Riportare le Invasioni a Cosenza nel 2027, non come operazione nostalgica ma come punto di partenza per una nuova stagione culturale e politica della città. È la proposta lanciata da Giacomo Mancini, che inserisce il progetto tra le idee sulle quali sta lavorando per costruire quello che definisce il manifesto della “Cosenza di domani”.

Il riferimento è alla stagione iniziata alla fine degli anni Novanta, quando le Invasioni diventarono uno dei simboli della trasformazione culturale del capoluogo bruzio. Mancini ricorda il ruolo dell’allora sindaco Giacomo Mancini, dell’assessore Franco Dionesalvi, del direttore artistico Luca Ardenti e delle tante personalità che contribuirono a costruire la manifestazione, tra cui Dino Grazioso, Ivo Miraglia, Eliseno Sposato, Michele Cozza, Ercole Scorza ed Eva Catizone.

L’idea, allora, era già racchiusa nel nome: “invadere” la città, portando musica, teatro, poesia e sperimentazione nei quartieri e negli spazi che normalmente non ospitavano manifestazioni culturali. Tra gli episodi ricordati, l’esibizione nel 1998 dei Les Tambours du Bronx a Via Popilia, in un’area trasformata per una notte in un grande palcoscenico.

Negli anni arrivarono poi personalità internazionali come Lawrence Ferlinghetti, Emir Kusturica, Lou Reed e Patti Smith, contribuendo a proiettare Cosenza fuori dai confini regionali.

«Non la nostalgia, ma il metodo»

Per Mancini, però, il punto non è riproporre semplicemente ciò che è stato. «Non vogliamo replicare il passato. Vogliamo recuperare ciò che lo rese possibile», sottolinea, indicando nella cultura uno strumento capace di generare non soltanto eventi, ma anche identità, inclusione, lavoro, attrattività e sviluppo.

Nel suo intervento richiama anche l’esperienza della cooperativa “Invasioni”, attraverso la quale persone provenienti da situazioni difficili poterono acquisire competenze nell’allestimento degli eventi, nei palchi, nelle luci e nel suono.

Da qui la proposta di legare una futura edizione anche alla formazione nei mestieri della cultura, dello spettacolo e delle nuove tecnologie, con particolare attenzione ai giovani.

Mancini accompagna la proposta con una critica agli ultimi cinque anni di amministrazione cittadina, sostenendo che Cosenza abbia progressivamente perso ambizione e capacità di attrarre opportunità. La sua idea è invece quella di una città che torni a progettare e a confrontarsi con esperienze nazionali ed europee.

«La cultura che immaginiamo non è una cultura per pochi – afferma – ma una cultura che costruisce comunità, attraversa i quartieri e mette insieme persone diverse». Il principio indicato è chiaro: «Nessuno spettatore. Tutti coprotagonisti».

Mediterraneo, giovani e grandi ospiti per le Invasioni 2027

La proposta per il 2027 avrebbe una forte vocazione mediterranea, prendendo ispirazione dalla figura di Federico II, lo Stupor Mundi, come simbolo dell’incontro tra Oriente e Occidente, culture e religioni differenti.

La musica continuerebbe ad avere un ruolo centrale, affiancata però da letteratura, filosofia, teatro, scienza, cinema, arte, innovazione e confronto civile.

Tra le personalità immaginate da Mancini per la nuova edizione figurano Alessandro Barbero, Carlo Ratti, Mariana Mazzucato e Paolo Rumiz, insieme a scrittori, scienziati, artisti e protagonisti delle culture mediterranee. L’obiettivo sarebbe quello di coinvolgere gli ospiti non soltanto negli eventi, ma anche nel rapporto con l’Università, le scuole, i quartieri e la storia di Cosenza.

Tra le proposte c’è anche un Forum delle Religioni del Mediterraneo, con il confronto tra cristiani, ebrei e musulmani sui temi della pace e della convivenza, e un Parlamento dei Giovani del Mediterraneo, con studenti provenienti da diverse sponde chiamati a elaborare ogni anno una “Carta di Cosenza” su pace, diritti, ambiente e cooperazione.

Le Invasioni dovrebbero inoltre tornare a coinvolgere fisicamente l’intera città: centro storico, periferie, contrade e fiumi, attraverso teatro di strada, installazioni, cinema, letture, laboratori e concerti.

Nel progetto immaginato da Mancini trova spazio anche una rete mediterranea delle Invasioni, collegando Cosenza con città come Marsiglia, Barcellona, Salonicco, Tirana, Palermo e La Valletta.

«Non un programma scritto dentro una stanza – conclude Mancini – ma un progetto aperto sul quale discutere e raccogliere contributi». La prospettiva è quella di utilizzare il trentennale non per guardare indietro, ma per segnare un nuovo inizio: «Le Invasioni non devono tornare indietro. Devono tornare avanti. E Cosenza deve tornare a farsi invadere dalle idee».