Gianluca Congiusta, l’imprenditore ucciso a Siderno per essersi opposto alla ’ndrangheta
Aveva 31 anni e gestiva tre negozi di telefonia nella Locride. Assassinato il 24 maggio 2005, il suo omicidio resta ancora senza un responsabile condannato in via definitiva
Era la sera del 24 maggio 2005 quando Gianluca Congiusta venne assassinato a Siderno, nella Locride. Il giovane imprenditore si trovava alla guida della propria automobile e stava facendo ritorno a casa quando fu raggiunto da un colpo di fucile esploso al volto.
Aveva 31 anni e, dopo avere interrotto gli studi universitari a Messina per sostenere la famiglia, aveva avviato una brillante attività nel settore della telefonia, aprendo negozi a Siderno, Locri e Marina di Gioiosa Ionica. In pochi anni era diventato un punto di riferimento commerciale sul territorio.
Le pressioni estorsive e il possibile movente
Secondo la ricostruzione maturata nel corso delle indagini, le attività commerciali di Congiusta erano finite nel mirino della criminalità organizzata. Il giovane imprenditore non avrebbe ceduto alle pretese estorsive e avrebbe continuato a portare avanti il proprio lavoro.
L’ipotesi investigativa formulata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria collegava il delitto a una tentata estorsione ai danni di Antonio Scarfò, che sarebbe diventato suo suocero. Gianluca sarebbe venuto a conoscenza di una lettera intimidatoria e avrebbe contribuito a far emergere le pressioni criminali. Per gli investigatori, proprio questa sua posizione avrebbe potuto determinare la decisione di eliminarlo.
Il processo e la condanna poi annullata
Nel lungo percorso giudiziario, Tommaso Costa venne indicato dall’accusa come il mandante dell’omicidio. Nel 2013 la Corte d’Assise d’Appello pronunciò nei suoi confronti una condanna all’ergastolo.
La sentenza, tuttavia, non diventò definitiva. La Corte di Cassazione annullò il verdetto per questioni legate all’utilizzabilità delle principali prove del processo, costituite da lettere scritte dal carcere. Nel 2018 la Suprema Corte assolse definitivamente Costa.
A distanza di oltre vent’anni, dunque, l’assassinio di Gianluca Congiusta resta privo di un responsabile riconosciuto con una condanna definitiva. Un esito che ha lasciato nella famiglia e nella comunità una ferita ancora aperta.
La battaglia della famiglia per la verità
Il padre Mario Congiusta trasformò il dolore per la perdita del figlio in un impegno pubblico contro la ’ndrangheta. Partecipò a manifestazioni, incontri nelle scuole e iniziative promosse dalle associazioni antimafia, chiedendo fino alla fine verità e giustizia.
Mario morì nel 2018 senza avere visto una condanna definitiva per l’omicidio del figlio. La battaglia per la memoria è stata portata avanti dalla madre Donatella Catalano, dalla sorella Roberta e dagli altri familiari, che negli anni hanno continuato a raccontare Gianluca non soltanto come vittima, ma come giovane imprenditore capace di non piegarsi alle intimidazioni.
Una vittima innocente della ’ndrangheta
Gianluca Congiusta è ricordato come una vittima innocente delle mafie. Il suo nome è stato inserito nelle iniziative promosse da Libera e dalle istituzioni per mantenere viva la memoria delle persone uccise dalla criminalità organizzata.
La sua storia rappresenta quella di un giovane che aveva scelto di costruire il proprio futuro nella Locride, creando impresa e lavoro, ma che si trovò davanti un sistema criminale intenzionato a imporre il proprio controllo sull’economia locale.
Il ricordo di Siderno e delle nuove generazioni
Nel ventesimo anniversario dell’omicidio, il Comune di Siderno ha promosso una manifestazione pubblica insieme alla famiglia. L’amministrazione ha inoltre istituito borse di studio dedicate agli studenti e intitolate a Gianluca Congiusta, con l’obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni i valori della legalità, del coraggio e dell’impegno civile.
La memoria di Gianluca continua così a vivere nelle scuole, nelle iniziative antimafia e nella comunità della Locride. Ma accanto al ricordo resta una domanda di giustizia che, dopo oltre due decenni, non ha ancora trovato una risposta definitiva.