Lea, Calabria bocciata nell’assistenza distrettuale: Gimbe mette in dubbio la “pagella” della sanità
Nel 2024 la Regione non raggiunge la soglia prevista nell’area dei servizi territoriali. La Fondazione Gimbe critica il Nuovo Sistema di Garanzia: «Soglie troppo basse e indicatori che non misurano fino in fondo l’accesso reale alle cure»
La Calabria è tra i pochissimi territori italiani che nel 2024 non hanno raggiunto la soglia minima prevista dal Nuovo Sistema di Garanzia per l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza. In particolare, la Regione risulta insufficiente nell’area dell’assistenza distrettuale, quella che comprende una parte decisiva dei servizi sanitari territoriali. A non raggiungere il livello richiesto sono state anche la Provincia autonoma di Bolzano e la Sicilia, entrambe però nell’ambito della prevenzione.
Il dato emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe sul sistema utilizzato dal ministero della Salute per verificare la capacità di Regioni e Province autonome di garantire i Lea. Un quadro che, secondo Gimbe, tende a restituire una situazione migliore di quella effettivamente percepita dai cittadini.
Il divario Nord-Sud resta evidente
Nel 2024 quasi tutte le Regioni risultano formalmente promosse nelle tre aree considerate: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Per Gimbe, però, limitarsi alla distinzione tra territori adempienti e inadempienti rischia di attenuare artificialmente le differenze territoriali.
Sommando infatti i punteggi ottenuti nelle tre aree, il divario tra Nord e Sud torna a emergere con maggiore chiarezza. Nelle prime dieci posizioni figurano sette Regioni settentrionali, due del Centro e una sola del Mezzogiorno, la Puglia. Nelle ultime sette posizioni, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano, si collocano esclusivamente Regioni meridionali.
Un elemento che rende ancora più significativo il dato calabrese, soprattutto considerando che la criticità riguarda proprio l’assistenza distrettuale, centrale per la presa in carico dei pazienti e per la capacità del sistema sanitario di offrire servizi fuori dagli ospedali.
Sempre più cittadini rinunciano alle cure
A mettere in discussione il sistema di valutazione è soprattutto il confronto con i dati sull’accesso concreto alle prestazioni. Nel 2024 quasi 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una visita o a un accertamento diagnostico prescritto dal medico. Tra il 2023 e il 2024 la quota di popolazione che ha rinunciato alle cure è passata dal 7,6% al 9,9%.
Per il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, questo dimostra che la promozione formale delle Regioni non coincide necessariamente con la reale possibilità per i cittadini di ottenere le prestazioni sanitarie di cui hanno bisogno.
Secondo Gimbe, le criticità principali sono rappresentate da soglie di sufficienza troppo basse e da indicatori che non riescono a fotografare fino in fondo problemi come liste d’attesa, agende chiuse, difficoltà di prenotazione, distanza dai servizi e continuità assistenziale. Da qui la richiesta di una revisione del sistema, affinché la valutazione dei Lea riesca a misurare non solo la performance amministrativa delle Regioni, ma anche l’effettivo diritto dei cittadini ad accedere alle cure.