Scuole a rischio nei piccoli Comuni, Filomena Greco chiede stop alle chiusure
Deposita una mozione urgente in Consiglio regionale per salvare i plessi scolastici e contrastare lo spopolamento delle aree interne della Calabria
La consigliera regionale Filomena Greco, esponente di Casa Riformista – Italia Viva Calabria, ha depositato una mozione urgente per chiedere alla Giunta guidata da Roberto Occhiuto di intervenire contro la chiusura dei plessi scolastici nei Comuni con meno di 3.000 abitanti. L’iniziativa nasce dalla necessità di tutelare il diritto all’istruzione e garantire la permanenza di servizi essenziali in territori già fortemente penalizzati.
Scuole ultimo presidio nei piccoli centri e rischio desertificazione
Nei piccoli Comuni calabresi, spesso, la scuola rappresenta l’unico servizio pubblico rimasto attivo. Negli anni si è assistito alla progressiva scomparsa di uffici postali, presìdi sanitari e servizi amministrativi, rendendo ancora più centrale il ruolo degli istituti scolastici. Oggi, però, anche questi sono a rischio chiusura, con conseguenze dirette sul tessuto sociale e sulla tenuta delle comunità locali, già segnate da fenomeni di spopolamento sempre più accentuati.
Una norma superata che penalizza le aree interne
Alla base del problema vi è il D.P.R. 81/2009, che prevede un minimo di 15 alunni per la formazione delle prime classi. Un parametro che, secondo Greco, non tiene conto del calo demografico e delle dinamiche territoriali attuali. In Calabria, con 306 Comuni su 404 a rischio spopolamento e un calo continuo delle nascite, questa soglia rischia di trasformarsi in una vera e propria condanna amministrativa, soprattutto nei centri più isolati.
Le richieste alla Regione e l’appello per interventi immediati
La mozione impegna la Regione su più fronti, dalla revisione della normativa a livello nazionale alla sospensione dei parametri nei piccoli Comuni, fino all’apertura di un tavolo istituzionale permanente e allo stanziamento di risorse straordinarie. Greco sottolinea come la Regione abbia competenze dirette sulla programmazione della rete scolastica e possa quindi intervenire con strumenti concreti. L’appello è chiaro: senza azioni immediate, ogni scuola che chiude rappresenta una comunità che perde il proprio futuro e un ulteriore passo verso la desertificazione dei territori interni.