Un agricoltore vuole sostituire il trattore. Un altro deve realizzare un nuovo agrumeto che inizierà a produrre pienamente soltanto dopo alcuni anni. Un giovane ha ottenuto un contributo pubblico ma deve anticipare una parte dell’investimento. Un’azienda olivicola ha bisogno di liquidità per affrontare raccolta, manodopera e lavorazione prima di incassare dalla vendita dell’olio.

In tutti questi casi la domanda è la stessa: la banca presterà i soldi?

In Calabria la risposta non è necessariamente negativa. Anzi, gli ultimi dati mostrano che nel 2025 il credito destinato all’agricoltura regionale è tornato a crescere. Ma dietro quella ripresa si nasconde una delle questioni più delicate per il sistema produttivo agricolo: ottenere denaro è molto più semplice per un’impresa strutturata, con bilanci solidi, patrimonio e flussi finanziari dimostrabili, che per una piccola azienda familiare.

Ed è proprio di piccole aziende familiari che è composta gran parte dell’agricoltura calabrese.

Nel 2024 agli agricoltori calabresi risultavano prestati 597 milioni

Il punto di partenza sono i numeri. Secondo il rapporto del CREA sull’agricoltura calabrese, a dicembre 2024 lo stock dei prestiti bancari al settore agricoltura, silvicoltura e pesca ammontava a circa 597 milioni di euro.

La Calabria rappresentava appena l’1,6% dello stock nazionale e l’11,8% di quello complessivamente riferibile al Mezzogiorno. Rispetto all’anno precedente i finanziamenti erano diminuiti dell’1,6%, una riduzione comunque inferiore al calo del 3% registrato a livello italiano.

Dentro quei 597 milioni c’è però tutto: finanziamenti per l’attività corrente, esposizioni già esistenti e operazioni di investimento.

Considerando i prestiti in bonis oltre il breve termine destinati all’agricoltura calabrese, il CREA riporta circa 153 milioni di euro, suddivisi principalmente tra acquisto di immobili rurali, macchine e attrezzature e costruzione di fabbricati agricoli.

Sono cifre che aiutano a capire le dimensioni del rapporto tra banche e uno dei settori centrali dell’economia regionale.

Nel 2025 qualcosa è cambiato: il credito agricolo è cresciuto del 7,3%

L’ultimo quadro della Banca d’Italia mostra però un’inversione.

Nel corso del 2025 i prestiti bancari alle imprese calabresi sono aumentati complessivamente del 3,5%, mentre proprio il comparto agricolo ha fatto registrare una crescita molto più sostenuta, pari al 7,3%.

Nel primo trimestre del 2026 la crescita del credito all’intero sistema delle imprese regionali ha inoltre continuato a rafforzarsi.

A prima vista si potrebbe quindi concludere che il problema sia superato. Non è così.

Lo stesso rapporto della Banca d’Italia evidenzia che nel 2025 l’aumento dei finanziamenti alle imprese calabresi è stato trainato soprattutto dalle aziende medio-grandi, mentre per le piccole imprese i prestiti hanno continuato a diminuire: -2,8%.

Ed è qui che il dato diventa particolarmente interessante per l’agricoltura.

La contraddizione: cresce il credito agricolo, ma diminuisce quello alle piccole imprese

Gran parte delle aziende agricole calabresi non assomiglia a una grande società agroindustriale.

Sono imprese individuali, attività familiari, aziende con pochi ettari, spesso caratterizzate da una struttura patrimoniale semplice e da un fatturato che può cambiare sensibilmente da un’annata all’altra. Per una banca queste caratteristiche contano.

Il credito non viene concesso perché un investimento è utile all’agricoltura o perché l’azienda possiede un buon prodotto. La banca deve valutare soprattutto la capacità futura del debitore di restituire capitale e interessi.

Ed è qui che l’agricoltura presenta una difficoltà particolare.

Il reddito non arriva ogni mese con la stessa regolarità. Un agrumicoltore può sostenere costi per quasi un anno prima di vendere il raccolto. Un olivicoltore può avere un’ottima annata e quella successiva una produzione molto più bassa. Un allevatore è esposto alle oscillazioni dei prezzi dei mangimi. Un produttore può perdere parte del raccolto per siccità, grandine o alluvione.

Il rischio agricolo, quindi, non coincide soltanto con il rischio imprenditoriale tradizionale.

La banca guarda al reddito, non soltanto alla terra

Per decenni si è pensato che possedere terreni fosse sufficiente per ottenere credito. Oggi non è più così.

Una proprietà agricola può certamente rappresentare una garanzia, ma una banca valuta anche redditività, indebitamento esistente, regolarità dei pagamenti, capacità di generare cassa e sostenibilità del nuovo finanziamento.

Dieci ettari possono avere valori completamente diversi se si tratta di un agrumeto produttivo nella Piana di Sibari, di un vigneto organizzato con contratti commerciali oppure di terreni frammentati in una zona interna difficilmente commerciabile.

Anche il valore patrimoniale, quindi, non sempre si traduce automaticamente in capacità di ottenere un prestito.

Per le aziende più piccole si aggiunge un altro problema: spesso il bilancio economico dell’impresa e quello della famiglia sono strettamente collegati. E quando mancano una contabilità strutturata, uno storico finanziario facilmente leggibile o flussi di cassa prevedibili, l’istruttoria bancaria diventa più complessa.

Quanto costa oggi prendere soldi in prestito in Calabria

Anche quando il credito viene concesso, resta il problema del costo. Secondo la Banca d’Italia, nel quarto trimestre del 2025 il tasso medio sui nuovi finanziamenti destinati agli investimenti delle imprese calabresi era intorno al 5%.

Per i prestiti utilizzati invece per sostenere l’operatività corrente – quindi scoperti, finanziamenti revolving e altre forme utilizzate per la liquidità – il costo arrivava mediamente al 6,8%.

I tassi erano scesi rispetto all’anno precedente, ma continuavano a essere superiori alla media nazionale: 0,7 punti percentuali in più sui finanziamenti per investimenti e 1,9 punti in più sul credito destinato all’operatività corrente. Nel primo trimestre del 2026 si è registrato inoltre un lieve nuovo aumento del costo del credito. Per un’azienda agricola la differenza non è marginale.

Un punto percentuale in più su un finanziamento di centinaia di migliaia di euro, distribuito su diversi anni, può significare migliaia di euro di costi aggiuntivi.

Il caso del trattore da 100mila euro

Immaginiamo un’azienda agricola calabrese che debba acquistare un trattore e altre attrezzature per complessivi 100mila euro.

L’imprenditore può disporre di una parte delle risorse, magari 20 o 30mila euro, e chiedere alla banca di finanziare il resto.

A quel punto non sarà sufficiente dimostrare che il mezzo serve.

La banca dovrà capire se nei successivi cinque, sette o dieci anni l’azienda sarà in grado di sostenere le rate. Verranno quindi osservati fatturato, redditività, debiti già presenti, movimentazioni del conto, patrimonio, eventuali contributi pubblici e garanzie disponibili.

Se l’azienda fattura regolarmente, vende attraverso contratti stabili e presenta una posizione patrimoniale equilibrata, il finanziamento sarà più semplice.

Se invece si tratta di una piccola impresa con reddito molto variabile e poco patrimonio libero da ipoteche, l’operazione può diventare più difficile oppure richiedere garanzie aggiuntive.

Il paradosso dei contributi pubblici: avere un finanziamento non significa avere subito i soldi

Esiste poi una questione tipicamente agricola. Molti investimenti vengono realizzati attraverso bandi regionali, fondi della Pac e contributi del Complemento di sviluppo rurale.

Sulla carta l’impresa può avere diritto a una percentuale importante di contributo pubblico. Ma tra concessione dell’aiuto, realizzazione dell’investimento, rendicontazione e pagamento può esserci un intervallo temporale durante il quale l’azienda deve comunque disporre di denaro.

Ed è spesso proprio in quel momento che entra in gioco la banca.

Il contributo pubblico può quindi ridurre il costo finale dell’investimento, ma non elimina necessariamente il problema della liquidità necessaria per realizzarlo.

La Regione Calabria sta cercando di abbreviare questi passaggi. Nel luglio 2026 ha annunciato nuove procedure per semplificare l’accesso agli investimenti del CSR, eliminando in alcuni casi l’obbligo di presentare preventivi nella fase iniziale e puntando a ridurre i tempi delle graduatorie.

Anche la velocità dei pagamenti pubblici, dunque, diventa indirettamente una questione creditizia.

Quando i contributi Pac diventano liquidità

Il problema è ben conosciuto anche sul fronte dei pagamenti agricoli ordinari.

Nel 2025 Arcea ha erogato oltre 248 milioni di euro alle aziende agricole calabresi, mentre nel 2026 sono proseguite le liquidazioni relative alla Domanda unica e agli interventi della programmazione agricola.

Per le imprese questi pagamenti non rappresentano soltanto contributi.

Sono liquidità che può servire per acquistare carburante, concimi, sementi, pagare lavoratori, fornitori e rate.

Quando le entrate pubbliche arrivano rapidamente, il fabbisogno di credito bancario diminuisce. Quando invece un pagamento viene rinviato, l’azienda può essere costretta a chiedere anticipazioni o utilizzare linee di credito a breve termine, generalmente più costose.

ISMEA: la garanzia che può cambiare la risposta della banca

Per ridurre il problema delle garanzie esiste un soggetto pubblico fondamentale: ISMEA.

L’Istituto dispone di strumenti specifici per facilitare il rapporto tra banche e imprese agricole. La garanzia diretta ordinaria può arrivare a coprire fino all’80% del finanziamento per le imprese agricole, entro i limiti previsti, riducendo il rischio sopportato dalla banca.

Il principio è semplice.

Se un agricoltore chiede 200mila euro e non dispone di garanzie sufficienti, l’intervento di un garante pubblico può rendere l’operazione bancariamente più sostenibile.

La garanzia, però, non trasforma automaticamente un progetto economicamente debole in un progetto finanziabile.

La banca continua a effettuare la propria valutazione e l’impresa deve comunque dimostrare di poter restituire il denaro.

ISMEA stessa spiega che il sistema delle garanzie serve proprio a mitigare il rischio dell’intermediario, ridurre gli assorbimenti patrimoniali e favorire una maggiore disponibilità di capitale verso le imprese agricole.

Per i giovani esistono strade alternative alla banca tradizionale

Il mercato del credito agricolo non passa più esclusivamente attraverso lo sportello bancario.

Per giovani e nuove imprese esistono strumenti come Generazione Terra, che finanzia l’acquisto dei terreni. L’intervento può arrivare fino a 1,5 milioni di euro per giovani imprenditori agricoli e startupper con esperienza, con durate che possono raggiungere i trent’anni. Per l’edizione 2026 la dotazione complessiva è di 120 milioni di euro.

ISMEA gestisce inoltre strumenti di finanza agevolata, contributi, mutui a tasso zero e interventi destinati allo sviluppo delle imprese agricole.

Sono strumenti importanti proprio perché cercano di coprire quella parte di mercato nella quale il credito bancario tradizionale incontra maggiori difficoltà: giovani senza patrimonio, imprese che devono acquistare terra, progetti innovativi che non hanno ancora uno storico di fatturato.

Anche avere una banca vicino sta diventando meno scontato

Esiste infine una questione territoriale che in Calabria assume un peso particolare.

Alla fine del 2025 gli sportelli bancari presenti nella regione erano scesi da 313 a 302, con una riduzione del 3,5% in un solo anno.

La Calabria dispone di appena 16 sportelli ogni 100mila abitanti, circa la metà della media italiana, e soltanto un comune calabrese su quattro ospita almeno una filiale bancaria.

Per una grande impresa che dispone di consulenti, home banking e rapporti con direzioni corporate il problema è relativo.

Per un piccolo agricoltore di un comune interno il rapporto personale con una filiale, con un direttore che conosce l’azienda e il territorio, può invece continuare ad avere un valore importante.

La progressiva desertificazione bancaria rischia quindi di pesare soprattutto sulle imprese più piccole e meno digitalizzate.

Il vero confine è tra aziende “bancabili” e aziende che non lo sono

I dati raccontano quindi una situazione più complessa dello slogan secondo cui “le banche non danno soldi all’agricoltura”.

Nel 2025 il credito al settore agricolo calabrese è aumentato del 7,3%. Il denaro, dunque, sta tornando verso il comparto.

Ma contemporaneamente i prestiti alle piccole imprese regionali continuano a diminuire.

Il vero confine non passa più semplicemente tra agricoltura e altri settori. Passa tra impresa capace di presentarsi alla banca con numeri, patrimonio, flussi finanziari e progetto credibile e impresa che, pur producendo realmente, resta difficile da valutare secondo i criteri ordinari del credito.

Ed è proprio questa seconda categoria a essere numerosa nelle campagne calabresi.

La domanda non è soltanto “quanto vale il terreno?”, ma “quanto guadagnerà l’azienda?”

Per molti anni l’agricoltura italiana ha costruito il rapporto con le banche attorno alla proprietà fondiaria.

Il futuro sarà diverso.

Con un clima più incerto, prezzi agricoli variabili, investimenti tecnologici sempre più costosi e imprese chiamate a modernizzarsi, la capacità di accedere al credito dipenderà sempre più dalla qualità economica dell’azienda.

Un’impresa con contabilità chiara, assicurazioni, contratti di vendita, produzioni diversificate, una buona gestione finanziaria e un piano credibile avrà maggiori possibilità di ottenere denaro.

Un’azienda che dispone soltanto del terreno ma non riesce a dimostrare come produrrà il reddito necessario a restituire il finanziamento incontrerà difficoltà crescenti.

È qui che si gioca una delle partite decisive per l’agricoltura calabrese.

Perché i contributi pubblici possono finanziare una parte degli investimenti e le garanzie possono aiutare la banca a correre meno rischi. Ma nessun settore può crescere soltanto aspettando un bando.

Per comprare un trattore, costruire un magazzino, realizzare un nuovo impianto, acquistare terreni o semplicemente superare una stagione difficile serve capitale.

E per migliaia di imprese agricole calabresi la vera domanda dei prossimi anni sarà proprio questa: quando quel capitale servirà, la banca considererà l’azienda abbastanza solida da prestarglielo?