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La Calabria prova a cambiare passo sul fronte delle liste d’attesa, uno dei nodi più delicati del sistema sanitario regionale. Con il DCA numero 42 è stato approvato il Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa 2025-2027, che sostituisce il precedente impianto del 2019 e introduce una nuova organizzazione per specialistica ambulatoriale e ricoveri programmati.

Il documento punta alla creazione di un vero sistema regionale, denominato SiRGLAC, che mette insieme struttura commissariale, Dipartimento Salute, Azienda Zero, Aziende sanitarie provinciali e Aziende ospedaliere. Alle singole aziende è stato inoltre richiesto di adottare un proprio piano operativo entro 45 giorni dall’approvazione del provvedimento.

Tempi certi in base alla priorità clinica

Uno dei punti centrali resta il rispetto delle classi di priorità indicate nelle prescrizioni.

Per la specialistica ambulatoriale, la classe U prevede l’erogazione entro 72 ore, la B entro 10 giorni, mentre la D stabilisce un limite di 30 giorni per le visite e 60 per gli accertamenti diagnostici. Le prestazioni programmate in classe P devono invece essere garantite entro 120 giorni.

Il piano fissa inoltre come obiettivo che almeno il 90% delle prestazioni monitorate nelle classi B e D venga effettuato entro i tempi previsti. Lo stesso parametro del 90% viene indicato per le principali tipologie di ricovero programmato sottoposte a monitoraggio nazionale.

Appropriatezza per evitare esami inutili

La strategia regionale non punta soltanto ad aumentare il numero delle prestazioni disponibili. Una parte consistente del piano riguarda infatti il governo della domanda.

La Regione prevede un controllo più rigoroso sull’appropriatezza prescrittiva e sull’applicazione dei criteri RAO, con l’obiettivo di collegare la priorità assegnata al reale bisogno clinico del paziente e ridurre esami o accertamenti non necessari.

L’obiettivo è evitare che una domanda non appropriata finisca per occupare spazi nelle agende sottraendoli ai pazienti che necessitano realmente di una risposta più rapida.

Se il posto non c’è, deve intervenire l’Azienda sanitaria

Tra gli elementi più significativi ci sono i cosiddetti percorsi di tutela. Quando una prestazione di primo accesso non può essere garantita entro il tempo massimo previsto, deve essere l’Azienda sanitaria provinciale a individuare una soluzione alternativa, utilizzando anche strutture pubbliche o private accreditate. Il piano stabilisce espressamente che la ricerca di una prestazione alternativa non debba ricadere sul cittadino.

Per le situazioni più critiche vengono contemplate anche misure temporanee come l’aumento degli spazi nelle agende, il coinvolgimento di professionisti del pubblico e, quando clinicamente possibile, il ricorso alla telemedicina.

Ambulatori aperti più a lungo

Per aumentare concretamente l’offerta, il piano indica anche la possibilità di estendere gli orari di attività.

Gli ambulatori potranno lavorare fino alle 20 nei giorni feriali e, dove organizzativamente possibile, aprire anche nelle giornate prefestive e festive dalle 8 alle 14. Una soluzione che richiede naturalmente una corrispondente disponibilità di personale e risorse.

La questione centrale sarà quindi verificare quanto queste indicazioni riusciranno a tradursi in attività aggiuntive effettivamente disponibili nelle diverse aziende calabresi.

Il problema delle prenotazioni non utilizzate

Un altro fronte riguarda i posti persi a causa delle mancate presentazioni. Il CUP regionale dispone di un sistema di recall che ricorda al paziente l’appuntamento e consente di confermarlo o annullarlo. La disdetta deve avvenire almeno due giorni lavorativi prima della prestazione, salvo impedimenti sopravvenuti.

Il piano prevede inoltre che, una volta pienamente operativo il sistema, chi non si presenta senza disdire possa essere chiamato a pagare la quota ordinaria di partecipazione al costo della prestazione, anche in caso di esenzione, fatte salve le situazioni di forza maggiore.

Sotto osservazione anche l’intramoenia

Il nuovo modello interviene anche sul rapporto tra attività istituzionale e libera professione intramuraria.

Quando si creano differenze significative tra i tempi di attesa del servizio pubblico e quelli dell’attività a pagamento svolta dagli stessi professionisti, le aziende sono chiamate a intervenire per ristabilire un equilibrio. Sono previsti controlli sulle singole prestazioni e sulle unità operative, oltre a un monitoraggio periodico dell’attività libero-professionale.

L’Organismo paritetico regionale dovrà inoltre analizzare il fenomeno e produrre relazioni semestrali da trasmettere sia al Dipartimento regionale sia al livello nazionale.

ReCUP, telemedicina e privati accreditati

La digitalizzazione rappresenta uno dei pilastri del piano. Il sistema ReCUP dovrà diventare lo strumento centrale per controllare le agende, confrontare i tempi di attesa e integrare maggiormente l’offerta pubblica, privata accreditata e libero-professionale. A questo si aggiungono la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa e gli strumenti di telemedicina finanziati anche attraverso il PNRR.

Il piano contempla inoltre un maggiore utilizzo delle farmacie dei servizi e delle nuove strutture territoriali in corso di realizzazione.

Anche il trasporto può diventare parte della soluzione

Nel percorso di riduzione delle attese la Regione ha introdotto anche il “Social Taxi”, servizio finanziato attraverso il Fondo sociale europeo che mette a disposizione gratuitamente il trasporto verso la struttura sanitaria che può erogare la prestazione.

La logica è quella di ampliare concretamente il bacino territoriale delle prenotazioni: una prestazione disponibile lontano dal luogo di residenza diventa infatti poco utile se il paziente, soprattutto se fragile o anziano, non riesce a raggiungerla.

Il monitoraggio diventa mensile

La vera prova del nuovo sistema sarà però rappresentata dai controlli. Il piano stabilisce monitoraggi mensili non limitati soltanto ai tempi di attesa, ma estesi anche all’utilizzo delle agende, all’appropriatezza prescrittiva, all’equilibrio tra attività istituzionale e intramoenia e all’inclusione delle prestazioni pubbliche e private nel ReCUP.

Il Responsabile Unico Regionale dell’Assistenza Sanitaria dovrà inoltre trasmettere ogni tre mesi un rapporto sulle prestazioni più critiche, segnalando problemi e misure correttive adottate.

Più trasparenza per i cittadini

Le Aziende sanitarie dovranno infine dedicare sui propri siti istituzionali uno spazio facilmente accessibile alle liste d’attesa.

Dovranno essere pubblicati i piani aziendali, le modalità di prenotazione, i percorsi di tutela, le regole sulle disdette e le informazioni utili per segnalazioni e reclami.

È un passaggio importante perché rende il rispetto dei tempi non soltanto un obiettivo amministrativo, ma anche un dato verificabile dall’utente.

La sfida è trasformare il piano in prestazioni reali

Sul piano normativo e organizzativo, dunque, il nuovo PRGLA introduce strumenti più articolati rispetto al passato: priorità più monitorate, agende integrate, tutela del paziente, maggiore ricorso al privato accreditato quando necessario, telemedicina, ampliamento degli orari e controlli sull’intramoenia.

La questione decisiva sarà ora l’attuazione concreta nelle cinque province. In una sanità regionale che nel luglio 2026 ha adottato anche il nuovo Piano di rientro 2026-2028 e risorse aggiuntive per rafforzare l’assistenza territoriale, le liste d’attesa diventano uno dei principali indicatori attraverso cui misurare se il cambiamento organizzativo riuscirà davvero a tradursi in un miglioramento percepibile dai cittadini.