Torna al centro del dibattito la condizione degli ex LSU e LPU in Calabria, una categoria che da anni garantisce servizi essenziali negli enti locali ma continua a vivere una situazione di precarietà. UGL Autonomie ha deciso di rilanciare la vertenza, chiedendo un incontro al presidente della Regione Roberto Occhiuto e all’assessore al Lavoro Giovanni Calabrese.

Si tratta di migliaia di lavoratori che rappresentano una quota significativa della forza lavoro in oltre 360 comuni calabresi, spesso impiegati con contratti part-time da 18 o 20 ore settimanali e stipendi inferiori agli 800 euro. Una condizione che, secondo il sindacato, non è più sostenibile.

Le criticità tra stipendi bassi e contributi mancanti

Il nodo principale riguarda il riconoscimento economico e previdenziale. Molti lavoratori, dopo decenni di servizio, rischiano di arrivare alla pensione con assegni minimi, a causa della mancata copertura contributiva nei primi anni di attività.

A questo si aggiunge la difficoltà legata alla limitata possibilità di aumentare le ore di lavoro, elemento che incide direttamente sulla qualità della vita e sulla stabilità occupazionale. Il sistema attuale, inoltre, limita anche la mobilità tra enti, creando ulteriori disparità rispetto ad altri dipendenti pubblici.

Le richieste del sindacato e il confronto con la Regione

UGL Autonomie ha avviato un percorso strutturato, anche a livello nazionale, per affrontare la vertenza. Tra le richieste principali figurano l’aumento delle ore lavorative, il pieno riconoscimento dei contributi previdenziali e una revisione delle regole sulla mobilità tra enti.

Il sindacato punta ora a un dialogo diretto con le istituzioni regionali per individuare soluzioni concrete. Nel frattempo, è già in programma dopo Pasqua un incontro a Cosenza con lavoratori provenienti da tutte le province calabresi, con l’obiettivo di rilanciare una battaglia che riguarda migliaia di famiglie e il futuro del lavoro pubblico sul territorio.