Catanzaro, agente penitenziario preso a pugni da un detenuto: «Non lo avrebbe salutato»
Aggressione nel carcere del capoluogo calabrese ai danni di un agente della Polizia penitenziaria. Il Sappe chiede il trasferimento immediato del detenuto e l'applicazione del regime di sorveglianza particolare. Denunciate anche carenze di organico e

Un agente della Polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Catanzaro è stato aggredito da un detenuto appartenente al circuito di alta sicurezza, che lo avrebbe colpito con diversi pugni al volto. L'episodio si è verificato nella mattinata di oggi e, secondo una prima ricostruzione, sarebbe scaturito da un motivo apparentemente banale: l'agente non avrebbe salutato il detenuto. A rendere noto l'accaduto sono Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Ciccone, segretario nazionale del sindacato autonomo di Polizia penitenziaria, che denunciano l'ennesimo episodio di violenza ai danni del personale impegnato nelle strutture detentive. Le circostanze che avrebbero provocato l'aggressione sono ancora da chiarire. Gli stessi rappresentanti sindacali utilizzano il condizionale nel riferire il presunto motivo alla base del gesto.
Il Sappe chiede il trasferimento del detenuto e misure più restrittive
La reazione del sindacato è netta. Durante e Ciccone chiedono che il detenuto responsabile dell'aggressione venga immediatamente sottoposto al regime di sorveglianza particolare previsto dall'articolo 14-bis dell'ordinamento penitenziario. Si tratta di una misura che può essere applicata, nei casi previsti dalla legge, ai detenuti che tengono comportamenti tali da compromettere l'ordine e la sicurezza degli istituti penitenziari. «Questo ulteriore gesto di violenza è assolutamente intollerabile, ancor più per i motivi che lo avrebbero generato», affermano i due sindacalisti. Oltre all'applicazione del regime di sorveglianza particolare, il Sappe chiede anche l'immediato trasferimento del detenuto dal carcere di Catanzaro. Una richiesta che il sindacato collega alla necessità di tutelare il personale penitenziario e prevenire ulteriori episodi di violenza all'interno della struttura.
Oltre 700 detenuti per 600 posti, il problema del sovraffollamento
L'aggressione riporta l'attenzione sulle condizioni organizzative del carcere di Catanzaro, considerato dal Sappe uno degli istituti più importanti del sistema penitenziario calabrese. Secondo i dati forniti dai rappresentanti sindacali, nella struttura sono presenti oltre 700 detenuti, a fronte di una capienza di circa 600 posti. Un numero che evidenzia una situazione di sovraffollamento, con una popolazione detenuta superiore alla capacità ricettiva indicata. All'interno dell'istituto, inoltre, oltre 300 detenuti appartengono al circuito di alta sicurezza, nel quale sono ristrette persone detenute per reati riconducibili, tra gli altri, alla criminalità organizzata e al terrorismo. La gestione quotidiana di una struttura con queste caratteristiche richiede un'organizzazione complessa, soprattutto per garantire la sicurezza degli operatori e il regolare svolgimento delle attività penitenziarie.
Organico carente: 380 agenti contro i 470 previsti
A pesare sulla situazione del carcere di Catanzaro sarebbe anche la carenza di personale. Sempre secondo quanto denunciato dal Sappe, il reparto di Polizia penitenziaria conta circa 380 unità rispetto alle 470 previste, con una differenza di circa 90 operatori. Un divario che, secondo il sindacato, incide sulle condizioni di lavoro del personale e sulla capacità di gestire una popolazione detenuta numerosa e articolata. L'aggressione denunciata si inserisce dunque in un quadro che i rappresentanti dei lavoratori considerano particolarmente delicato, anche in relazione alle esigenze di vigilanza dei reparti di alta sicurezza. Durante e Ciccone ribadiscono la necessità di adottare provvedimenti nei confronti del detenuto coinvolto e di affrontare le criticità strutturali e organizzative dell'istituto. L'episodio riaccende così il dibattito sulla sicurezza nelle carceri calabresi, tra sovraffollamento, carenze di organico e tutela degli agenti che operano quotidianamente a contatto con la popolazione detenuta.