Ciccio Pakistan

La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha condannato l’Italia per violazione dei diritti umani nei confronti di Francesco Pelle, boss della ’ndrangheta noto come “Ciccio Pakistan”. Secondo i giudici di Strasburgo, lo Stato italiano non avrebbe garantito al detenuto le cure mediche adeguate di cui necessitava, sottoponendolo di fatto a un “trattamento inumano e degradante”.

Pelle sta scontando la pena dell’ergastolo in via definitiva come mandante della strage di Natale del 24 dicembre 2006, l'agguato in cui fu uccisa Maria Strangio, moglie del capoclan avversario Gianluca Nirta, e che innescò la successiva faida culminata nella strage di Duisburg. L'uomo è affetto da paraplegia agli arti inferiori e costretto su una sedia a rotelle a causa delle lesioni riportate in un precedente attentato subito il 31 luglio dello stesso anno ad Africo.

Lo stop alla fisioterapia dopo il 2022

Al centro del pronunciamento della Cedu c'è la gestione sanitaria all'interno del sistema carcerario italiano. Stando alla documentazione esaminata dalla Corte, Pelle ha bisogno di costanti trattamenti riabilitativi. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che a partire dal novembre del 2022, nonostante la presenza di numerosi referti medici che certificavano la necessità di un'assistenza fisioterapica continua, l'uomo non ha ricevuto alcuna terapia.

"La Corte ritiene che questo sia sufficiente per concludere che Francesco Pelle non ha ricevuto cure mediche adeguate durante la detenzione" – si legge nel testo della sentenza – e che di conseguenza il trattamento subìto "abbia superato il livello inevitabile di sofferenza inerente alla detenzione e abbia costituito un trattamento inumano e degradante".

Il percorso della sentenza

La condanna della Cedu mette nuovamente l'Italia sotto i riflettori dei tribunali internazionali per le condizioni di salute e assistenza all'interno delle carceri, anche nei confronti di detenuti condannati per gravissimi reati di tipo mafioso.

Il provvedimento emesso oggi non è ancora definitivo: lo diventerà qualora le parti non scelgano di richiedere, o non ottengano, un riesame complessivo del caso davanti alla Grande Camera della Corte di Strasburgo.