Palazzo Chigi
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Ventitré miliardi e mezzo di euro per sostenere famiglie, imprese e investimenti, in un quadro economico condizionato dalle tensioni internazionali, dai costi energetici e dalla necessità di mantenere sotto controllo i conti pubblici. È questa la cornice della manovra per il 2027, delineata dal Documento programmatico di bilancio trasmesso a Bruxelles e al Parlamento. Le risorse previste comprendono circa 5 miliardi per le famiglie e la spesa sociale, 4,5 miliardi per la difesa, 3,3 miliardi per il sostegno alle imprese, 3,1 miliardi per le infrastrutture e 2,4 miliardi per la sanità. Un quadro che individua le priorità dell’esecutivo, ma che dovrà ancora tradursi in misure precise.

Il nodo delle coperture e il peso delle scelte fiscali

Una parte significativa delle risorse arriverà dal settore finanziario, chiamato a contribuire con circa 5 miliardi nel 2027 e complessivamente 10,7 miliardi nel triennio 2027-2029. A questi si aggiungono i risparmi richiesti ai ministeri, le entrate provenienti dal comparto dei giochi e altre coperture ancora da definire nel dettaglio. Resta, intanto, un punto politicamente rilevante: nelle linee attualmente delineate non trova spazio il taglio dell’IRPEF atteso per il ceto medio. Il deficit è previsto al 3,4% del PIL nel 2027, per poi scendere al 3,2% nel 2028. La manovra, dunque, si muove lungo un equilibrio delicato: sostenere il sistema economico senza compromettere la tenuta dei conti, mentre restano da chiarire sia le modalità del contributo richiesto al settore finanziario sia il perimetro definitivo degli interventi, anche alla luce delle interlocuzioni europee.

La povertà e la questione meridionale

È però guardando alla condizione sociale del Paese che i numeri della manovra assumono un significato ancora più concreto. Secondo l’ISTAT, nel 2025 oltre 2,1 milioni di famiglie vivevano in condizioni di povertà assoluta, per un totale di più di 5,4 milioni di persone: il 9,3% della popolazione. Un fenomeno sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma tutt’altro che marginale. Il dato più significativo riguarda il Mezzogiorno, dove la povertà assoluta coinvolge 813 mila famiglie, con un’incidenza del 9,6%, la più elevata tra le ripartizioni territoriali. È qui che la discussione sulla manovra incontra una delle questioni strutturali del Paese: la capacità delle politiche pubbliche di incidere sulle disuguaglianze e di sostenere concretamente i territori più fragili. La misura di una legge di bilancio, infatti, non si esaurisce nelle risorse stanziate, ma si comprende soprattutto attraverso gli effetti che riesce a produrre nella vita delle persone e nella riduzione delle distanze economiche e sociali.