Roghudi Vecchio, il borgo fantasma dell’Aspromonte che racconta l’anima grecanica della Calabria
Tra case abbandonate, fiumare e leggende popolari, l’antico paese nel cuore dell’Area Grecanica è una meta fuori dai circuiti più battuti, ideale per chi cerca un turismo lento, identitario e carico di memoria
C’è una Calabria lontana dalle spiagge più affollate e dai percorsi turistici consueti, fatta di borghi abbandonati, crinali d’Aspromonte e paesaggi che sembrano trattenere il tempo. Roghudi Vecchio, nell’Area Grecanica reggina, è uno di questi luoghi. Il borgo sorge a 527 metri di altitudine, su una roccia nel cuore della fiumara Amendolea, con alle spalle Monte Cavallo. Il sito turistico dell’Area Metropolitana di Reggio Calabria lo descrive come un antico borgo ellenofono, legato alla cultura greco-calabra e alle origini di una comunità attestata almeno dall’XI secolo.
La storia dell’abbandono e le tracce della vita di un tempo
La storia recente di Roghudi Vecchio è segnata dalle alluvioni del 1971 e del 1973, che danneggiarono gravemente il paese e costrinsero gli abitanti ad abbandonarlo, trasferendosi in gran parte nel nuovo centro sorto più a valle. Da allora, le case rimaste vuote, le viuzze strette, la chiesetta di San Nicola e i ruderi affacciati sui precipizi sono diventati il volto di una delle più note città fantasma calabresi. Non è soltanto un luogo da visitare, ma un racconto aperto sullo spopolamento, sulla fragilità dei territori interni e sulla forza delle comunità che hanno abitato per secoli le montagne dell’Aspromonte.
Un itinerario per viaggiatori consapevoli
Roghudi Vecchio è una meta adatta a chi ama un turismo lento, rispettoso e preparato. Non è il classico borgo da passeggiata comoda: l’accesso può essere impegnativo, le strade sono interne e in alcuni tratti richiedono prudenza, come segnalano anche diverse esperienze recenti di visitatori. Per questo è consigliabile organizzare l’escursione con guide locali o persone che conoscano bene il territorio, evitando giornate di maltempo o condizioni critiche. Proprio questa difficoltà, però, contribuisce a preservarne l’identità. Roghudi Vecchio non offre vetrine, ma memoria; non propone un turismo veloce, ma un incontro profondo con la Calabria grecanica, con le sue leggende, la sua lingua antica e il suo paesaggio ruvido e potente.