Assicurazioni agricole, il costo di proteggere i raccolti lascia scoperte molte aziende calabresi
Nel 2025 Condifesa Calabria ha assicurato produzioni e strutture per oltre 35 milioni di euro, coinvolgendo 292 aziende

Un agricoltore può lavorare per mesi, sostenere i costi delle sementi, dei fertilizzanti, dell'irrigazione e della manodopera, programmare la raccolta e organizzare la vendita dei prodotti. Poi arriva una grandinata, un'alluvione oppure un periodo prolungato di siccità. Nel giro di poche ore, o nell'arco di alcune settimane, una parte consistente del reddito atteso può scomparire. È uno dei rischi più importanti dell'attività agricola, particolarmente rilevante in Calabria, dove produzioni come agrumi, olive, ortaggi e frutta rappresentano una componente fondamentale dell'economia rurale.
Negli ultimi anni la frequenza e l'intensità di alcuni eventi meteorologici hanno riportato al centro una questione spesso trascurata: quanto costa proteggere economicamente un raccolto e quante aziende possono realmente permettersi di assicurarlo? La risposta non riguarda soltanto il prezzo delle polizze. Entrano in gioco le condizioni contrattuali, le franchigie, i rischi coperti, i contributi pubblici e i tempi necessari per ricevere un eventuale risarcimento. Per molte imprese, soprattutto quelle di dimensioni ridotte, stipulare una copertura assicurativa può rappresentare una spesa aggiuntiva difficile da sostenere. Rinunciare alla polizza, tuttavia, significa esporsi alla possibilità che una calamità comprometta non soltanto il raccolto dell'anno, ma anche la liquidità necessaria per affrontare la stagione successiva. È una scelta economica complessa, che mette gli agricoltori davanti a due rischi differenti: sostenere oggi una spesa certa oppure affrontare domani una perdita potenzialmente molto più elevata.
Condifesa Calabria, oltre 35 milioni di euro assicurati nel 2025
Una fotografia del mercato regionale arriva dai risultati della campagna assicurativa 2025, diffusi nel giugno 2026 da Condifesa Calabria, il Consorzio di difesa delle produzioni agricole. Secondo i dati comunicati dall'organizzazione, nel 2025 sono stati assicurati complessivamente circa 35,3 milioni di euro di produzioni e strutture, con 292 aziende agricole coinvolte. I premi assicurativi complessivi hanno raggiunto quasi 2,13 milioni di euro, nell'ambito di un sistema che prevede il sostegno pubblico attraverso gli strumenti della Politica agricola comune. Il valore delle sole produzioni vegetali assicurate è salito a 29,36 milioni di euro, con una crescita del 6,2% rispetto all'anno precedente. Ancora più significativo è l'aumento delle superfici protette, passate da 3.041 ettari nel 2024 a 4.142 ettari nel 2025, pari a un incremento del 36,2%. Sono risultati che indicano un maggiore utilizzo degli strumenti assicurativi da parte delle imprese aderenti al Consorzio. Occorre però precisare che questi numeri si riferiscono all'attività di Condifesa Calabria e non rappresentano necessariamente l'intero mercato delle assicurazioni agricole regionali. Per conoscere il numero complessivo delle aziende calabresi assicurate occorre considerare anche gli eventuali contratti sottoscritti attraverso altri canali e confrontare i dati con le rilevazioni ufficiali nazionali. Il quadro rimane comunque indicativo di una crescita dell'attenzione verso la gestione dei rischi, in una regione dove le imprese devono confrontarsi con condizioni climatiche sempre più difficili da prevedere.
Il confronto nazionale: soltanto l'8% delle aziende agricole assicura le colture
Le difficoltà nella diffusione delle polizze non riguardano esclusivamente la Calabria. Secondo i dati ISMEA relativi alla campagna 2025, il valore complessivo delle produzioni e delle strutture coperte dalle assicurazioni agricole agevolate in Italia ha raggiunto circa 9,94 miliardi di euro, con un incremento del 3% rispetto al 2024. Ma dietro la crescita del valore economico emerge un fenomeno differente. Per le produzioni vegetali, le aziende assicurate sono state 57.047, in diminuzione del 3% rispetto all'anno precedente. La superficie coperta si è attestata intorno a 1,22 milioni di ettari, con una riduzione del 4%. In termini complessivi, le polizze sulle colture hanno interessato circa il 10% della superficie agricola utilizzata nazionale e soltanto l'8% delle aziende agricole attive. Significa che la maggior parte delle imprese italiane continua a operare senza una polizza agevolata specifica sulle produzioni vegetali. La distribuzione territoriale è inoltre profondamente disomogenea. Circa l'80% del valore assicurato nazionale si concentra nelle regioni settentrionali, mentre il Mezzogiorno presenta livelli di partecipazione decisamente inferiori. Questa differenza non può essere spiegata attraverso un unico fattore. Incidono le caratteristiche delle colture, le dimensioni delle aziende, la disponibilità economica, la conoscenza degli strumenti assicurativi e le condizioni offerte dal mercato. Ma il dato solleva una questione importante: proprio nelle aree agricole caratterizzate da imprese piccole e spesso meno capitalizzate, l'accesso alla protezione assicurativa può risultare più difficile.
Polizze agricole, quanto costa assicurare una produzione da 100mila euro
Il costo di una polizza dipende da numerosi elementi: valore della produzione, coltura, localizzazione, rischi assicurati, precedenti sinistri, franchigie e condizioni contrattuali. Non esiste quindi una tariffa unica per l'agricoltura calabrese. Per comprendere il problema, si può utilizzare un esempio puramente illustrativo. Un'azienda che assicura una produzione del valore di 100mila euro con una tariffa dell'8% dovrebbe sostenere un premio lordo di 8mila euro. Se sulla totalità di quel premio fosse riconosciuto un contributo pubblico effettivo del 70%, la quota economica finale a carico dell'impresa sarebbe di 2.400 euro. Con una tariffa del 12%, invece, il premio lordo salirebbe a 12mila euro e la quota residua, nella medesima ipotesi di contribuzione, arriverebbe a 3.600 euro. Si tratta di una simulazione, non di un preventivo riferito a un'azienda reale. Il contributo pubblico, infatti, non si calcola necessariamente sull'intero premio pagato, ma sulla spesa considerata ammissibile secondo i parametri e le disposizioni applicabili. Inoltre, il sostegno può essere riconosciuto attraverso procedure che non coincidono sempre con il momento in cui l'impresa deve sostenere il pagamento. Per una piccola azienda familiare, alcune migliaia di euro rappresentano comunque una spesa significativa. L'agricoltore deve decidere se destinare quelle risorse alla protezione del raccolto oppure utilizzarle per acquistare materiali, effettuare lavorazioni o finanziare investimenti produttivi. La copertura assicurativa diventa così parte delle decisioni finanziarie dell'impresa.
Contributi pubblici fino al 70%, ma il sostegno non elimina tutte le spese
La Politica agricola comune 2023-2027 prevede specifici strumenti per sostenere la gestione del rischio in agricoltura. Attraverso l'intervento SRF.01, le imprese possono accedere a contributi destinati a ridurre il costo delle polizze assicurative agevolate, nel rispetto delle condizioni previste dal Piano di gestione dei rischi in agricoltura. Il sistema contempla una contribuzione pubblica che, per le coperture ammi sibili, può arrivare fino al 70% della spesa riconosciuta. È un sostegno importante, perché permette di ridurre sensibilmente il costo effettivo della protezione. Tuttavia, un contributo elevato in termini percentuali non significa necessariamente una polizza economicamente accessibile a tutte le imprese. Se il premio iniziale è molto alto, anche la quota residua può risultare impegnativa. Inoltre, la presenza di parametri contributivi può determinare differenze tra il premio contrattuale e la spesa sulla quale viene effettivamente calcolato l'aiuto. Per il 2026 il Ministero dell'Agricoltura ha aggiornato le disposizioni relative alle assicurazioni agevolate, introducendo anche meccanismi di salvaguardia destinati a favorire l'accessibilità delle coperture. Rimane però fondamentale valutare l'effettivo funzionamento del sistema dal punto di vista delle aziende. Quanto deve anticipare l'agricoltore? Quando viene riconosciuto il contributo? Quanta parte del premio rimane definitivamente a suo carico? Sono domande che incidono direttamente sulla convenienza economica delle polizze.
Franchigie, soglie di danno ed esclusioni: assicurato non significa risarcito integralmente
Il costo della copertura è soltanto uno degli aspetti da considerare. Una polizza agricola non garantisce necessariamente il rimborso integrale di tutte le perdite subite. Le condizioni contrattuali possono prevedere franchigie, limiti di indennizzo, soglie di accesso e specifiche esclusioni. Il risultato è che due aziende colpite dallo stesso evento meteorologico potrebbero ricevere risarcimenti differenti, in base alle caratteristiche dei rispettivi contratti. Un agricoltore potrebbe aver assicurato il raccolto contro la grandine, ma non disporre della stessa protezione per altri fenomeni. Oppure potrebbe subire un danno economico rilevante senza raggiungere la soglia necessaria per ottenere un indennizzo. Per questo è importante distinguere tra valore assicurato e valore effettivamente risarcibile. Il primo indica l'importo preso a riferimento per la copertura. Il secondo dipende dal danno riconosciuto e dalle condizioni applicabili. La complessità aumenta quando si devono verificare le cause del danno e il momento in cui si è verificato. Una coltivazione può essere compromessa da più fattori: scarsità d'acqua, temperature elevate, vento, precipitazioni intense e malattie delle piante. Attribuire correttamente la perdita a un evento coperto dalla polizza può richiedere accertamenti tecnici. Per l'agricoltore, quindi, stipulare un'assicurazione rappresenta soltanto il primo passaggio. La protezione effettiva dipende da ciò che il contratto garantisce nel momento del sinistro.
Alluvioni, siccità e gelo: il ruolo del fondo nazionale AgriCat
Accanto alle assicurazioni agevolate opera il Fondo mutualistico nazionale AgriCat, introdotto nell'ambito della PAC 2023-2027. Il fondo è stato istituito per fornire una protezione di base contro eventi catastrofali quali alluvioni, siccità, gelo e brina. La copertura riguarda le aziende agricole beneficiarie dei pagamenti diretti della PAC, secondo le condizioni previste dalla normativa e dal regolamento del fondo. Il sistema viene alimentato anche attraverso un prelievo del 3% sui pagamenti diretti interessati, integrato dalle risorse europee destinate alla gestione del rischio. La finalità è estendere una forma di protezione anche alle imprese che non sottoscrivono una polizza assicurativa volontaria. Si tratta di un cambiamento importante rispetto a un modello basato esclusivamente sulle assicurazioni individuali e sugli interventi straordinari successivi alle calamità. Ma la presenza di AgriCat non significa che ogni danno climatico venga automaticamente risarcito. Il fondo opera per eventi specifici e secondo criteri che tengono conto della natura del fenomeno, dell'entità delle perdite e delle condizioni stabilite dalle disposizioni applicabili. Inoltre, la tutela mutualistica di base non coincide necessariamente con quella garantita da una polizza assicurativa più ampia. Per alcune aziende può rappresentare una protezione minima fondamentale. Per altre, soprattutto quelle esposte a rischi differenti, può essere necessario valutare ulteriori strumenti. Il problema è rendere comprensibile il rapporto tra le diverse forme di copertura, evitando che gli agricoltori scoprano soltanto dopo una calamità quali danni risultino effettivamente indennizzabili.
Denunciare un danno non basta: procedure e scadenze del fondo AgriCat
Una delle criticità maggiori riguarda la gestione amministrativa degli eventi calamitosi. Per ottenere un indennizzo dal fondo AgriCat, le imprese devono rispettare specifiche procedure di denuncia e documentazione del danno. Le modalità sono state aggiornate nel corso del 2026, con disposizioni differenziate in relazione alla tipologia di evento. Secondo le comunicazioni pubblicate a settembre, per gli eventi di gelo, brina e siccità verificatisi durante il 2026 è stato previsto il termine del 15 gennaio 2027 per la presentazione delle denunce. Per le alluvioni rimane invece il termine di sessanta giorni dall'evento, sempre nel rispetto della scadenza finale prevista. Queste differenze dimostrano quanto sia importante conoscere le procedure applicabili. Un agricoltore può subire un danno effettivo, ma incontrare difficoltà nell'accesso agli indennizzi se non presenta la documentazione nei tempi e nelle modalità previste. Per molte imprese, la gestione delle pratiche richiede il supporto di centri di assistenza agricola, consulenti e organismi specializzati. Il problema diventa particolarmente delicato nelle aree interne, dove l'età media elevata degli operatori e le difficoltà nell'utilizzo degli strumenti digitali possono complicare l'accesso alle procedure. La protezione del reddito agricolo dipende quindi anche dalla capacità del sistema amministrativo di informare tempestivamente le imprese e assisterle nella presentazione delle richieste.
Le calamità del 2026 e la fragilità economica delle aziende calabresi
La necessità di rafforzare gli strumenti di protezione è emersa con particolare evidenza durante il 2026. La Calabria è stata interessata da eventi meteorologici che hanno provocato danni alle produzioni e alle infrastrutture agricole. Tra gennaio e febbraio, il passaggio dei cicloni Harry e Nils ha determinato allagamenti, esondazioni e criticità in diversi comprensori. Le relazioni tecniche richiamate nell'ambito delle procedure regionali per il riconoscimento delle calamità hanno evidenziato perdite particolarmente rilevanti nelle aree colpite. Per alcune colture orticole in pieno campo sono state stimate incidenze medie di danno fino al 70%, mentre per gli agrumi e gli olivi sono stati riportati valori differenti. Si tratta di valutazioni riferite ai territori interessati dagli eventi, non di percentuali applicabili all'intera agricoltura calabrese. Ma bastano a comprendere quanto possa essere grave l'impatto economico di una calamità. Un'azienda può aver già sostenuto gran parte dei costi quando il raccolto viene danneggiato. La perdita dei ricavi non elimina le spese affrontate durante i mesi precedenti. E se il risarcimento non arriva, oppure copre soltanto una parte della perdita, l'agricoltore deve trovare risorse per affrontare la stagione successiva. Questo può significare utilizzare risparmi, ricorrere al credito bancario o rinviare investimenti necessari. Nei casi più difficili, una successione di eventi sfavorevoli può compromettere la continuità dell'attività.
Agrumi, olive e actinidia: le colture assicurate in Calabria
I dati di Condifesa Calabria mostrano che il mercato regionale presenta caratteristiche specifiche.
Nel 2025 la crescita delle produzioni vegetali assicurate è stata sostenuta anche dall'aumento delle coperture per actinidia e olive da olio.
Il Consorzio ha segnalato che, nonostante la crescita del valore assicurato, i premi relativi alle produzioni vegetali si sono ridotti di circa l'11,3% rispetto al 2024.
Il risultato è stato ricondotto anche alla diminuzione delle tariffe per alcune colture, tra cui le olive destinate alla produzione di olio.
È un elemento importante perché dimostra che il costo assicurativo non cresce necessariamente in maniera uniforme.
Le tariffe possono diminuire per alcune produzioni e aumentare o rimanere elevate per altre.
La convenienza dipende anche dal tipo di rischio che l'azienda intende coprire.
Per gli agrumi, la grandine può danneggiare direttamente la qualità commerciale dei frutti.
Per gli oliveti, vento e grandine possono provocare la caduta anticipata delle olive e compromettere la produzione.
Per le colture orticole, gli eventi atmosferici intensi possono causare danni rapidi e particolarmente estesi.
Ogni comparto presenta quindi esigenze differenti, che richiedono strumenti assicurativi adatti alle caratteristiche produttive.
Assicurazioni zootecniche, oltre cinque milioni di euro di valore protetto
La gestione del rischio non riguarda soltanto le coltivazioni.
Anche gli allevamenti devono confrontarsi con eventi capaci di compromettere il patrimonio produttivo e la continuità economica.
Secondo Condifesa Calabria, nel 2025 il valore assicurato delle produzioni zootecniche ha raggiunto 5,28 milioni di euro, con premi pari a circa 109mila euro.
Le coperture si concentrano soprattutto sugli allevamenti bovini da latte, particolarmente esposti a rischi sanitari e a possibili conseguenze economiche sulla produzione.
Un problema sanitario può richiedere spese veterinarie straordinarie, determinare una riduzione della produzione oppure comportare la perdita di capi.
Per gli allevatori, il rischio assume quindi una dimensione differente rispetto a quella delle colture vegetali, ma può avere conseguenze altrettanto significative.
Anche in questo settore è fondamentale comprendere quali eventi siano coperti e quali condizioni determinino il diritto all'indennizzo.
Il fatto che un'azienda possieda una copertura non significa che ogni perdita sanitaria o produttiva rientri automaticamente tra i rischi assicurati.
La corretta informazione diventa quindi uno strumento essenziale per evitare aspettative non corrispondenti alle condizioni contrattuali.
Polizze parametriche, una nuova strada per proteggere gli oliveti calabresi
Tra gli strumenti che stanno attirando maggiore attenzione figurano le assicurazioni parametriche.
A differenza delle polizze tradizionali, queste coperture collegano il riconoscimento dell'indennizzo al verificarsi di condizioni predeterminate, misurate attraverso specifici indicatori.
Possono essere utilizzati parametri meteorologici o altri indici costruiti in relazione al rischio assicurato.
Il vantaggio potenziale consiste nella possibilità di rendere più oggettiva e rapida la verifica di alcune condizioni che danno diritto all'indennizzo.
Tuttavia, esiste anche un limite: il parametro utilizzato potrebbe non corrispondere perfettamente al danno effettivamente subito dalla singola azienda.
Per questo la progettazione della copertura è particolarmente importante.
In Calabria, Condifesa ha confermato per il 2026 una polizza parametrica dedicata alla mosca dell'olivo, uno dei principali problemi fitosanitari dell'olivicoltura regionale.
La copertura combina garanzie relative a grandine e vento forte con un indice collegato al rischio di insorgenza della mosca olearia.
Si tratta di uno strumento che mira a rispondere alle esigenze specifiche di una produzione fondamentale per l'economia agricola calabrese.
La sua diffusione dipenderà dalla capacità di offrire condizioni comprensibili e convenienti per le imprese.
Sarà inoltre necessario verificare nel tempo quanto i parametri utilizzati corrispondano alle perdite effettive e quale protezione economica riescano a garantire.
Cinquanta stazioni meteorologiche per migliorare la gestione dei rischi
La prevenzione e la gestione dei danni agricoli dipendono sempre più dalla disponibilità di informazioni meteorologiche accurate.
Condifesa Calabria ha annunciato la partecipazione a un progetto collegato al PNRR che prevede l'installazione di 50 stazioni meteorologiche sul territorio agricolo regionale.
L'obiettivo è migliorare l'osservazione delle condizioni atmosferiche e fornire informazioni utili per la previsione e la gestione dei rischi.
La disponibilità di dati territoriali più precisi può contribuire a costruire strumenti assicurativi maggiormente aderenti alle caratteristiche delle singole aree produttive.
Può inoltre aiutare le aziende a programmare alcune operazioni agricole, valutare le condizioni di rischio e adottare misure preventive.
Le stazioni meteorologiche, però, non eliminano il pericolo di grandinate, alluvioni o siccità.
Il loro valore dipende dalla qualità dei dati raccolti, dalla continuità del monitoraggio e dalla capacità di trasformare le informazioni in servizi realmente utilizzabili dagli agricoltori.
Anche in questo caso, l'investimento infrastrutturale deve essere accompagnato da competenze e strumenti operativi.
Piccole aziende agricole, la protezione rischia di diventare un investimento per pochi
La diffusione limitata delle polizze solleva una questione strutturale.
L'agricoltura calabrese è caratterizzata da numerose imprese di dimensioni contenute, spesso a conduzione familiare.
Per queste realtà, destinare una parte del bilancio alle assicurazioni può risultare più difficile rispetto alle imprese con maggiori disponibilità finanziarie.
Una grande azienda può distribuire il costo della protezione su superfici più estese e su un valore produttivo superiore.
Una piccola impresa, invece, deve confrontarsi con spese amministrative, costi fissi e margini economici che possono ridurre la convenienza della copertura.
Non significa che le polizze siano sempre più care, in proporzione, per le aziende minori. Le condizioni dipendono dal tipo di rischio e dalle caratteristiche contrattuali.
Ma la capacità di sostenere il premio può essere diversa.
Il problema è aggravato dalla necessità di affrontare contemporaneamente altri investimenti: irrigazione, energia, macchinari, manutenzione e ammodernamento delle colture.
In questo contesto, l'assicurazione rischia di essere considerata una spesa rinviabile.
La decisione può apparire conveniente durante una stagione favorevole, ma diventare economicamente molto onerosa quando si verifica un evento calamitoso.
Il rischio è che la protezione del reddito agricolo sia più accessibile proprio alle imprese che dispongono già di maggiori strumenti per affrontare le difficoltà.
Risarcimenti e tempi di pagamento, il problema della liquidità dopo una calamità
Un altro aspetto decisivo riguarda i tempi necessari per ottenere un indennizzo.
Dopo un evento meteorologico, l'agricoltore deve spesso intervenire rapidamente per salvare ciò che rimane della produzione e ripristinare le condizioni operative dell'azienda.
Può essere necessario riparare serre, sostituire materiali, ripristinare impianti irrigui o effettuare nuove lavorazioni.
Sono spese che devono essere sostenute anche quando il risarcimento non è stato ancora quantificato.
Per questo il tempo che intercorre tra la denuncia del sinistro e il pagamento assume una rilevanza economica fondamentale.
Non esiste un termine unico valido per tutte le polizze, perché le procedure dipendono dalla tipologia di copertura, dagli accertamenti e dalle condizioni contrattuali.
Ma il problema della liquidità rimane comune. Un indennizzo riconosciuto dopo molti mesi può rappresentare un sostegno importante, senza però eliminare le difficoltà affrontate dall'azienda nel periodo precedente.
Sarebbe quindi utile disporre di dati regionali sui tempi medi di liquidazione, sugli importi richiesti e su quelli effettivamente riconosciuti.
Una maggiore trasparenza permetterebbe agli agricoltori di valutare meglio la convenienza delle coperture e alle istituzioni di individuare eventuali criticità del sistema.
Dall'emergenza alla prevenzione, il ruolo delle istituzioni e delle organizzazioni agricole
La gestione del rischio non può essere affidata esclusivamente alle decisioni delle singole aziende.
Regione, organizzazioni agricole, consorzi di difesa, centri di assistenza e istituzioni nazionali possono contribuire a migliorare l'accessibilità degli strumenti disponibili.
Uno dei primi obiettivi dovrebbe essere la diffusione di informazioni chiare.
Gli agricoltori devono poter conoscere il costo effettivo delle polizze, le garanzie previste, i contributi disponibili e le condizioni necessarie per ottenere un indennizzo.
La formazione può essere particolarmente utile per le imprese che non hanno mai sottoscritto una copertura e che potrebbero incontrare difficoltà nella valutazione delle offerte.
Un altro elemento riguarda la possibilità di sviluppare strumenti mutualistici capaci di distribuire il rischio tra più partecipanti.
Il sistema nazionale prevede già forme di mutualità che possono integrare le assicurazioni tradizionali.
Per la Calabria, la sfida consiste nel verificare quali soluzioni siano maggiormente adatte alle caratteristiche delle produzioni regionali.
La protezione dovrebbe essere costruita considerando i rischi concreti delle aziende, evitando strumenti troppo complessi o economicamente poco convenienti.
Calabria, servono dati per capire quante aziende restano davvero scoperte
Il bilancio 2025 di Condifesa Calabria registra una crescita delle superfici protette e del valore assicurato.
Si tratta di segnali incoraggianti, che mostrano una maggiore attenzione verso la protezione economica delle produzioni.
Ma la diffusione complessiva delle assicurazioni agricole rimane una questione aperta.
Per valutare correttamente la situazione regionale servirebbe una fotografia dettagliata del numero delle aziende assicurate, distinta per provincia, coltura, dimensione economica e tipologia di garanzia. Sarebbe importante conoscere anche i premi medi, l'incidenza dei contributi pubblici e i risarcimenti effettivamente riconosciuti. Il confronto con la superficie agricola regionale permetterebbe inoltre di comprendere quale quota delle produzioni sia protetta dalle polizze agevolate e quali comparti presentino le maggiori difficoltà. È altrettanto necessario distinguere tra aziende prive di assicurazione privata e aziende che beneficiano della copertura mutualistica di base di AgriCat. Le due condizioni non sono equivalenti. Un'impresa può non possedere una polizza volontaria, ma essere comunque compresa tra i beneficiari della tutela nazionale contro determinati eventi catastrofali. Questo non significa, tuttavia, che disponga della stessa protezione economica di un'azienda coperta anche da garanzie assicurative integrative. Misurare il livello effettivo di protezione significa conoscere non soltanto quante aziende risultano assicurate, ma anche quali perdite rimangono a loro carico quando si verifica una calamità.
Assicurare il raccolto deve diventare una scelta sostenibile per le imprese agricole
La Calabria deve confrontarsi con un'agricoltura sempre più esposta alla variabilità meteorologica e ai costi crescenti della produzione. La disponibilità di strumenti assicurativi rappresenta una componente importante della capacità delle imprese di resistere agli eventi sfavorevoli. Ma il loro utilizzo dipende dalla sostenibilità economica, dalla comprensibilità delle condizioni e dalla fiducia degli agricoltori nel funzionamento del sistema. Le polizze agevolate, il fondo AgriCat e gli strumenti mutualistici offrono possibilità differenti, che possono contribuire a ridurre l'esposizione delle aziende. Nessuno di questi meccanismi, però, elimina completamente il rischio. La protezione deve essere accompagnata da investimenti nella prevenzione, nella gestione delle risorse idriche, nella sicurezza delle infrastrutture e nell'adattamento delle tecniche produttive. Perché assicurare una coltivazione significa proteggere economicamente una parte del suo valore, ma prevenire i danni significa anche cercare di evitare che quel valore venga compromesso. Le due strategie devono procedere insieme.
Il problema principale rimane rendere questi strumenti accessibili a un numero maggiore di imprese, soprattutto a quelle che dispongono di risorse economiche limitate.
Il vero costo di un raccolto non assicurato non si misura durante una stagione favorevole, ma quando una calamità cancella mesi di lavoro e l'azienda deve trovare da sola le risorse per ricominciare.
La Calabria ha iniziato ad ampliare le superfici protette, ma il percorso verso una gestione del rischio realmente diffusa è ancora lungo.
La sfida non consiste soltanto nell'aumentare il valore delle produzioni assicurate. Consiste nel garantire che un numero crescente di agricoltori possa affrontare eventi meteorologici e calamità senza mettere a rischio la sopravvivenza economica della propria impresa.
Perché un'assicurazione agricola dovrebbe rappresentare uno strumento ordinario di protezione del lavoro, non un investimento accessibile soltanto a chi può permettersi di perdere un raccolto.