Villapiana
Villapiana

A due giorni dalla strage di Amendolara, il dolore si è spostato anche a Villapiana, dove i quattro migranti uccisi vivevano da meno di due mesi in un appartamento al primo piano di una palazzina situata in via Gramsci.

Davanti all'abitazione oggi regna il silenzio. Una quiete diversa da quella che caratterizzava la presenza dei giovani lavoratori, ricordati dai vicini come persone discrete e rispettose. Anche gli altri due coinquilini che vivevano nell'appartamento non si trovano più nell'abitazione dopo la tragedia che ha sconvolto l'intera comunità.

Una vita fatta di lavoro e sacrifici

I residenti raccontano una quotidianità semplice, scandita esclusivamente dal lavoro. I giovani uscivano di casa nelle prime ore del mattino per raggiungere i campi e rientravano soltanto la sera.

“Bravissimi ragazzi che uscivano la mattina e tornavano la sera. Quando erano a casa era come se non si sentissero. Molto rispettosi ed educati”, raccontano alcuni vicini ancora increduli davanti a quanto accaduto.

Parole che restituiscono l'immagine di giovani arrivati in Calabria per lavorare e sostenere le proprie famiglie, lontane migliaia di chilometri.

I piccoli gesti che restano nel ricordo

Tra i racconti che emergono dal quartiere c'è anche quello di un'abitudine che aveva colpito positivamente chi viveva nello stabile.

Uno dei quattro lavoratori, infatti, al termine delle giornate trascorse nei campi era solito portare della frutta ai vicini di casa. Un gesto semplice che aveva creato un rapporto di cordialità con molte famiglie della zona.

“Portava spesso della frutta in dono al vicinato, soprattutto ai bambini”, ricorda un residente.

Un particolare che oggi assume un significato ancora più forte e che contribuisce a delineare il volto umano delle vittime, oltre la cronaca e le indagini.

Una comunità sotto shock

La tragedia ha lasciato sgomento non soltanto ad Amendolara, dove si è consumato il delitto, ma anche a Villapiana, dove i quattro giovani avevano trovato una sistemazione temporanea durante il periodo di lavoro stagionale.

Mentre la magistratura prosegue gli accertamenti per ricostruire ogni aspetto della vicenda, nel quartiere resta il ricordo di ragazzi descritti come lavoratori instancabili, educati e ben integrati nel contesto in cui vivevano.

Un ricordo che si intreccia con il dolore per una tragedia che ha spezzato quattro giovani vite e che continua a interrogare l'opinione pubblica sulle condizioni di chi lavora lontano dalla propria terra in cerca di un futuro migliore.