A seguito dell'assoluzione dal Tribunale di Cosenza del precedente sindaco e assessore di Rende, Umberto Bernaudo, nel processo di primo grado denominato “Sistema Rende”, si riporta quanto egli ha dichiarato in merito, tramite una lunga lettera:

"Era il 15 novembre del 2012 quando questo “tsunami” giudiziario si abbatteva sulla mia vita interrompendo la mia carriera politica (all’epoca ero Consigliere provinciale) e professionale. - scrive Bernaudo - Non dimenticherò mai le parole pesanti e gli approssimativi giudizi, quasi sentenze già scritte, di chi sedeva al tavolo imbandito per la conferenza stampa presso la Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro. Allo stesso modo non dimenticherò le immagini andate in onda, sulle reti nazionali e non, che mi raffiguravano vicino ad esponenti della criminalità organizzata che mai avevo visto e conosciuto.

Ho capito fin da subito di essere finito in un torbido meccanismo politico-giudiziario e che solo il tempo e la fiducia nella giustizia avrebbe rimesso le cose al suo posto, anche se il muro alzato da chi mi accusava, tale da renderlo sordo alle mie parole, più volte ha messo in dubbio quella fiducia. Non ho mai accettato, però, che ad essere trascinata in questo vortice tumultuoso fosse anche l’immagine della Città di Rende e delle sue istituzioni dalle parole di chi, dallo scranno di Presidente della Commissione parlamentare Antimafia, senza nulla conoscere della vita e storia delle istituzioni rendesi, la definì “città malavitosa”.

Ho ricoperto la carica di Sindaco di Rende dal giugno 2006 a giugno 2011 e di Consigliere Provinciale dal 2009 al 2011; in quegli anni, ho cercato di portare avanti quelle che sono state, e sono, le mie idee che si rifanno al socialismo e non al riformismo di cui oggi tutti si riempiono la bocca, poiché sono convinto che il riformismo sia parte integrante, anche se non unica, della visione socialista della cosa pubblica. Ebbene la vicenda che mi ha visto inconsapevole protagonista ha voluto minare alle fondamenta il mio operato e questa visione dando una immagine negativa di una Città che, viceversa, ha sempre creduto e, sono convinto, ancora crede a quei valori che l’hanno vista nascere e crescere con tutti gli errori che ogni realizzazione umana porta con sé, ma sicuramente tali errori non sono riconducibili alle accuse formulate nei miei confronti dal 2011. La stella polare del mio operato di Sindaco e di Consigliere Provinciale è stata sempre quella di privilegiare i diritti e non i favori, perché è l’humus dell’ideale socialista anche se di difficile applicazione in una terra come la nostra dove i bisogni sono tanti e le risorse sempre poche e, in molti casi, male utilizzate.


Ciò nonostante, oltre alle mie vicissitudini personali delle quali non voglio parlare perché appartengono alla mia sfera più intima, la Città di Rende è stata individuata come la culla del malaffare e la banca finanziatrice di una cosca tanto da dover subire la “visita” della commissione d’accesso ed innumerevoli perquisizioni e richieste di documenti vari. Non mi interessa sapere cosa ci sia dietro questi avvenimenti, né se le motivazioni siano inconfessabili bassezze umane, quello che voglio rimarcare è che Rende non meritava tutto questo. Parliamo di una Città che è riuscita a catalizzare interessi diversi grazie alla presenza dell’Università, di un commercio ormai solido, di una zona industriale all’avanguardia ma anche di una classe politica che, negli anni, ha accompagnato con competenza e con amore tutte le fasi che si sono succedute e, nel periodo nel quale ho ricoperto la carica di Sindaco, questa competenza e questo amore non sono mai venuti meno; non è il paradiso terrestre (quello appartiene a mani ben più abili) ma sicuramente va riconosciuto il tentativo, a mio avviso riuscito, di emergere dalla fanghiglia e dalla nebbia che, in molti casi, avvolge la nostra terra.
Sarà stato per questo? Forse questo emergere non era gradito? Questo non lo sapremo con la sentenza del 25 maggio 2022 ma, la sentenza, sia pure non definitiva, deve servire a restituire l’onore ad una Città ed ai suoi Cittadini che, negli anni, hanno contribuito a farla crescere con scelte mirate a far continuare un processo di sviluppo che, fortunatamente, è ormai inarrestabile.

Rimane l’amarezza di quei giorni del novembre 2012 - conclude - durante i quali i media riportavano sentenze di condanna abilmente utilizzate per screditare, attraverso la mia persona, un “sistema” che ha prodotto una delle più belle Città del nostro Paese ed ai mezzi di informazione non chiedo tanto la mia “riabilitazione”, quanto quella di Rende e dei Rendesi."

Rende (Cosenza), 26 maggio 2022

Avv. Umberto BERNAUDO