Consigliera regionale Calabria Rosaria Succurro
Consigliera regionale Calabria Rosaria Succurro

Rafforzare gli ospedali delle aree interne della Calabria, restituire servizi sanitari ai territori più isolati e ridurre le difficoltà che ogni giorno costringono migliaia di cittadini a percorrere lunghe distanze per ricevere assistenza. È questo l'obiettivo della proposta di legge regionale n. 73/XIII, il cui esame è all'ordine del giorno della Commissione Sanità del Consiglio regionale nella seduta del 13 ottobre. Il provvedimento, promosso dalla consigliera regionale Rosaria Succurro, del gruppo Occhiuto Presidente, e sottoscritto anche dai capigruppo della maggioranza di centrodestra, punta a intervenire su una delle criticità più persistenti del sistema sanitario calabrese: la progressiva riduzione dei servizi ospedalieri nei territori montani e periferici. Le strutture interessate sono gli ospedali di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno, Soveria Mannelli e Oppido Mamertina, ai quali si aggiunge lo stabilimento ospedaliero Santa Barbara di Rogliano, riferimento sanitario per l'intera Valle del Savuto. Si tratta di presidi che servono comunità spesso penalizzate dalla conformazione geografica del territorio, dalle condizioni della rete viaria e dalla distanza rispetto agli ospedali maggiori. Una situazione particolarmente complessa per gli anziani, i pazienti cronici e le famiglie che necessitano di cure frequenti.

Più specialisti, servizi ospedalieri e telemedicina: le misure previste

La proposta legislativa punta ad ampliare e consolidare le funzioni sanitarie delle strutture coinvolte, intervenendo su diversi settori dell'assistenza. Tra gli obiettivi figurano il rafforzamento dell'emergenza-urgenza, della medicina interna, delle attività chirurgiche, dell'assistenza pediatrica, della diagnostica, dell'ortopedia e dei servizi oncologici territoriali. Un aspetto significativo riguarda la possibilità di organizzare rotazioni programmate di medici specialisti ed équipe sanitarie tra i diversi presidi, con l'intento di utilizzare in maniera più efficiente le professionalità disponibili e garantire una maggiore continuità delle prestazioni. Il testo dedica inoltre attenzione alla sanità digitale, prevedendo un potenziamento della telemedicina, del teleconsulto e del telemonitoraggio. Strumenti che potrebbero consentire ai pazienti, soprattutto quelli affetti da patologie croniche, di ricevere assistenza e controlli senza essere costretti a spostamenti continui verso i centri ospedalieri più grandi. La proposta stabilisce inoltre che la Giunta regionale definisca un piano di attuazione entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge. Le misure, tuttavia, non sono ancora operative: il provvedimento dovrà completare il proprio percorso legislativo e tradursi successivamente in interventi organizzativi e sanitari concreti.

Succurro: «Senza ospedali efficienti le aree interne continueranno a spopolarsi»

A illustrare l'iniziativa è stata Rosaria Succurro, che collega il rafforzamento della sanità territoriale anche alla necessità di contrastare lo spopolamento dei piccoli comuni calabresi. Secondo la consigliera, il superamento del commissariamento sanitario rappresenta una condizione importante per restituire al Consiglio regionale la possibilità di incidere direttamente sull'organizzazione dei servizi. «Dopo i 16 anni di commissariamento, grazie al lavoro straordinario, al coraggio e alla determinazione del presidente Roberto Occhiuto, la Calabria ha recuperato la responsabilità diretta del governo della sanità e il Consiglio regionale può esercitare finalmente il proprio ruolo legislativo e di indirizzo», afferma Succurro. La consigliera richiama quindi le conseguenze che la riduzione dei servizi sanitari ha prodotto sulle comunità montane, sottolineando la necessità di restituire assistenza adeguata ai territori maggiormente penalizzati dai precedenti interventi di contenimento della spesa. «Si parla tanto di ripopolamento delle aree interne, di incentivi e di nuove opportunità per coloro che decidono di restare. Ma senza una sanità pubblica affidabile e senza ospedali capaci di rispondere ai bisogni delle famiglie, sarà arduo arrestare lo spopolamento», osserva. Succurro auspica inoltre che il provvedimento possa ottenere un sostegno trasversale, superando le contrapposizioni politiche su una questione che riguarda direttamente il diritto alla salute. «I cittadini delle aree montane e disagiate hanno diritto come gli altri a cure adeguate e accessibili», conclude. La questione, adesso, sarà comprendere in che modo gli obiettivi indicati nella proposta potranno tradursi in personale disponibile, prestazioni effettivamente garantite e servizi continuativi. Per gli ospedali delle aree interne calabresi, infatti, il nodo non riguarda soltanto il mantenimento delle strutture, ma soprattutto la loro capacità di rispondere quotidianamente ai bisogni sanitari delle popolazioni.

Il precedente della proposta di iniziativa popolare

Il tema del rafforzamento degli ospedali montani era già stato al centro di una mobilitazione civica con una proposta di legge popolare per il rilancio degli ospedali montani, il comitato La Cura aveva promosso un'iniziativa per riorganizzare e potenziare quattro presidi: Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli. La nuova proposta della maggioranza regionale si inserisce quindi in un dibattito già aperto sul futuro della sanità nelle aree interne. Resta da verificare quali risorse, professionalità e strumenti organizzativi saranno effettivamente disponibili per realizzare gli interventi previsti.