Prostituzione e sfruttamento nel Crotonese, otto indagati: quattro persone in carcere e due ai domiciliari
Operazione dei Carabinieri tra Isola Capo Rizzuto e Crotone. Sequestrata anche una struttura ricettiva. Contestati, a vario titolo, associazione per delinquere, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale aggravata e minacci
Operazione dei Carabinieri tra Isola Capo Rizzuto e Crotone contro un presunto sistema organizzato legato al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione.
I militari del Comando provinciale di Crotone, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, delle unità cinofile e del Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Crotone su richiesta della Procura.
Sono otto complessivamente le persone coinvolte nell’inchiesta, sette di nazionalità straniera e una italiana. Per quattro è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per altre due gli arresti domiciliari, mentre due indagati sono stati deferiti in stato di libertà.
Le contestazioni formulate, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, oltre a violenza sessuale aggravata e minaccia grave. Tra gli indagati figurano anche due donne che, secondo l’accusa, avrebbero occasionalmente favorito l’inserimento di altre ragazze nel giro.
L’indagine partita nell’autunno scorso
L’attività investigativa è stata avviata nell’autunno scorso dai Carabinieri della Tenenza di Isola Capo Rizzuto ed è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, guidata da Domenico Guarascio.
Per mesi i militari hanno svolto servizi di osservazione, pedinamento e controllo, affiancati da attività tecniche attraverso videosorveglianza e intercettazioni telefoniche e ambientali.
Secondo la ricostruzione accusatoria, gli accertamenti avrebbero consentito di delineare l’esistenza di un gruppo stabile con base operativa a Isola Capo Rizzuto, mentre gran parte degli incontri a pagamento si sarebbe svolta a Crotone.
Incontri anche nel centro della città
Le attività di prostituzione, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, non sarebbero state limitate ad aree periferiche.
Gli incontri sarebbero avvenuti anche in pieno giorno, nei pressi di Piazzale Nettuno, nei parcheggi dello stadio e dell’ospedale e in prossimità di parchi giochi, oltre che a domicilio e all’interno di una nota struttura ricettiva del capoluogo.
Proprio quest’ultima è stata sottoposta a sequestro preventivo nell’ambito dell’operazione.
Una presunta organizzazione a carattere familiare
Secondo il quadro delineato dagli inquirenti, il gruppo sarebbe stato caratterizzato da legami familiari e da una precisa organizzazione interna.
Le donne avrebbero gestito autonomamente il contatto con i clienti, mentre alcuni degli uomini avrebbero provveduto agli accompagnamenti, alla vigilanza e alla gestione economica dei proventi.
L’accusa ipotizza l’esistenza di una sorta di “cassa comune” nella quale sarebbero confluiti i guadagni derivanti dall’attività di prostituzione.
Profitti fino a quasi 90mila euro
Gli approfondimenti economico-finanziari, effettuati dai Carabinieri insieme al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, avrebbero fatto emergere una significativa sproporzione tra il tenore di vita di alcuni indagati e i redditi formalmente dichiarati.
Attraverso l’esame dei conti e una stima degli incassi quotidiani, gli investigatori avrebbero quantificato proventi per decine di migliaia di euro per singoli nuclei familiari, con punte che, in un caso, sarebbero arrivate vicino ai 90mila euro.
Parte del denaro sarebbe stata inviata all’estero attraverso sistemi di rimessa non bancari.
Clienti anche da Catanzaro e Cosenza
L’inchiesta avrebbe ricostruito anche un bacino di clienti particolarmente ampio.
Gli avventori, secondo gli investigatori, non sarebbero arrivati soltanto da Crotone e dal territorio provinciale, ma anche dalle province di Catanzaro e Cosenza.
Gli inquirenti ritengono inoltre che il gruppo stesse valutando di allargare ulteriormente il proprio raggio d’azione, replicando il modello organizzativo in altre zone della Calabria.
Ai domiciliari i gestori di una struttura ricettiva
Tra i destinatari delle misure figurano anche i gestori di una struttura alberghiera di Crotone, per i quali sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero consentito e agevolato abitualmente l’utilizzo delle camere per incontri sessuali a pagamento, omettendo in alcuni casi le registrazioni previste per gli ospiti e traendone un vantaggio economico.
La struttura è stata contestualmente sottoposta a sequestro.
L’accusa: bambini utilizzati durante gli accompagnamenti
Uno degli aspetti più delicati ricostruiti nell’inchiesta riguarda la presenza di figli in tenera età durante alcuni spostamenti.
Secondo l’accusa, i bambini sarebbero stati portati a bordo delle auto durante gli accompagnamenti delle donne e utilizzati come una sorta di copertura per rendere meno sospetti i movimenti e ridurre il rischio di controlli.
Gli investigatori ritengono inoltre che alcune delle donne, pur apparendo formalmente consenzienti, si trovassero in una situazione di forte condizionamento psicologico da parte dei propri compagni o mariti.
Contestata anche una violenza sessuale
Al presunto vertice del gruppo viene contestata anche l’ipotesi di violenza sessuale aggravata.
Secondo il provvedimento cautelare, l’uomo avrebbe approfittato anni fa della vulnerabilità di una familiare, allora minorenne, costringendola a subire ripetuti abusi e tentando anche di avviarla alla prostituzione.
Si tratta di accuse particolarmente gravi che dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario.
Le indagini proseguono
L’operazione rappresenta il risultato di mesi di attività investigativa condotta dai Carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Crotone.
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini e le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere definitivamente accertate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.