San Giovanni in Fiore, il prefetto diffida il Comune: 20 giorni per approvare il rendiconto 2025. Barile perde tempo e mette a rischio il futuro dell'ente
La Prefettura di Cosenza interviene sul ritardo nell'approvazione del rendiconto 2025 e della salvaguardia degli equilibri di bilancio 2026. Si rischia lo scioglimento del Consiglio comunale

La crisi politico-amministrativa di San Giovanni in Fiore si aggrava. Sul Comune arriva la diffida della Prefettura di Cosenza per la mancata approvazione del rendiconto della gestione 2025 e della salvaguardia degli equilibri di bilancio 2026. Il sindaco Antonio Barile, che da mesi non riesce a chiudere la delicatissima partita dei conti comunali, si trova ora davanti a un ultimatum istituzionale.
Il provvedimento, protocollato il 5 novembre 2026 e firmato dal prefetto di Cosenza, Rosa Maria Padovano, è indirizzato al sindaco e al segretario comunale. La Prefettura prende atto che non risulta comunicata l'approvazione dei documenti contabili e dispone l'attivazione della procedura prevista dall'articolo 141, comma 2, del Testo unico degli enti locali.
La diffida impone l'adozione degli atti di competenza entro il termine perentorio di 20 giorni dalla notifica ai singoli consiglieri comunali. Il segretario comunale deve provvedere immediatamente alle notifiche.
Il rischio di scioglimento del Consiglio comunale
Il punto più grave riguarda le conseguenze dell'eventuale inosservanza. Il prefetto avverte che, decorso inutilmente il termine, si procederà secondo la normativa di riferimento. È la procedura che può condurre allo scioglimento del Consiglio comunale, con l'intervento sostitutivo previsto dalla legge.
Così, la questione dei conti del Comune di San Giovanni in Fiore è ormai sottoposta a una scadenza tassativa imposta dallo Stato.
I revisori dei conti e il disavanzo di quasi 8 milioni di euro
L'intervento della Prefettura arriva pochi giorni dopo la pubblicazione delle osservazioni dei revisori contabili del Comune, che avevano dato ragione a Marco Ambrogio, già candidato sindaco e ora presidente del Consiglio comunale, sul fatto che non sussista alcun obbligo di dissesto, al contrario di quanto prospettato da Barile con insistenza.
Secondo il Collegio dei revisori, il disavanzo di amministrazione ammonta a 7.895.805,01 euro. Ma il Collegio ha osservato che l'affermazione dell'amministrazione sull'impossibilità di recuperare il disavanzo attraverso le procedure ordinarie necessita di riscontri oggettivi.
In sostanza, Barile deve dimostrare con i numeri che il risanamento ordinario sia davvero impraticabile. È proprio il punto sul quale Ambrogio, presidente del Consiglio, ha espresso più volte forti perplessità e preoccupazioni e insistito sulla necessità di verificare tutte le possibilità di recupero prima di avviare una procedura dalle conseguenze gravissime per l'ente e per la comunità locale.
Fondi Pnrr, oltre 4 milioni di euro anticipati dal Comune
C'è poi il capitolo dei finanziamenti Pnrr. Nel merito, il Comune di San Giovanni in Fiore ha effettuato pagamenti per oltre 9 milioni di euro su 14 interventi, a fronte di trasferimenti ministeriali per circa 4,77 milioni. La differenza supera i 4,25 milioni di euro.
Si tratta di somme anticipate dall'ente che, secondo le osservazioni di Ambrogio, impongono una ricognizione puntuale delle rendicontazioni e dei trasferimenti ancora da incassare.
Ma, mentre questi interrogativi restano aperti, il tempo passa. E Barile, anziché imprimere un'accelerazione decisiva all'approvazione del rendiconto, ha lasciato che la situazione arrivasse fino alla diffida prefettizia. Un ritardo politicamente grave, che espone l'amministrazione a una procedura straordinaria e alimenta nuove incertezze sulla tenuta del Comune.
Lavoratori Invisibili, la stabilizzazione rischia di complicarsi
In questo guazzabuglio, molto delicata appare la situazione dei lavoratori precari cosiddetti "Invisibili". Per loro la stabilizzazione rappresenta una prospettiva concreta, dopo anni di attesa. La Regione Calabria ha confermato la possibilità di procedere alle assunzioni entro il 31 dicembre 2026.
Un eventuale dissesto sottoporrebbe però il Comune a vincoli molto stringenti sul personale, con controlli e autorizzazioni che potrebbero rallentare o compromettere il percorso occupazionale.
Il rischio riguarda ugualmente le assunzioni degli assistenti sociali e degli agenti di Polizia locale, necessarie per potenziare servizi ora in difficoltà.
Lo spettro del dissesto e le conseguenze per la città
Il dissesto comporterebbe una gestione finanziaria soggetta a severe limitazioni, con possibili conseguenze su tributi, spese, investimenti e capacità amministrativa. Le misure concrete dipenderebbero dalle condizioni dell'ente e dalle disposizioni applicabili, ma l'impatto sulla città potrebbe essere durissimo.
San Giovanni in Fiore si trova così davanti a due pericoli distinti. Il primo è la mancata approvazione degli atti contabili entro il termine fissato dalla Prefettura, con il possibile scioglimento del Consiglio comunale. Il secondo è l'orizzonte del dissesto, che potrebbe compromettere il risanamento ordinario e complicare la stabilizzazione dei precari.
Barile davanti all'ultimatum: il futuro del Comune è appeso ai conti
La responsabilità politica di questa situazione ricade anzitutto sul sindaco Barile, che ha avuto tempo per affrontare il problema e che ora deve spiegare perché il rendiconto 2025 sia ancora fermo, quali soluzioni intenda proporre e quali garanzie possa offrire ai lavoratori.
La diffida della prefetta Padovano attesta che il tempo delle attese è finito. Rimane da capire se Barile riuscirà a presentare al Consiglio una soluzione credibile, sostenuta da dati oggettivi, oppure se San Giovanni in Fiore dovrà affrontare una crisi istituzionale e finanziaria dalle conseguenze irreversibili.
Per gli Invisibili, intanto, ogni giorno perduto riduce ulteriormente i margini di intervento. E il 31 dicembre è quasi alle porte.