Amendolara, i braccianti uccisi dopo le proteste per le condizioni abitative
Nell’ordinanza del Gip emerge il possibile movente della strage: convalidato il fermo dei due indagati accusati dell’omicidio dei quattro lavoratori agricoli
Potrebbe essere nata da tensioni legate alle condizioni abitative la tragedia che ha portato alla morte di quattro braccianti agricoli ad Amendolara. Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, le vittime si sarebbero lamentate per essere costrette a vivere in spazi ritenuti inadeguati, condividendo una stanza con numerose altre persone. Un contrasto che avrebbe innescato la violenta escalation culminata nella strage.
La lite e il racconto raccolto dagli investigatori
Stando alla ricostruzione degli inquirenti, la mattina del delitto sarebbe scoppiata una discussione tra una delle vittime e Ahmed Safeer, uno dei due indagati. A riferire l’episodio agli investigatori sarebbe stato un conoscente dell’altro sospettato, Ali Raza, che avrebbe appreso i dettagli direttamente da lui. Durante il litigio, Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo e, secondo quanto emerso, sarebbe stato richiesto anche l’intervento delle forze dell’ordine per riportare la calma.
Convalidato il fermo dei due indagati
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo di Ahmed Safeer e Ali Raza, entrambi 31enni, accusati di omicidio plurimo aggravato. Contestualmente è stata disposta la custodia cautelare nel carcere di Castrovillari. I due erano stati fermati dalla Procura al termine di un lungo interrogatorio notturno, nell’ambito delle indagini sulla morte dei quattro braccianti trovati senza vita all’interno di un minivan incendiato.