Anna Parretta
Anna Parretta

La transizione energetica in Calabria procede a rilento e il mancato completamento del quadro normativo regionale rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2030. A sollevare la questione è Legambiente Calabria, che richiama l'attenzione della Regione sulla necessità di approvare rapidamente la legge relativa all'individuazione delle aree idonee all'installazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili.

Il provvedimento, previsto in attuazione del decreto ministeriale del 21 giugno 2024 e del decreto legislativo 199/2021, risulta ancora fermo, mentre si avvicinano le scadenze stabilite dalla programmazione nazionale. Secondo gli obiettivi indicati dal Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC), la Calabria deve raggiungere una quota minima di 3.173 MW di nuova potenza installata entro il 2030.

Un traguardo che appare particolarmente impegnativo alla luce dell'attuale composizione del sistema energetico regionale. Secondo i dati richiamati dall'associazione ambientalista, oltre il 60% dell'energia elettrica prodotta in Calabria, misurata in gigawattora, proviene ancora da fonti fossili.

Per Legambiente, il ritardo nell'individuazione delle aree idonee rappresenta un ostacolo concreto alla diffusione delle rinnovabili, in un contesto caratterizzato dall'intensificarsi degli eventi meteorologici estremi e dalla necessità di ridurre le emissioni responsabili del cambiamento climatico.

Legambiente: «La politica deve assumersi la responsabilità di scegliere»

A chiedere un'accelerazione è Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, che sottolinea l'urgenza di superare le incertezze normative e creare condizioni favorevoli agli investimenti nel settore delle energie pulite.

«La politica deve prendersi la responsabilità di scegliere», afferma Parretta. «Chiediamo alla Regione che la normativa sulle aree idonee venga approvata in tempi celeri, per favorire la produzione di energia pulita, creare opportunità di sviluppo economico e occupazionale e ridurre i costi in bolletta, anche in previsione dell'entrata in vigore dei prezzi zonali al posto del prezzo unico nazionale».

La presidente evidenzia come l'assenza di regole definite finisca per rallentare la realizzazione degli impianti e alimentare un clima di incertezza tra operatori economici, amministrazioni locali e cittadini.

L'obiettivo, secondo l'associazione, non deve essere soltanto quello di rispettare gli obblighi normativi, ma anche di costruire un modello energetico capace di coniugare sostenibilità ambientale, tutela della salute e sviluppo economico.

«La nostra richiesta – conclude Parretta – è di trasformare, con tempi certi e regole chiare, gli impegni della transizione energetica in realtà, realizzando sui territori impianti funzionanti, attraverso adeguate valutazioni degli impatti e il coinvolgimento delle comunità locali, che concretizzino benefici per le comunità, tutelando allo stesso tempo gli ecosistemi e la biodiversità».

Dalle aree industriali all'agrivoltaico: le proposte per accelerare le rinnovabili

Legambiente Calabria non si limita a denunciare i ritardi, ma indica anche una serie di interventi per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili senza compromettere il patrimonio ambientale e paesaggistico della regione.

Dopo il secondo Forum Energia, organizzato nel giugno 2026 presso la Cittadella regionale, l'associazione ha presentato proposte per la definizione delle ulteriori aree idonee all'installazione degli impianti.

Tra le priorità figura innanzitutto la mappatura degli impianti già esistenti, ritenuta indispensabile per pianificare correttamente i nuovi interventi, agevolare la presentazione dei progetti ed evitare la concentrazione eccessiva di infrastrutture energetiche negli stessi territori.

Particolare attenzione viene riservata all'utilizzo delle superfici già artificializzate o compromesse, come coperture degli edifici, parcheggi, zone industriali, cave e discariche recuperabili, nel rispetto delle eventuali prescrizioni di bonifica. L'obiettivo è privilegiare spazi già trasformati dall'attività umana, limitando il consumo di nuovo suolo.

L'associazione propone inoltre il potenziamento degli impianti esistenti e una maggiore valorizzazione dell'agrivoltaico, tecnologia che consente di integrare la produzione di energia elettrica con le attività agricole. In questo caso, Legambiente ritiene necessario individuare le superfici compatibili sulla base di specifici piani agronomici, salvaguardando la continuità produttiva delle aziende.

Il rischio di nuovi vincoli e l'importanza del coinvolgimento dei territori

Accanto alle proposte operative, Legambiente richiama la Regione Calabria a evitare scelte normative che potrebbero ostacolare ulteriormente lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Tra le criticità segnalate figura la possibile introduzione di limitazioni aggiuntive rispetto a quelle già previste dalla legislazione nazionale, con il rischio di restringere eccessivamente le superfici disponibili per nuovi impianti.

Un altro punto riguarda la necessità di distinguere il fotovoltaico tradizionale installato a terra dagli impianti agrivoltaici, che possono consentire la coesistenza tra produzione energetica e attività agricola. L'associazione sottolinea inoltre l'importanza di differenziare le aree agricole produttive da quelle non produttive, evitando classificazioni generalizzate che non tengano conto delle caratteristiche dei territori.

Centrale resta, infine, il ruolo delle comunità locali. La partecipazione dei cittadini e degli enti territoriali, secondo Legambiente, deve diventare parte integrante della pianificazione energetica, attraverso strumenti capaci di garantire informazione, confronto e benefici concreti per le popolazioni interessate.

La richiesta rivolta alla Regione è quindi quella di accelerare l'approvazione della normativa, definendo criteri trasparenti e scadenze certe. Una scelta considerata decisiva per trasformare gli obiettivi della transizione ecologica in investimenti, occupazione e produzione di energia pulita, senza rinunciare alla tutela degli ecosistemi e della biodiversità calabrese.