Quaranta milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera, controlli più severi sulla provenienza del prodotto estero e un piano straordinario per modernizzare gli impianti di stoccaggio. Sono le principali richieste avanzate da Coldiretti al tavolo della filiera del grano duro convocato al Ministero dell’Agricoltura. L’organizzazione sollecita l’impiego di strumenti innovativi, come risonanza magnetica, mappa genomica e analisi isotopica, per contrastare le frodi sull’origine e impedire che grano importato venga commercializzato come italiano. Chiesta anche una stretta sulle pratiche commerciali sleali e sugli acquisti effettuati a prezzi inferiori ai costi sostenuti dalle aziende agricole. Secondo Coldiretti, la situazione è diventata insostenibile: in due anni il prezzo del grano duro è sceso da circa 35 a 27 euro al quintale, mentre pasta e pane continuano a mantenere prezzi elevati sugli scaffali.

Contratti di filiera, stoccaggi e controlli contro le speculazioni

Coldiretti ritiene necessario destinare 40 milioni di euro del fondo previsto dal disegno di legge Coltiva Italia ai contratti di filiera, utilizzando come riferimento il prezzo fissato dalla Commissione unica nazionale. L’obiettivo è garantire maggiore trasparenza e una distribuzione più equilibrata del valore lungo la catena produttiva. L’associazione chiede inoltre controlli più incisivi sulle importazioni, sull’etichettatura e sulle possibili frodi legate all’origine del grano. Tra le priorità figura anche il rinnovamento della rete nazionale degli stoccaggi, considerando che oltre il 60 per cento dei centri di raccolta avrebbe più di quarant’anni. Strutture moderne consentirebbero agli agricoltori di conservare il prodotto e di evitare vendite immediate durante la raccolta, quando la pressione delle importazioni e le manovre speculative rischiano di far crollare ulteriormente le quotazioni.

In Calabria 17mila ettari e oltre 3.500 aziende a rischio

La crisi interessa direttamente anche la Calabria, dove negli ultimi anni la superficie coltivata a grano duro e il numero delle aziende produttrici sono diminuiti di quasi il 10 per cento. La regione conta attualmente circa 17mila ettari destinati a questa coltura e poco più di 3.500 imprese agricole. I costi variabili assorbono oltre il 60 per cento dei ricavi complessivi, rendendo il grano duro una delle produzioni con il reddito netto più basso. Coldiretti avverte che prezzi inferiori ai costi di produzione e importazioni a basso prezzo rischiano di compromettere un patrimonio legato all’identità e all’economia delle aree interne. Difendere il grano duro calabrese significa, secondo l’organizzazione, tutelare reddito, occupazione e territorio. Tra le ulteriori proposte figurano misure regionali straordinarie, il riconoscimento della Dop per la pasta del Sud Italia, nuovi invasi e investimenti nell’irrigazione di precisione.