Viso sporco di fatica, mani nere di dignità e negli occhi il fuoco.


Sono a Serra San Bruno gli ultimi carbonai, uomini che ancora celebrano la tradizione di uno dei mestieri più antichi. Un lavoro nobile e faticoso, che consiste nel trasformare la legna in carbone, una maestria che, nel Vibonese, viene tramandata di padre in figlio. Uomini instancabili che ancora conservano la cultura di un processo di lavoro millenario, che parte dalla raccolta della legna fino alla combustione. Bruno, Cosimo, Espedito alcuni nomi dei carbonai di Serra San Bruno.


A maneggiare legna, fieno e carbone resistono ancora in pochi ma tra questi c'è anche qualche giovane, definito "figlio d'arte" per aver avuto il coraggio di raccogliere un'eredità faticosa e nobile che la sua famiglia si tramanda da sempre. Abbiamo avuto la fortuna di intervistarlo Cosimo


Questo lavoro, senza sosta e senza cognizione temporale, richiede la turnazione notturna, è per questo che viene coinvolta tutta la famiglia di un carbonaio che continua ad alimentare i piccoli vulcani, i cosiddetti "Scarazzi", all’interno dei quali la legna cuoce.


Una terra, quella nei boschi di Serra San Bruno, che brucia da decenni e alla quale i carbonai sono legati da un rapporto primordiale. Non c'è pausa per un carbonaio, in nessun momento dell'anno, in nessuna stagione, per scongiurare di incorrere nella mancata combustione oppure che il carbone "bruci" buttando via lavoro e legname


E' per questo che atmosferici come la pioggia o la neve diventano un ostacolo per il lavoro del "carvunaru".




Ma questo mestiere, che un tempo veniva svolto a modo proprio, oggi si trova a scontrarsi con un nuovo clima e una nuova realtà, anche con legna che, di buona, non se ne trova più a detta dei carbonai.


Maestri di fatica, diventano oggi figure da tutelare e conservare come un patrimonio di cui la Calabria può e deve vantarsi.