Una delle tante spiagge calabresi
Una delle tante spiagge calabresi

Il futuro delle spiagge calabresi torna al centro del confronto tra istituzioni e associazioni ambientaliste. La Regione Calabria ha recentemente presentato le nuove linee guida per valutare la scarsità della risorsa spiaggia e l'interesse transfrontaliero, due elementi fondamentali nell'applicazione della direttiva europea Bolkestein alle concessioni demaniali marittime.

Il documento nasce con l'obiettivo di fornire ai Comuni costieri strumenti operativi per gestire le procedure di assegnazione delle concessioni. Ma per Legambiente Calabria, Mare Libero e WWF il percorso presenta diverse criticità, soprattutto rispetto alla tutela degli arenili pubblici e alla possibilità che nuove porzioni di spiaggia vengano affidate ai privati.

La questione riguarda direttamente il futuro del turismo balneare regionale, l'accessibilità delle coste e la salvaguardia di un patrimonio naturale già fortemente minacciato dall'erosione e dai cambiamenti climatici.

Direttiva Bolkestein, stop alle proroghe delle concessioni

Il quadro normativo delle concessioni balneari è stato segnato negli ultimi anni da un lungo contenzioso amministrativo. Al centro della controversia c'è l'obbligo di assegnare le concessioni attraverso procedure pubbliche e comparative, superando il sistema dei rinnovi automatici che ha consentito ad alcuni operatori di mantenere per decenni la gestione degli stessi tratti di litorale.

Secondo quanto richiamato dalle associazioni ambientaliste, la sentenza del Consiglio di Stato numero 6539 del 2026 ribadisce l'orientamento contrario alle proroghe generalizzate delle concessioni.

Nel quadro normativo indicato, il 30 settembre 2027 rappresenta il termine previsto per il passaggio al nuovo sistema concorrenziale, mentre i Comuni sono chiamati a predisporre le procedure di gara nei tempi stabiliti.

La questione assume particolare rilevanza in Calabria, dove il settore balneare costituisce una componente importante dell'economia turistica e coinvolge numerose attività imprenditoriali.

Spiagge libere, le associazioni chiedono di aumentare la quota minima

Uno dei principali punti di contestazione riguarda la percentuale di spiaggia che deve rimanere liberamente accessibile ai cittadini.

Attualmente la normativa regionale calabrese prevede una quota minima del 30% di arenili liberi, una soglia che le associazioni considerano insufficiente rispetto alla necessità di garantire una distribuzione equilibrata tra concessioni private e spazi pubblici.

Legambiente, Mare Libero e WWF chiedono di innalzare questa percentuale almeno al 50%, prendendo come riferimento anche le disposizioni adottate in altre regioni italiane.

L'obiettivo è assicurare che almeno metà degli arenili, in ogni ambito omogeneo comunale, rimanga a disposizione della collettività.

Le associazioni sottolineano inoltre che non basta individuare formalmente le spiagge libere: queste devono essere effettivamente accessibili, dotate di servizi essenziali e fruibili anche dalle persone con disabilità motoria.

Una particolare attenzione viene richiesta per evitare che le porzioni di costa destinate alla libera balneazione siano concentrate in aree marginali, difficili da raggiungere o caratterizzate da problemi ambientali.

Erosione costiera, oltre il 26% della costa bassa calabrese è interessato dal fenomeno

A rendere ancora più complessa la gestione delle concessioni è il progressivo arretramento della linea di costa.

Secondo i dati richiamati nel Rapporto Spiagge 2026 di Legambiente, oltre il 26% della costa bassa calabrese è interessato da fenomeni erosivi, con conseguenze sulla disponibilità degli arenili e sulla sicurezza dei territori costieri.

Un problema che, secondo le associazioni, non viene adeguatamente considerato nelle nuove linee guida regionali.

Il documento attribuisce infatti un peso del 10% alla fragilità ambientale collegata agli eventi meteomarini avversi, senza prevedere una specifica valutazione dell'erosione costiera.

Una lacuna ritenuta particolarmente significativa, considerando che la progressiva riduzione delle spiagge potrebbe modificare nel tempo la quantità di arenile realmente disponibile per la balneazione.

Per gli ambientalisti, quindi, qualsiasi valutazione sulla scarsità della risorsa spiaggia deve tenere conto non soltanto dell'estensione complessiva delle coste, ma anche delle loro condizioni ambientali, dell'accessibilità e delle trasformazioni previste nei prossimi anni.

Legambiente Calabria: «Non basta contare i chilometri di costa»

A contestare l'impostazione delle linee guida è Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, che richiama la necessità di una valutazione più rigorosa della reale disponibilità delle spiagge.

«Si tratta di elementi essenziali da considerare, anche in prospettiva, per effettuare una valutazione realistica e ponderata dell'effettiva scarsità della risorsa spiaggia ai fini dell'applicazione della direttiva Bolkestein», afferma Parretta.

La presidente dell'associazione ambientalista mette in guardia dal rischio di utilizzare criteri esclusivamente quantitativi, considerando disponibili anche tratti di costa che non possono essere effettivamente utilizzati dai cittadini.

«È importante che la Regione Calabria non incorra nell'errore fondamentale di basarsi sul semplice computo totale dei chilometri di costa, utilizzando criteri meramente quantitativi e includendo anche aree non balneabili o non facilmente fruibili. La mappatura deve rispettare criteri rigorosi e la valutazione deve considerare l'effettivo interesse e pregio delle aree richieste».

Il rischio di nuove concessioni sulle spiagge libere

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la possibilità che la valutazione di una presunta abbondanza della risorsa spiaggia possa favorire nuove concessioni su arenili attualmente liberi.

Secondo le associazioni, questa impostazione rischierebbe di determinare un'ulteriore riduzione degli spazi pubblici, senza affrontare adeguatamente il problema della distribuzione delle concessioni già esistenti.

La normativa nazionale affida alle Regioni il compito di individuare un equilibrio tra le aree concesse ai privati e quelle liberamente fruibili. Per gli ambientalisti, tale principio dovrebbe rappresentare il punto di partenza della pianificazione del demanio marittimo.

«La priorità deve essere la tutela dell'ambiente e degli ecosistemi costieri e marini, e non il mero interesse economico: occorre evitare una sostanziale ulteriore privatizzazione del demanio marittimo», sottolinea Parretta.

Da qui la richiesta di modificare la normativa calabrese, aumentando almeno al 50% la quota minima di spiagge libere.

Gare pubbliche come opportunità per un turismo più sostenibile

Per Legambiente, l'applicazione della direttiva Bolkestein non deve essere considerata esclusivamente come un obbligo amministrativo, ma anche come un'occasione per ripensare il modello di gestione delle coste calabresi.

Le future procedure di assegnazione potrebbero consentire una verifica più approfondita delle condizioni ambientali degli stabilimenti, del rispetto delle norme e dell'impatto delle strutture sugli ecosistemi costieri.

L'obiettivo indicato dalle associazioni è promuovere un sistema fondato sulla qualità dei servizi, sulla sostenibilità degli investimenti e sulla capacità delle imprese di generare occupazione senza compromettere il patrimonio naturale.

In questo scenario, gli operatori balneari che investono nella tutela ambientale, nell'innovazione e nell'accessibilità potrebbero trovare nuove opportunità di sviluppo.

La sfida, secondo gli ambientalisti, è costruire un modello turistico capace di coniugare iniziativa economica e interesse pubblico, evitando che la valorizzazione delle spiagge si traduca in una progressiva sottrazione di spazi alla collettività.

Per la Calabria, che fonda una parte significativa della propria attrattività turistica sul patrimonio costiero, la gestione delle concessioni diventa quindi una questione strategica per il futuro del territorio.