Francesco Mazzei: «La Calabria ha tutto per conquistare il mondo, dobbiamo credere di più in noi stessi»
Dalle cucine di Londra ai sapori della sua terra d'origine, lo chef calabrese racconta il legame con le proprie radici, il valore della tradizione gastronomica e le opportunità per i giovani talenti. E sull'ipotesi di un ritorno stabile in Calabria n

Ha costruito la propria carriera nelle cucine internazionali, facendo di Londra il centro della sua attività professionale, ma Francesco Mazzei non ha mai smesso di sentirsi profondamente calabrese. Lo chef, da anni tra gli interpreti della cucina italiana nel Regno Unito, porta nei suoi piatti i profumi, gli ingredienti e le tradizioni della terra in cui è cresciuto, trasformando la gastronomia in un racconto capace di raggiungere culture e pubblici differenti. Dalla ’nduja al bergamotto, dalla liquirizia alle eccellenze del territorio, per Mazzei ogni ingrediente custodisce una storia e rappresenta un'occasione per far conoscere la Calabria oltre i suoi confini. Nell'intervista a Calabria News 24, lo chef riflette sul significato delle proprie origini, sull'eventualità di tornare un giorno a investire stabilmente nella sua regione e sulle prospettive di una nuova generazione di cuochi calabresi. Un messaggio emerge con particolare forza: il futuro della cucina regionale passa dalla capacità di valorizzare la propria identità e di fare squadra, senza cercare di imitare altri modelli.
Chef Mazzei, lei rappresenta la cucina italiana e anche quella calabrese nel mondo. Che effetto le fa quando qualcuno di altre culture prova i nostri cibi?
Quando penso alla Calabria, il primo ricordo che mi viene in mente è quello dei profumi che uscivano dalla cucina di casa. Sono quei profumi che ti rimangono dentro, che magari da bambino dai per scontati, ma che con il tempo impari a riconoscere come parte della tua identità. Il sapore deciso della ’nduja, gli aromi intensi degli ingredienti della nostra terra, la semplicità di una cucina fatta di pochi elementi, ma ricca di carattere e di storia: sono sensazioni che mi porto dietro ancora oggi, anche quando mi trovo a migliaia di chilometri da casa. Credo profondamente che la cucina abbia il potere di creare un legame autentico tra le persone, anche quando provengono da culture molto diverse. Attraverso un sapore, un profumo o un ingrediente inaspettato, posso far scoprire un territorio che forse molti non conoscono ancora, ma che ha tantissimo da offrire. La ’nduja racconta il carattere e la generosità della nostra cucina, il bergamotto porta con sé l’unicità della costa reggina, mentre la liquirizia richiama una tradizione antica e profondamente legata alla Calabria. Per me, fare il cuoco a livello internazionale significa anche questo: non dimenticare mai da dove vengo, ma trasformare le mie origini in un linguaggio capace di parlare a tutti. Non voglio semplicemente far conoscere i prodotti calabresi; voglio trasmettere le emozioni, i ricordi e l’identità che si nascondono dietro ciascuno di essi. Perché, quando un piatto riesce a raccontare una storia vera, non nutre soltanto il corpo: crea un ricordo, suscita curiosità e lascia qualcosa dentro chi lo assaggia. E se, attraverso la mia cucina, riesco a far innamorare qualcuno della Calabria, allora sento di aver portato la mia terra un po’ in alto.
Perché ha lasciato la Calabria? Prima o poi tornerà nella sua terra natia con un progetto culinario più stabile?
Non ho mai sentito di aver abbandonato davvero la mia terra, perché, in fondo, la Calabria è sempre venuta con me. L’ho portata in ogni valigia, in ogni cucina in cui ho lavorato e in ogni menu che ho creato, anche a migliaia di chilometri da casa. È presente nei sapori che scelgo, nei prodotti che amo utilizzare e nel modo in cui interpreto la cucina. Ovunque mi trovi, c’è sempre qualcosa che mi riporta alle mie origini, perché le radici non si dimenticano e, soprattutto, non si mettono mai da parte. In questi anni, una delle soddisfazioni più grandi è stata proprio quella di poter raccontare la Calabria attraverso il mio lavoro, facendola conoscere a persone e culture diverse. Ogni volta che presento un prodotto della nostra terra o porto in tavola un piatto che parla delle nostre tradizioni, sento di fare qualcosa che va oltre la cucina: condivido una parte di me, della mia storia e della mia identità. E questo, per me, ha un valore enorme. Per quanto riguarda un ritorno stabile in Calabria con un grande progetto culinario, dico semplicemente: mai dire mai. La vita e il lavoro mi hanno portato lontano, offrendomi opportunità e sfide che continuo ad affrontare con grande passione. In questo momento sono molto impegnato, come lo sono sempre stato, a divulgare e valorizzare la mia — anzi, la nostra — Calabria a livello internazionale attraverso la mia cucina. Naturalmente, l’idea di fare qualcosa di importante nella mia terra è una possibilità che non escludo. Ma oggi sento di avere ancora tanto da dare e da raccontare nel mondo. Il mio obiettivo è continuare a far conoscere la bellezza, i prodotti e l’autenticità della Calabria, affinché sempre più persone possano scoprirla e apprezzarla. Perché, anche se il mio percorso professionale mi porta lontano, il legame con la mia terra non si è mai interrotto: semplicemente, ho scelto di raccontarla al mondo, un piatto alla volta.
In Calabria stanno emergendo tanti chef molto talentuosi e fioriscono iniziative che valorizzano il patrimonio enogastronomico. Cosa ne pensa dal suo punto di vista?
Sono davvero felicissimo di vedere tanti giovani talenti calabresi emergere e farsi conoscere, e sinceramente non ne sono affatto sorpreso. Conoscendo la mia terra, so bene quanta ricchezza custodisca: abbiamo una biodiversità straordinaria, materie prime di altissima qualità e prodotti che, se valorizzati nel modo giusto, possono conquistare qualsiasi pubblico. Ma la cosa che mi rende ancora più orgoglioso è vedere giovani che scelgono di credere nella Calabria, di investire nelle proprie capacità e di costruire il proprio percorso partendo dalle loro radici. Io ho avuto la fortuna di portare la mia cucina in giro per il mondo e di confrontarmi con culture, tradizioni e realtà gastronomiche diverse. Questo mi ha insegnato quanto sia importante conoscere ciò che esiste fuori dai nostri confini, ma anche quanto sia fondamentale sapere chi siamo e da dove veniamo. Ed è proprio questo che vorrei trasmettere ai giovani cuochi calabresi: non abbiate mai paura di raccontare la vostra terra, perché abbiamo una storia, dei prodotti e un’identità di cui essere profondamente fieri. Il consiglio che mi sento di darvi, con il cuore, è uno solo: fate squadra e siate orgogliosi di essere calabresi. Aiutatevi, confrontatevi, condividete le vostre esperienze e non vivete gli altri professionisti come concorrenti, ma come persone con cui poter crescere. Sono convinto che, quando si lavora insieme, i risultati possano essere molto più grandi di quelli che si ottengono da soli. Io continuo a raccontare la Calabria attraverso la mia cucina, anche lontano da casa, e vedere questi giovani fare lo stesso, ciascuno con il proprio stile e la propria sensibilità, mi dà una grande soddisfazione. Mi piacerebbe che tutti capissero che non dobbiamo dimostrare di essere qualcun altro: dobbiamo semplicemente credere di più in quello che siamo. La Calabria ha tutto per farsi conoscere nel mondo; sta a noi calabresi avere il coraggio, l’orgoglio e la voglia di raccontarla.
Fra i suoi clienti ci sono molti personaggi noti alle cronache mondane e non solo, sono incuriositi dalla Calabria?
Nel corso della mia carriera ho avuto la fortuna di lavorare con clienti importanti, persone abituate a viaggiare in tutto il mondo, a frequentare ristoranti di alto livello e a conoscere realtà molto diverse tra loro. Eppure, una cosa che mi ha sempre colpito è vedere come, spesso, a conquistare queste persone non siano necessariamente il lusso o la perfezione, ma la possibilità di vivere qualcosa di autentico, qualcosa che non si trova facilmente altrove. Quando scoprono la Calabria, rimangono folgorati dalla bellezza del nostro territorio, dai suoi paesaggi selvaggi, dal mare, dai profumi e da quella ricchezza naturale che noi, forse perché ci siamo nati, a volte rischiamo di dare per scontata. Ma, secondo me, la sorpresa più grande arriva quando entrano in contatto con le persone. La nostra semplicità, il modo spontaneo di accogliere un ospite, la generosità con cui condividiamo quello che abbiamo: sono aspetti che fanno davvero la differenza. Avendo trascorso tanto tempo lavorando fuori dalla Calabria, ho imparato a guardare la mia terra anche attraverso gli occhi di chi la scopre per la prima volta. E questo mi ha fatto capire ancora di più quanto siamo fortunati e quanto valore abbiamo nelle nostre mani. A volte basta un prodotto del territorio, una tavola condivisa o una chiacchierata con una persona del posto per lasciare un ricordo molto più forte di tante esperienze costruite alla perfezione. È anche per questo che, attraverso la mia cucina, cerco di raccontare non soltanto i sapori calabresi, ma il mondo da cui provengono. Perché dietro ogni ingrediente ci sono persone, sacrifici, tradizioni e storie vere. La cosa che mi rende più felice è quando un cliente arriva in Calabria con delle aspettative e riparte portando con sé qualcosa di molto più grande: un’emozione, un ricordo e la voglia di tornare. Credo che la nostra forza sia proprio questa: non dobbiamo cercare di assomigliare a nessun altro. Dobbiamo continuare a essere noi stessi, valorizzare ciò che abbiamo e imparare a raccontarlo al mondo con orgoglio. La Calabria ha un’anima autentica, e il mio desiderio è che, attraverso il mio lavoro, sempre più persone possano scoprirla e innamorarsene, proprio come è successo a me, ogni volta che mi ritrovo a parlare della mia terra.