Il "pezzotto"
Il "pezzotto"

Il “pezzotto” arretra leggermente, ma resta un fenomeno ancora molto diffuso in Italia. Secondo i dati della ricerca Fapav-Ipsos, presentata in occasione degli Stati generali della lotta alla pirateria, quest’anno il 22% della popolazione adulta ha fruito almeno una volta di Iptv illecite. Un dato in lieve calo rispetto al biennio precedente, quando la quota si attestava al 23%.

La fotografia più significativa riguarda però gli abbonati attivi. Secondo il rapporto, il 6% della popolazione con più di 15 anni utilizza servizi illegali in modo continuativo, una percentuale che corrisponde a oltre 3 milioni di italiani. Anche in questo caso si registra un calo, seppur limitato, rispetto al 2023, quando la quota era pari al 7%.

Un primo segnale positivo nel contrasto alla pirateria

Il dato viene letto come un segnale incoraggiante dagli osservatori del settore. Per la prima volta dal 2023, infatti, la quota di abbonati attivi alle Iptv illecite mostra una riduzione. Se questa tendenza dovesse consolidarsi nei prossimi anni, potrebbe confermare l’efficacia delle strategie di contrasto messe in campo contro la pirateria audiovisiva.

Il fenomeno, tuttavia, resta ampio e strutturato. La diffusione delle Iptv illegali continua a rappresentare una sfida per l’industria dei contenuti, per le piattaforme legali, per il sistema sportivo e per l’intera filiera culturale e audiovisiva. Il calo registrato non cancella dunque la portata del problema, ma indica una possibile inversione di tendenza.

Prezzi e contenuti tra le ragioni della scelta

Le motivazioni che spingono gli utenti verso il “pezzotto” sono legate soprattutto all’offerta e ai costi. Tra le ragioni principali dell’abbonamento alle Iptv illecite emerge la presenza di specifici film, indicata dal 26% degli intervistati, seguita dai costi inferiori rispetto alle offerte legali, richiamati dal 23%.

Il dato conferma come la pirateria non sia soltanto una questione tecnologica, ma anche economica e commerciale. La possibilità di accedere a contenuti desiderati a prezzi molto bassi continua a rappresentare un forte incentivo per una parte degli utenti, nonostante la natura illegale del servizio e i rischi connessi.

La consapevolezza dei danni economici e sociali

Uno degli aspetti più rilevanti del rapporto riguarda la consapevolezza degli utenti. Il 72% dei fruitori di Iptv illecite sa che questa pratica crea danni all’economia o alla società. Più della metà, il 54%, è inoltre consapevole che si tratti di un reato.

Si tratta di numeri che evidenziano una contraddizione significativa. Molti utenti conoscono le conseguenze della pirateria, ma continuano comunque a utilizzare servizi illegali. Il problema, quindi, non riguarda soltanto l’informazione, ma anche la percezione del rischio, la convenienza economica e la facilità di accesso alle piattaforme illecite.

Una battaglia che riguarda industria, utenti e legalità

La lotta alla pirateria audiovisiva resta una partita complessa. Da un lato servono controlli, tecnologie di blocco e azioni di contrasto sempre più efficaci. Dall’altro è necessario rafforzare la cultura della legalità digitale e rendere più competitivo e accessibile il mercato legale dei contenuti.

Il lieve calo del ricorso al “pezzotto” rappresenta un segnale positivo, ma non ancora sufficiente per parlare di fenomeno in ritirata. Oltre 3 milioni di abbonati attivi dimostrano che le Iptv illecite continuano ad avere una base ampia nel Paese.

La sfida dei prossimi anni sarà capire se la riduzione registrata sia l’inizio di un cambiamento stabile o solo una flessione momentanea. Il dato certo, per ora, è che la pirateria digitale resta uno dei fronti più delicati per la tutela dell’economia dei contenuti, del lavoro creativo e della legalità nel mercato audiovisivo.