Gianluca Callipo racconta l’arresto e i sette mesi in carcere: “Assolto in via definitiva, è stata un’ingiusta detenzione”
L’ex sindaco di Pizzo Calabro ospite di “Dritto e Rovescio” ripercorre la notte dell’arresto nell’operazione Rinascita-Scott e la lunga battaglia legale conclusa con l’assoluzione definitiva
«Era piena notte e stavo dormendo con mia moglie e mia figlia quando i carabinieri hanno bussato alla porta. Si sono presentati dicendomi che dovevano arrestarmi e portarmi via per condurmi in carcere».
Con queste parole l’ex sindaco di Pizzo Calabro, Gianluca Callipo, ha ripercorso in televisione il momento che ha segnato una svolta drammatica nella sua vita. Ospite di Paolo Del Debbio nella trasmissione di Rete 4 “Dritto e Rovescio”, Callipo ha raccontato l’arresto avvenuto il 19 dicembre 2019 alle 3:30 del mattino nell’ambito della maxi-operazione “Rinascita-Scott”, coordinata dall’allora procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri.
L’arresto e l’accusa di concorso esterno
Callipo fu arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. La Procura chiese per lui 18 anni di reclusione. L’ex sindaco venne trasferito in un carcere di massima sicurezza.
In studio ha raccontato di aver preparato una borsa con poche cose essenziali, convinto che si trattasse di un errore destinato a chiarirsi in poche ore. «Ero certo che si trattasse di un equivoco e che sarei tornato a casa subito. Ho cercato di rassicurare mia moglie dicendole proprio questo. Invece, per tornare a casa ho dovuto attendere sette mesi».
I sette mesi in carcere e il racconto della detenzione
L’ex primo cittadino ha spiegato di aver vissuto la detenzione in un contesto difficile ma segnato anche da gesti di umanità inattesi. «In carcere ho trovato un senso di comunità da parte delle altre persone detenute. Quel poco che hanno, lo mettono a disposizione».
Ha ricordato il suo arrivo in cella dopo un’intera giornata di attesa per l’assegnazione del posto. «Appena entrato, la persona che condivideva la cella con me mi ha rifatto il letto. Si usa così lì dentro: ti accolgono. Eppure io non appartenevo a certi ambienti, loro non sapevano chi fossi, ma ho ricevuto un rispetto che non mi sarei mai immaginato».
La battaglia legale e l’assoluzione definitiva
Dopo una lunga battaglia giudiziaria durata quasi sei anni, Gianluca Callipo è stato assolto in via definitiva con la formula “per non aver commesso il fatto”. Il Tribunale ha riconosciuto che si è trattato di un’ingiusta detenzione.
Callipo ha raccontato di non aver mai pensato di arrendersi. «Se ho mai pensato di smettere di lottare per la mia innocenza? In realtà no, soprattutto dopo che si era espressa la Cassazione. I giudici della Suprema Corte erano stati chiarissimi. Leggendo quella sentenza, ero quasi convinto che non avrei nemmeno dovuto affrontare il processo».
“Le scuse sarebbero il risarcimento più grande”
Guardando a quanto accaduto, l’ex sindaco ha affermato che il risarcimento economico non rappresenta la vera riparazione. «Probabilmente il risarcimento maggiore sarebbe sentire chi ha fatto queste accuse infondate chiedere scusa. Sarei ben più felice di ricevere quello come risarcimento».
Una vicenda che riporta al centro del dibattito pubblico il tema dell’ingiusta detenzione e delle conseguenze personali e familiari che derivano da un arresto poi risultato infondato, con un impatto che va ben oltre il tempo trascorso dietro le sbarre.