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L’attività economico-patrimoniale delle Fiamme Gialle trae origine dall’operazione “Eyphemos”, che aveva colpito il locale di ’ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte, ritenuto riconducibile alla sfera d’influenza della cosca Alvaro.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, Laurendi avrebbe ricoperto un ruolo di vertice all’interno dell’organizzazione. L’imprenditore è stato condannato in via definitiva a 15 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione, perché riconosciuto capo, promotore e organizzatore di una fazione mafiosa operante all’interno del locale.

A Laurendi sono stati attribuiti compiti decisionali e di pianificazione delle attività delittuose. Grazie al proprio carisma criminale, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe inoltre riuscito a raccogliere attorno a sé numerosi sodali interessati alla costituzione di un nuovo “banco”, formalizzando l’autonomia già esercitata dal gruppo.

Il riciclaggio e le intestazioni fittizie

L’imprenditore avrebbe pianificato anche le attività economiche attraverso le quali riciclare il denaro, coordinando operazioni patrimoniali dirette a eludere l’applicazione delle misure di prevenzione.

Il sistema sarebbe stato fondato sull’intestazione fittizia di beni e disponibilità economiche riconducibili allo stesso Laurendi. Proprio sulla base degli elementi raccolti nell’indagine “Eyphemos”, la Dda aveva delegato il Gruppo investigazione criminalità organizzata della Guardia di Finanza a svolgere approfonditi accertamenti economici e patrimoniali.

Le verifiche avrebbero evidenziato una rilevante sproporzione tra i redditi ufficialmente dichiarati e il valore del patrimonio effettivamente accumulato.

Sigilli a imprese, immobili e rapporti finanziari

La richiesta avanzata dalla Procura antimafia è stata accolta dal Tribunale, che ha disposto la confisca di una ditta individuale e di due società attive nel settore delle costruzioni.

Il provvedimento ha riguardato anche terreni, fabbricati e altri beni immobili, oltre a rapporti bancari, finanziari e assicurativi con le relative disponibilità. Un patrimonio dal valore complessivo di oltre cinque milioni di euro, sottratto definitivamente alla disponibilità dell’imprenditore.