118 nel caos, Azienda Zero parte senza medici: a Cosenza accettano il passaggio solo 12 su 54"
Fuga dei medici e tempi di soccorso record: il debutto in salita della riforma regionale
Il vero malato è il sistema 118. E adesso la cura preparata dalla Regione rischia di partire senza medici: nell’Asp di Cosenza, su 54 professionisti dell’emergenza-urgenza, soltanto 12 hanno accettato il passaggio ad Azienda Zero. Gli altri 42 non hanno aderito.
Complessivamente, circa la metà del personale avrebbe accettato il trasferimento al nuovo ente. La maggiore diffidenza arriva però proprio dai medici: appena il 22 per cento ha prestato il proprio consenso.
Il progetto Azienda Zero e le prime crepe
Azienda Zero è la creatura voluta da Roberto Occhiuto per accentrare la gestione dell’emergenza-urgenza, finora divisa tra le cinque aziende sanitarie provinciali. L’obiettivo dichiarato è superare la frammentazione e rendere il servizio più efficiente. Ma se quasi quattro medici su cinque scelgono di non trasferirsi, la Regione deve spiegare che cosa non abbia funzionato.
Il rifiuto arriva dentro un sistema già confuso. Centrali operative, postazioni territoriali, mezzi di base, ambulanze medicalizzate, automediche, elisoccorso, personale dipendente, convenzionato e volontariato: una galassia nella quale spesso non si capisce chi decida, chi controlli e chi debba rispondere quando qualcosa va storto.
Un ritardo che costa la vita: i dati sui tempi d'intervento
I numeri fotografano il disastro. Il Programma operativo regionale 2022-2025 segnalava postazioni autorizzate ma non attivate e un peggioramento dei tempi di risposta, passati dai 22 minuti del 2018 ai 31 del 2021. Secondo i dati Agenas riferiti al 2024, nell’Asp di Cosenza un’ambulanza impiega mediamente ancora 31 minuti per raggiungere il luogo dell’emergenza, contro un riferimento nazionale di 18.
Davanti a un infarto, un ictus o un arresto cardiaco, tredici minuti non sono una statistica. Possono rappresentare la distanza tra la vita e la morte.
Ruoli svalutati e il ripiego sul volontariato
Eppure la discussione viene continuamente ridotta alla guerra tra “medico sì” e “medico no” sull’ambulanza. Il problema è un altro: inviare rapidamente al paziente il mezzo e l’equipaggio appropriati. Il medico deve essere impiegato dove serve davvero, l’infermiere deve poter operare secondo protocolli chiari e l’autista-soccorritore non può continuare a essere trattato come un facchino con la patente.
Sui mezzi avanzati, inoltre, il soccorritore esiste nella realtà ma spesso scompare dall’organigramma. Guida, raggiunge scenari complessi, interviene sul posto e collabora nella gestione del paziente, ma viene considerato prevalentemente una figura tecnica. Il volontariato, intanto, è diventato la toppa permanente utilizzata per coprire le carenze del servizio pubblico.
I nodi irrisolti e le incognite sul futuro
Le ambulanze vengono impiegate anche per trasferimenti e servizi che sottraggono mezzi all’emergenza, mentre il 118 è costretto a funzionare come pronto soccorso domiciliare per una medicina territoriale che troppo spesso non risponde. Quando il mezzo arriva tardi, ricomincia lo scaricabarile: mancano gli autisti, mancano i medici, mancano le ambulanze, è colpa delle aziende, della Regione o delle convenzioni. Tutti possiedono una giustificazione, nessuno risponde dell’intero sistema.
Adesso Azienda Zero dovrebbe mettere ordine in questo caos. Ma prima deve spiegare perché soltanto 12 medici su 54 abbiano accettato il passaggio, quali garanzie siano state offerte e con quale personale verrà assicurato il servizio.
Occhiuto aveva presentato Azienda Zero come la cura. Ma una cura senza medici difficilmente potrà salvare un 118 già malato.