunità anche per i territori meno interessati dai grandi flussi turistici, soprattutto quando riescono a proporre esperienze legate al patrimonio culturale, all'enogastronomia e alle risorse naturalistiche. La programmazione delle attività assume però un ruolo sempre più importante. Il 42% dei viaggiatori ha modificato il proprio programma una volta raggiunta la destinazione. Chi aveva pianificato in anticipo le esperienze è riuscito spesso a svolgere un numero maggiore di attività rispetto a quanto previsto, mentre chi non aveva organizzato il soggiorno ha avuto maggiori difficoltà a realizzare tutto ciò che desiderava.
Sovraffollamento e prenotazioni obbligatorie, il turismo deve fare i conti con nuovi limiti
La crescita della domanda turistica pone anche problemi legati alla gestione degli accessi e alla capacità delle destinazioni di accogliere i visitatori. Il 44% dei viaggiatori ha dovuto prenotare obbligatoriamente almeno un'esperienza o un'attività, mentre il 19% non è riuscito ad accedere ad almeno un'attrazione a causa del sovraffollamento. Il fenomeno ha interessato soprattutto le vacanze all'estero, ma rappresenta un segnale importante anche per le destinazioni italiane caratterizzate da una forte concentrazione stagionale delle presenze. La gestione dei flussi diventa quindi un fattore decisivo per la qualità dell'offerta turistica. Programmare gli accessi, migliorare i servizi e distribuire le presenze su periodi più ampi può contribuire a ridurre le criticità e rendere più soddisfacente l'esperienza dei visitatori.
Il 32% ha speso più del previsto: il budget pesa sulle vacanze
Tra gli aspetti più delicati emersi dall'indagine figura quello economico. Quasi un viaggiatore su tre, il 32%, ha sostenuto spese superiori al budget inizialmente previsto, mentre soltanto il 9% è riuscito a spendere meno di quanto programmato. Il dato mette in evidenza quanto il costo complessivo della vacanza possa diventare difficile da controllare, soprattutto quando alle spese per trasporto e pernottamento si aggiungono ristorazione, attività, servizi e spostamenti sul territorio. L'incertezza economica può contribuire a spiegare, almeno in parte, la diffusione dei soggiorni brevi e delle rinunce, anche se i dati presentati non consentono di attribuire tutte le cancellazioni esclusivamente a motivazioni finanziarie. Per le imprese turistiche, la sfida è costruire offerte capaci di rispondere a disponibilità economiche differenti, mantenendo un equilibrio tra qualità dei servizi e sostenibilità dei prezzi.
Pinzger: «Il turismo sta cambiando pelle»
A commentare i risultati è Manfred Pinzger, presidente di Confturismo-Confcommercio, che richiama la necessità di accompagnare le imprese nell'evoluzione delle abitudini dei viaggiatori. «Il turismo sta cambiando pelle: le vacanze sono sempre più frammentate e destagionalizzate, con viaggiatori alla ricerca di esperienze personalizzate, dal turismo sostenibile al cicloturismo», afferma Pinzger. Secondo il presidente di Confturismo, questa trasformazione rappresenta una grande opportunità per il sistema turistico nazionale, ma richiede investimenti e una maggiore attenzione alla qualità dell'offerta. «Come sistema di rappresentanza, abbiamo il compito di accompagnarle in questo cambiamento, investendo sulla qualità dell'offerta e favorendo una distribuzione più equilibrata dei flussi turistici durante tutto l'anno». Il quadro emerso dal TTG di Rimini restituisce dunque un turismo che continua a rappresentare una componente importante dell'economia italiana, ma che deve confrontarsi con viaggiatori più attenti ai costi, soggiorni meno prevedibili e una domanda crescente di esperienze personalizzate. Per destinazioni come la Calabria, la sfida sarà intercettare questi cambiamenti, puntando sulla destagionalizzazione, sulla valorizzazione dei territori e su un'offerta capace di attrarre visitatori anche oltre i tradizionali mesi estivi.