Reggio Calabria, smantellato supermarket della droga aperto giorno e notte: 32 arresti
Maxi blitz della Polizia nel quartiere di via Sbarre Inferiori. Gli investigatori descrivono una zona trasformata in una piazza di spaccio permanente controllata da nuclei della comunità Rom
Era un vero e proprio supermarket della droga operativo giorno e notte. E anche alle 3.30 della scorsa notte, quando oltre 200 uomini della Polizia di Stato hanno fatto scattare il maxi blitz coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, la piazza di spaccio risultava ancora pienamente attiva.
L’operazione ha portato all’arresto di 32 persone, una delle quali posta ai domiciliari, accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, estorsione, furto e danneggiamento.
Il blitz è stato illustrato nel corso di una conferenza stampa alla presenza del procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli, del procuratore aggiunto Walter Ignazzitto, del pm Nicola De Caria, del questore Paolo Sirna e del dirigente della Squadra Mobile Gianfranco Minissale.
Secondo quanto emerso dalle indagini, le attività criminali sarebbero state concentrate in particolare nella frazione Concessa di Catona e nel rione Marconi, dove gli investigatori hanno documentato una strutturata attività di stoccaggio e vendita di sostanze stupefacenti.
Una parte della città trasformata in enclave dello spaccio
Per gli inquirenti, una parte del territorio cittadino sarebbe stata progressivamente trasformata in una vera enclave controllata dalla criminalità e dedicata quasi esclusivamente al traffico di droga.
“La cosa significativa è notare come una parte della città fosse stata, di fatto, dedicata quasi esclusivamente a questa attività” ha spiegato il procuratore reggino durante l’incontro con la stampa.
Una situazione che, secondo la Procura, avrebbe pesantemente condizionato anche la vita quotidiana dei residenti onesti, costretti a convivere con intimidazioni, paura e limitazioni nella libertà di movimento.
La “saletta” della droga nel condominio popolare
Il punto centrale della presunta organizzazione sarebbe stato un locale abusivo ricavato al piano terra di un edificio di edilizia popolare in via Sbarre Inferiori 8.
Una struttura conosciuta nel quartiere come “la saletta”, diventata nel tempo il riferimento stabile per l’acquisto di droga.
Davanti al locale, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si registravano continui assembramenti di clienti, con forti tensioni all’interno del condominio e del quartiere.
“Chi protestava veniva pesantemente minacciato” è stato spiegato nel corso della conferenza stampa.
Secondo il pm Nicola De Caria, la gestione dello spaccio sarebbe stata affidata a appartenenti della comunità Rom cittadina, con interi nuclei familiari che avrebbero vissuto grazie ai proventi dell’attività illecita.
Le telecamere installate per difendersi dalla polizia
Il locale utilizzato come base operativa era dotato anche di sistemi di videosorveglianza installati per controllare eventuali arrivi delle forze dell’ordine.
Ma proprio quelle telecamere si sarebbero trasformate in uno degli elementi decisivi per le indagini. Gli investigatori, infatti, sarebbero riusciti ad accedere al sistema acquisendo immagini considerate fondamentali per documentare l’attività di spaccio e identificare diversi acquirenti.
Le riprese avrebbero mostrato un continuo flusso di clienti e una gestione organizzata della vendita di droga all’interno della struttura.
L’appello della Procura sulla legalità nelle periferie
Nel corso della conferenza stampa, il procuratore Giuseppe Borrelli ha lanciato anche un appello sul tema della legalità urbana e del recupero delle periferie cittadine.
“È inconcepibile che determinate aree del territorio siano tuttora enclave che finiscono per condizionare anche persone per bene” ha affermato.
Secondo la Procura, il contrasto alla criminalità non può basarsi esclusivamente sull’azione repressiva, ma deve essere accompagnato da interventi di risanamento urbano e dal ripristino della legalità negli immobili occupati abusivamente.
“Le condizioni di legalità non possono essere ripristinate unicamente dalla magistratura” ha concluso Borrelli.
Il plauso della prefetta Clara Vaccaro
Sull’operazione è intervenuta anche la prefetta di Reggio Calabria Clara Vaccaro, che ha espresso “vivo apprezzamento” per il lavoro svolto dalla Polizia di Stato e dalla Direzione distrettuale antimafia.
La prefetta ha sottolineato il ruolo della Squadra Mobile di Reggio Calabria, del Reparto prevenzione crimine di Siderno, del XII Reparto Mobile e delle unità cinofile, supportati da personale proveniente anche da altre province.
Secondo Vaccaro, il blitz ha consentito di “riaffermare in maniera decisa la legalità” in quartieri dove le organizzazioni criminali avevano sottratto spazi vitali alla società civile attraverso attività illecite e azioni intimidatorie.